La prevenzione sta assumendo un ruolo sempre più importante nell’ambito della salute. Azioni legate ad essa dovrebbero costituire la base di una corretta politica sanitaria, al fine di garantire la sostenibilità, l’equità e il carattere universalistico del Servizio Sanitario Nazionale

Questo è il messaggio che la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) ha voluto lanciare nell’ambito del convegno “La salute al primo posto: un futuro che costruiamo insieme. Il ruolo dei parlamenti nazionali nella promozione della salute e del benessere dei cittadini in Italia e in Europa”. L’evento promosso dal Sen. Francesco Zaffini si è svolto nei giorni scorsi presso il Senato della Repubblica, alla presenza di numerose figure istituzionali nazionali ed europee i rappresentanti e delle principali società scientifiche.

Il quadro tracciato dall’OMS

Durante il convegno l’OMS ha fatto il punto sullo stato di salute dei cittadini europei, presentato dal direttore regionale OMS Europa Hans Henri Kluge.

La relazione ha evidenziato un aumento delle fragilità, una maggiore incidenza dei disturbi di salute mentale, l’emergere di bisogni assistenziali sempre più complessi e un ampliamento delle disuguaglianze di accesso ai servizi sanitari. In merito a questo quadro, la SIMG ha evidenziato come il Medico di Medicina Generale sarà sempre più chiamato a farsi carico di bisogni che vanno oltre la gestione clinica della malattia, includendo il supporto all’autogestione, l’accompagnamento nelle attività quotidiane e la prevenzione delle complicanze.

«Il SSN potrà rimanere universalistico ed equo solo attraverso un deciso cambio di paradigma, che porti a considerare la prevenzione come un investimento strategico ad alto rendimento sanitario, sociale ed economico – sottolinea Alessandro Rossi, presidente SIMG – Questo cambiamento presuppone il passaggio da un modello reattivo, centrato sulla gestione della malattia, a un modello fondato sulla proattività, sulla prevenzione personalizzata e sull’incremento di salute per ogni fascia di età. Questo percorso deve partire dalla medicina di famiglia, luogo in cui questi principi trovano applicazione concreta nella pratica quotidiana. La standardizzazione degli interventi non è più sufficiente a rispondere alla complessità dei bisogni di salute della popolazione: occorre invece evolvere verso modelli di prevenzione basati sulla conoscenza dell’individuo e sulla stratificazione del rischio».

L’importanza della sanità territoriale

Ad oggi si vive più a lungo, tuttavia spesso con un numero crescente di anni in cattiva salute. La situazione implica un’attenzione crescente alle malattie croniche e all’invecchiamento della popolazione, temi per i quali è fondamentale il ruolo della sanità territoriale.

«Un presidio territoriale forte e continuativo, con percorsi integrati e una relazione fiduciaria tra medico e paziente, permette di prevenire e gestire al meglio le cronicità – sottolinea Rossi – La prevenzione, infatti, è un processo continuo, che richiede una forte integrazione tra servizi sanitari e sociali e percorsi assistenziali capaci di andare oltre la mera prescrizione farmacologica, con la programmazione di politiche ad hoc, a partire dagli screening e dalle campagne vaccinali. In questo senso, la medicina generale rappresenta l’unico presidio in grado di intercettare anche i determinanti sociali della salute, intervenendo nei contesti familiari e comunitari più fragili, dove l’isolamento sociale e la solitudine possono incidere profondamente sullo stato di salute delle persone. In questo processo, serviranno modelli organizzativi di prossimità, come le Case di Comunità e le Aggregazioni Funzionali Territoriali, capaci di adattarsi alle diverse realtà geografiche e di garantire continuità delle cure e integrazione multiprofessionale».

Il convegno ha ribadito il ruolo centrale dei Parlamenti nazionali nella promozione della salute e del benessere dei cittadini, in una prospettiva europea e di lungo periodo.

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