Il palmitato, un lipide presente nell’ambiente tumorale, può compromettere il sistema immunitario e favorire la progressione dei tumori. È quanto emerge da una ricerca coordinata dall’Università di Torino e pubblicata su Science Immunology, che ha individuato un nuovo meccanismo attraverso cui le cellule tumorali riescono a indebolire la risposta immunitaria, in particolare l’attività dei linfociti T CD8.
Lo studio, guidato dalla prof.ssa Teresa Manzo del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute dimostra che alcuni lipidi presenti nell’ambiente tumorale possono compromettere direttamente l’efficacia del sistema immunitario.
Lo studio è il risultato di una collaborazione internazionale che ha coinvolto, oltre all’Università di Torino, istituzioni scientifiche in Spagna, Belgio e Stati Uniti.
Il ruolo dei lipidi nel microambiente tumorale
Il palmitato è al centro dello studio. I ricercatori hanno osservato che questo lipide non influisce solo sulle cellule tumorali, ma agisce anche sui linfociti T CD8, cellule fondamentali per riconoscere e distruggere le cellule malate.
I risultati hanno evidenziato che, mentre il palmitato può favorire la crescita e l’adattamento delle cellule tumorali, nelle cellule immunitarie provoca invece un indebolimento profondo.
Lo studio mostra inoltre che questo processo non riguarda solo il metabolismo delle cellule T, ma anche il modo in cui vengono attivati i loro geni.
«L’esposizione al palmitato modifica infatti i meccanismi che regolano l’attività genetica dei linfociti T, spegnendo programmi essenziali per la loro attivazione e per la capacità di attaccare le cellule cancerose», spiega Teresa Manzo.
I risultati aprono nuove prospettive per comprendere meglio il rapporto tra alimentazione, sistema immunitario e sviluppo dei tumori. Comprendere come l’ambiente che circonda il tumore influenzi le difese dell’organismo potrebbe contribuire, in futuro, allo sviluppo di terapie sempre più mirate, capaci di rafforzare l’azione delle cellule immunitarie contro il cancro.
Studio



