La calcolosi urinaria è una patologia piuttosto frequente, che interessa tra l’1% e il 10% degli adulti in Italia e nei paesi industrializzati. Il rischio di svilupparla cresce con l’età, raggiungendo il picco tra i 55 e i 60 anni. Rappresenta una delle cause più comuni di visita urologica, con una prevalenza tra i pazienti urologici dell’1-15%. Alla base del disturbo vi è la precipitazione di sali normalmente disciolti nelle urine: questo fenomeno porta alla formazione di piccoli cristalli nel rene (noti anche come “renella” o “sabbia renale”) che tendono ad aggregarsi e crescere progressivamente, fino a diventare calcoli di dimensioni variabili, da pochi millimetri fino a diversi centimetri. La maggior parte dei calcoli è composta da sali di calcio, in particolare ossalato di calcio e fosfato di calcio (calcolosi calcica, 60-85%). Tra i calcoli privi di calcio, si trovano quelli di acido urico (10-20%), di struvite o fosfato ammonio-magnesiaco (10-15%) e, più raramente, di cistina (circa 1%).

Le tipologie

Il tipo di urolitiasi più comune è quello caratterizzato dalla formazione di cristalli di ossalato di calcio (CaOx). I calcoli di ossalato di calcio si riscontrano con maggiore frequenza nei pazienti più giovani, mentre quelli misti e quelli composti da acido urico tendono a presentarsi in età più avanzata. La loro formazione avviene in un periodo che può variare da due a cinque anni. Nella maggior parte dei casi (circa l’80%), i calcoli non superano i 5 mm di diametro e vengono espulsi spontaneamente attraverso le vie urinarie. Tuttavia, quando il calcolo raggiunge dimensioni maggiori, può bloccare il passaggio in tratti come l’uretere e provocare un dolore acuto e improvviso nella regione lombare, noto come colica renale.

Come si sviluppa

La calcolosi delle vie urinarie si sviluppa su basi fisiopatologiche complesse e presenta un’eziologia di tipo multifattoriale. Tra i principali fattori predisponenti si annoverano le malattie metaboliche, come il diabete e l’obesità, e le patologie infiammatorie croniche dell’intestino, tra cui la celiachia e il morbo di Crohn. Possono contribuire anche malattie di origine genetica o metabolica, come l’iperossaluria e l’ipercalciuria. L’iperparatiroidismo, caratterizzato da una produzione eccessiva di paratormone (PTH) — ormone coinvolto nella regolazione di calcio e fosforo nel sangue — rappresenta un ulteriore elemento di rischio. Anche alcune malattie renali, ad esempio l’acidosi tubulare renale o le malformazioni anatomiche delle vie urinarie, insieme a infezioni urinarie ricorrenti, possono favorire la formazione di calcoli.

Fattori scatenanti

La formazione dei calcoli urinari è frequentemente associata a una scarsa diluizione delle urine, spesso conseguente a un apporto idrico insufficiente. Anche l’alimentazione riveste un ruolo determinante, in particolare quando risulta ricca di proteine animali. Un altro fattore rilevante è la carenza di sostanze come i citrati di potassio e il magnesio, che normalmente ostacolano la cristallizzazione e la crescita dei calcoli, agendo come inibitori naturali. La predisposizione familiare rappresenta un ulteriore elemento di rischio: chi ha una storia di calcolosi renale in famiglia è più esposto alla possibilità di sviluppare tale patologia. Si stima che circa il 75% dei pazienti cosiddetti stone formers possa incorrere in una recidiva nel corso della propria vita, e che il 50% sviluppi un nuovo calcolo entro dieci anni (T. Cai et al., 2021).

Per questa ragione, è essenziale adottare strategie terapeutiche mirate alla prevenzione, che includano modifiche dello stile di vita, correzioni dietetiche e un’adeguata idratazione quotidiana.

La conoscenza della composizione del calcolo e di determinati parametri urinari risulta basilare  per una adeguata impostazione terapeutica, che deve avere come obiettivo la riduzione al minimo della precipitazione dei sali urinari in causa e/o l’aumento delle sostanze che ne prevengono la precipitazione (Fondazione Veronesi). 

Approccio fitoterapico

Secondo la Commissione E della sanità tedesca, per chi soffre di calcolosi renale o renella è utile seguire regolarmente una “terapia diluente” basata sull’uso di piante medicinali con proprietà diuretiche. Queste piante aiutano a rimuovere le piccole concrezioni e rallentano il processo di crescita dei calcoli urinari. La cura andrebbe ripetuta periodicamente per ottimizzare i suoi effetti benefici. Scrivono a questo proposito Schultz V. et al. (2003): “…sembra che aumentare l’uscita di urina iposmolare sia un sistema efficace per ripulire il tratto urinario dai batteri, dai nuclei di cristallizzazione e da altri agenti infiammatori, proteggendo in tal modo l’epitelio danneggiato”. 

Le piante medicinali utilizzate nel trattamento della calcolosi urinaria non si limitano all’effetto diuretico, ma offrono un’ampia gamma di azioni grazie alla presenza di principi attivi capaci di intervenire nei diversi momenti della formazione della litogenesi. I ricercatori sono concordi, infatti, nel  ritenere che  “il principale meccanismo nella gestione dell’urolitiasi da parte di varie piante medicinali  include un’attività diuretica, antispasmodica e antiossidante, così come un effetto inibitorio sulla cristallizzazione, nucleazione e aggregazione dei cristalli…” (Mina Cheraghi Nirumand et al.,2018).   Tra gli ulteriori benefici si annoverano effetti antiossidanti, antinfiammatori, analgesici, antispasmodici e antisettici. La consultazione della letteratura fitoterapica, antica e moderna, conferma come determinati piante medicinali tornino ricorrentemente tra le soluzioni più adottate per contrastare la calcolosi urinaria. È interessante notare anche  come la stessa pianta venga spesso impiegata con successo nel trattamento di diverse forme di litiasi renale, come nel caso della calcolosi uratica e di quella calcica, nonostante i differenti meccanismi fisiopatologici alla base. Queste piante, spesso appartenenti a specie botaniche diverse, sono conosciute con il nome popolare di “spaccapietra” (stone-breaker) e si sono affermate nel tempo per la loro efficacia nel prevenire e trattare la calcolosi urinaria, un valore confermato sia dall’impiego tradizionale sia dai risultati ottenuti. 

Ceterach officinarum Willd 

Si tratta di una piccola felce cara alla medicina popolare che la utilizzava come pettorale (in caso di tosse) e, in particolare, come depurativo, diuretico e in caso di disuria causata dalla presenza nell’urina di renella, nelle infiammazioni della vescica, nella congestione pelvica. L’infuso, e in particolare il decotto delle parti aeree, sono considerati efficaci in caso di calcolosi da ossalati di calcio. Le linee guida del Ministero della Salute segnalano le seguenti indicazioni:  Drenaggio dei liquidi corporei. Funzionalità delle vie urinarie. Fluidità delle secrezioni bronchiali.» (Ministero della Salute –  DM 10 agosto 2018).  Nel fitocomplesso sono presenti composti fenolici (acido clorogenico – acido caffeico ), flavonoidi, tannini, mucillagini, acidi organici. L’elevata concentrazione di composti fenolici e flavonoidi conferisce al fitocomplesso un marcato potenziale antiossidante, in grado di mitigare lo stress ossidativo indotto dall’esposizione a sali litogeni.

Questi ultimi favoriscono la generazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), molecole altamente instabili che possono compromettere l’integrità dell’urotelio attraverso meccanismi citotossici e pro-infiammatori. Studi in vitro (estratto acquoso – modello in vitro di enterociti intestinali umani) hanno dimostrato anche un effetto importante sulla cinetica di cristallizzazione dell’ossalato di calcio (inibizione crescita e aggregazione, ecc.) e sulla morfologia dei cristalli urinari, grazie alla modificazione della loro struttura. Questi cambiamenti riducono l’affinità dei cristalli per le membrane cellulari renali, diminuendo la loro capacità di aderire a queste. Di conseguenza, i calcoli diventano più facili da eliminare attraverso il tratto urinario: ciò contribuisce alla loro espulsione naturale e alla prevenzione di complicazioni. I ricercatori, inoltre, hanno evidenziato al microscopio ottico che l’estratto acquoso promuove la formazione di cristalli di ossalato di calcio diidrato (COD) invece che monoidrato (COM). I COD risultano più piccoli e “hanno meno probabilità di aderire ed essere trattenuti dalle superfici delle cellule renali rispetto ai cristalli di COM, e quindi causano meno danni alle cellule epiteliali tubulari”(R. De Bellis. M.P.Piacentini   et al.,2019).

Avvertenze: mancano studi clinici che confermino l’azione terapeutica e la sicurezza d’uso. Evitare l’uso in gravidanza e allattamento e sotto i 12 anni. La tradizione popolare segnala un’azione emmenagoga. Posologia: Infuso: 1 cucchiaino di foglie essiccate e triturate  in una tazza d’acqua bollente, infondere  per 10 minuti e bere 2-4 tazze al giorno; aromatizzare con anice o menta. Decotto: 4 cucchiai della droga  sminuzzata per litro di acqua fredda, far bollire lentamente per 5 minuti; filtrare e bere 2-3 tazze al giorno. Estratto secco (tit.1% in flavonoidi): 1 cps 3 volte al dì. Assumere con acqua. T.M.: 50 gocce, diluite in acqua, 2 o 3 volte al giorno.

Phyllanthus niruri L. 

Questa pianta erbacea, chiamata Chanca piedra in Sud America e bhumyamalaki nella tradizione ayurvedica, è utilizzata anche nella medicina tradizionale cinese e indonesiana. Le sue applicazioni principali includono l’uso come diuretico, disinfettante del tratto urinario e come epatoprotettore. Inoltre, è particolarmente indicata per il trattamento della calcolosi da ossalato di calcio e di altri tipi di calcolosi. Le linee guida del Ministero della Salute segnalano  le seguenti indicazioni: «Funzione epatica. Metabolismo di carboidrati. Funzionalità apparato urinario.» (Ministero della Salute –  DM 10 agosto 2018). Nel fitocomplesso sono presenti flavonoidi ad azione antispasmodica, antiflogistica  e antiossidante; lignani (fillantia e ipofillantina) che manifestano azione antiepatotossica e uricosurica;  triterpeni e in particolare il lupeolo,  in grado di inibire la l’aggregazione dei cristalli di CaOx e la citotossicità da loro indotta; polifenoli e bioflavonoidi  in grado di inibire la xantino-ossidasi, enzima che catalizza la trasformazione dell’ipoxantina in xantina e di quest’ultima in acido urico (l’acido urico si forma dalle purine tramite la xantino-ossidasi). La ricerca ha segnalato anche che la pianta interferisce in molti stadi della formazione dei calcoli (vedi: Ceterach officinarum Willd). Sono stati evidenziati, inoltre, significativi effetti antiossidanti in grado di “modulare positivamente le alterazioni metaboliche correlate con le alterazioni fisico chimiche dell’ambiente urinario” (Pucci N.D.et al.,2018).  

Questi effetti contribuiscono a contrastare i processi di nucleazione e aggregazione che sono alla base della formazione dei calcoli urinari. I ricercatori hanno evidenziato che i glicosaminoglicani, liberati in maggiore quantità, vengono incorporati nei calcoli urinari, formando un rivestimento proteico. Questo rivestimento ostacola l’aggregazione dei cristalli, indebolendone la struttura. Questo processo conferisce ai calcoli una maggiore friabilità, favorendone la disgregazione e facilitando l’eliminazione spontanea di frammenti o di concrezioni di ridotte dimensioni. Gli effetti benefici a livello clinico possono essere messi in relazione, inoltre,  al rilassamento ureterale che contribuisce all’eliminazione dei calcoli o dei frammenti dopo litotripsia. Complessivamente, questi studi suggeriscono un effetto preventivo soprattutto in caso di calcolosi da ossalato di calcio. Alle foglie, infine,  la tradizione attribuisce proprietà ipoglicemizzanti ma gli studi farmacologici e  clinici in merito sono ancora carenti. 

Avvertenze: ad oggi non sono stati rilevati effetti avversi renali, cardiovascolari, neurologici o tossici. Evitare, comunque, in gravidanza e allattamento in quanto mancano dati certi sulla sua sicurezza d’uso. Gli studiosi consigliano ulteriori studi e approfondimenti. Posologia:   Infuso: 1-2g in 100 g di acqua bollente; infusione 10-15 minuti, bere 2-3 tazze al giorno ; Decotto: 2 cucchiaini da té di foglie essiccate per tazza d’acqua. Fare una decozione di 10 -15 min. a fuoco dolce. Bere 2 tazze al giorno; Estratto secco (titolato al 3-10% in tannini totali).Assumere con abbondante acqua.

Elymus repens (L.) Gould ( = Agropyrum repens L.) 

Questa pianta, riconosciuta per le sue proprietà diuretiche ed emollienti, è tradizionalmente utilizzata nel trattamento delle infiammazioni che colpiscono l’apparato genito-urinario. La sua azione favorisce il sollievo dai sintomi associati a tali disturbi e contribuisce anche al benessere generale del sistema urinario. Nel rizoma della gramigna sono presenti minerali, saponine, ecc. e un olio essenziale composto per il 95 % da agropirene, dotato di proprietà antibatteriche (azione antiadesiva). La monografia della Commissione E del BfArM afferma che la pianta può essere impiegata in caso di infiammazioni delle vie urinarie e nella prevenzione della litiasi.

Avvertenze: non sono segnalati effetti secondari e tossici alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia una particolare sensibilità individuale. Come per tutte le piante ad azione diuretica, prestare attenzione alla contemporanea assunzione di farmaci diuretici (possibile sommazione d’effetto). Evitare l’uso in caso di edema periferico causato da insufficienza cardiaca o renale. Posologia: Decotto: 1 cucchiaino di droga per tazza di acqua a bollore, 10 minuti di ebollizione; filtrare e bere più tazze al dì (6-9 g/die, in decozione – Commissione E del BfArM). Nota: Il sapore del decotto è assai amaro. Dopo un minuto di ebollizione si può buttare il liquido per sostituirlo con uno stesso quantitativo di acqua e riprendere l’ebollizione: si ottiene così un decotto meno amaro; T.M.: 40 gocce, diluire in un bicchiere di acqua, 3 volte al dì.

Numerose sono, comunque, le piante medicinali  segnalate nel trattamento preventivo della litiasi urinaria ad esempio, EMA (European Medicines Agency ) riporta  per Ononis spinosa L., Orthosiphon stamineus Bentham, Solidago virga aurea L. Oltre a queste sono segnalate Asparagus officinalis L. (Asparago), Betula spp. (Betulla), Equisetum arvense L. (Equiseto), Parietaria officinalis L.( Parietaria; Erba vetriola), Physalis alkekengi L. (Alkekengi),   Ruscus aculeatus L. (Pungitopo), Taraxacum officinale Weber (Tarassaco), Tilia platyphyllos L. (Tiglio) , Zea mays L (Mais), ecc. Alcune di queste specie vegetali risultano particolarmente interessanti anche per il contenuto in minerali come potassio e magnesio, noti per il loro effetto inibitorio nei confronti della cristallizzazione e della crescita dei calcoli urinari.

I rimedi gemmoterapici 

In Gemmoterapia possono essere consigliati:

Fagus sylvatica MG 1DH: gemmoderivato dotato di una efficace attività diuretica, mostra un’azione favorevole nella nefrolitiasi, in particolare nella prevenzione. Per un’attività ottimale viene spesso associato a Linfa di betulla 1 DH o a Juniperus communis M.G.1DH.  

Juniperus communis MG 1DH: grazie alla proprietà drenante, in grado di eliminare le scorie metaboliche, agisce favorevolmente in caso di litiasi renale, in particolare nelle forme da ossalati di calcio (P.Henry) e nell’iperuricemia.  La stimolazione della diuresi, unitamente all’incremento della funzionalità epatica, porta, infatti, ad un’azione sul ricambio generale che si traduce in una aumentata eliminazione di scorie da parte dell’organismo e quindi ad un alleggerimento del distretto epato-renale.  

Linfa di betulla 1 DH: conosciuta anche come Betula verrucosa linfa 1DH o Sève de Bouleau 1DH,  rientra tradizionalmente nelle prescrizioni della Gemmoterapia anche se non si tratta né di un macerato glicerico né di un gemmoderivato. La linfa, infatti, non è un tessuto embrionale e anche le modalità di preparazione sono diverse da quelle usate per preparare i gemmoderivati. La linfa di betulla, ricca in potassio, ha come principali proprietà, l’attivazione della diuresi e l’eliminazione delle scorie metaboliche, colesterolo ed acido urico in particolare: manifesta pertanto una spiccata attività diuretica e uricolitica, che la rende un ottimo drenante generale per l’organismo, specialmente se viene associata ad altri gemmoderivati specifici (Fagus sylvatica, Juniperus communis).   

Vaccinium vitis idaea MG 1DH: in virtù del suo spiccato organotropismo intestinale e all’azione antiflogistica concorre a diminuire l’assorbimento intestinale di ossalato di calcio. Spesso, infatti, nelle malattie infiammatorie croniche dell’intestino può manifestarsi un aumentato assorbimento di ossalati. I giovani getti del Vaccinium vitis idaea, inoltre, grazie all’attività disinfettante a livello dell’apparato urinario ed intestinale rappresentano un rimedio specifico nel trattamento delle cistiti a ripetizione.  

La posologia consigliata per i singoli gemmoderivati  è di 30-50 gocce  diluite in mezzo bicchiere di acqua da assumere generalmente, 1-2 volte al giorno.

Litiasi renale-renella 

Linfa di Betulla 1DH, 30-50 gocce, diluire in acqua, 15 minuti prima prima di colazione e/o cena 

Fagus sylvatica  MG 1DH, 30-50 gocce, diluire in acqua, 15 minuti prima di pranzo

(cicli di 20 giorni al mese per almeno 3 mesi)

Litiasi renale – renella (ossalati di calcio)

Juniperus communis MG 1DH, 30-50 gocce, diluire in acqua, 15 minuti prima di colazione 

Fagus sylvatica MG 1DH *, 30-50 gocce, diluire in acqua,15 minuti prima di pranzo e cena

*oppure Vaccinium vitis idaea MG 1DH

(cicli di 20 giorni al mese per almeno 3 mesi)

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