La regolamentazione degli integratori alimentari in Europa rappresenta una delle principali sfide in ambito di salute pubblica, soprattutto per quanto riguarda la definizione di limiti massimi sicuri ed efficaci di vitamine e minerali.

In assenza di armonizzazione negli Stati membri dell’Unione Europea, è, infatti, difficoltoso garantire un apporto adeguato di micronutrienti essenziali, prevenendo al contempo assunzioni eccessive che potrebbero causare effetti avversi.

Su questa base ricercatori italiani hanno proposto un nuovo modello europeo, per definire in maniera chiara le dosi massime giornaliere ad esempio di vitamine e minerali contenuti in questi prodotti, su basi scientifiche. La proposta supera atteggiamenti “prudenziali” che potrebbero inficiare l’azione terapeutica degli integratori, che consideri la popolazione adulta sana come standard di riferimenti, che tenga conto di popolazioni fragili quali anziani e bambini e molte altre variabili. Lo studio su Archives of medical science.

L’assunto

Manca ancora, a livello europeo un quadro normativo armonizzato che stabilisca limiti massimi uniformi per i micronutrienti in tutta l’Unione. Tuttavia, sarebbe prioritario e necessario per tutelare da un lato i consumatori da potenziali rischi, di scarsa o eccessiva assunzione, ma garantire che questi prodotti possono svolgere la loro funzione fisiologica, ad esempio sopperire a carenze o fabbisogni nutrizionali, non raggiunti con l’alimentazione. Ciò partendo dal fatto che i micronutrienti sono essenziali per la vita, ma non privi di effetti collaterali, anche importanti, se assunti in modalità fai-da-te e in quantità troppo elevate. La questione è dunque di salute pubblica.

L’assenza di una normativa europea condivisa sugli integratori alimentari fa sì che gli Stati membri, adottino misure e valutazioni proprie, in relazione alla popolazione target o ad altri parametri e politiche autonome.

Pertanto un prodotto considerato perfettamente sicuro e conforme in un Paese potrebbe non esserlo in un altro o un integratore ottimale per uno Stato membro potrebbe apportare anche molto più del consentito in un altro e così via. L’Italia è tra i Paesi dotati di elenco dei limiti massimi di vitamine e minerali permessi negli integratori, che vengono periodicamente aggiornati dal Ministero della Salute.

Atteggiamenti prudenziali

Su questo scenario, inoltre, possono agire e pesare approcci troppo prudenziali. In mancanza di una chiara normativa vigente, la tendenza da parte di alcune istituzioni sanitarie è quella di dare più attenzioni agli aspetti di potenziale tossicità del prodotto, scaturita nella produzione di integratori sicuri, ma nutrizionalmente irrilevanti o inefficaci ai bisogni effettivi.

Atteggiamenti cautelativi a scapito soprattutto delle fasce di popolazione che ne fanno maggiore ricorso o che ne hanno maggiore necessità: gli anziani, persone che seguono diete di esclusione come i regimi vegani o vegetariani non bilanciati per i quali il rischio reale non è il sovradosaggio, ma la carenza.

Gli UL

I Tolerable Upper Intake Levels (UL), ovvero i massimi livelli di assunzione giornaliera complessiva che non presentano rischi per la salute, benché costituiscano un parametro di riferimento per la sicurezza, presentano limiti intrinseci se applicati rigidamente alla regolamentazione degli integratori.

A differenza dei livelli minimi raccomandati, che si basano su dati oggettivi di carenza, gli UL considerano ampi margini di sicurezza così da “rispondere” alle incertezze scientifiche. Gli autori dello studio, sottolineano però che il problema nasce quando i modelli regolatori, come quello dell’Istituto Federale Tedesco (BfR), utilizzano sottogruppi non rappresentativi estesi alla popolazione generale, senza inoltre considerare che l’uso degli integratori è spesso occasionale e non continuativo. Pertanto regole restrittive che rischiano di compromettere il ruolo fisiologico dei prodotti, sarebbero del tutto ingiustificate.

Il nuovo modello europeo

Su queste basi e considerazioni deriva la proposta dei ricercatori italiani, autori dello studio di studiare e implementare un modello europeo di calcolo che integri in modo equilibrato sicurezza e nutrizione. Nello specifico suggeriscono un modello che non faccia riferimento solo alla distanza tra l’assunzione massima (95° percentile) e l’UL, ma anche alla distanza tra l’assunzione più bassa registrata (5° percentile) e l’apporto raccomandato.

Questo approccio valutativo garantisce che l’integratore contenga la quantità utile di micronutrienti per contribuire all’assunzione giornaliera, svolgendo la specifica azione fisiologica. La proposta prevede, inoltre, l’uso della popolazione adulta sana come riferimento standard, la gestione separata delle esigenze specifiche dei bambini, con approccio che non sono sovrapponibili a quelli degli adulti né adattabili su questi; una nuova valutazione degli alimenti fortificati, intesi come sostituti di altri cibi e non come addizioni pericolose alla dieta.

Ogni sforzo, nell’auspicio degli autori, va rivolto alla finalizzazione di un equilibrio normativo in cui integratori possano ottemperare al loro ruolo di supporto alla salute pubblica in modo efficace, mirato e sicuro.

Fonte
Marangoni F, Fogacci F, Cicero AFG et al. Definition of maximum daily amounts of vitamins and minerals allowed in food supplements: scientific rationale and European regulatory frameworks. Arch Med Sci, 2025, 21(5):2020-2029. DOI: https://doi.org/10.5114/aoms/207235

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