Articolo a cura di Franco Mastrodonato, presidente SIMeB – Società Italiana di Medicina Biointegrata

Il 21 e 22 marzo 2026, nella città di Jesi, si terrà il Meeting Nazionale della SIMeB, Società Italiana di Medicina Biointegrata, dal titolo “RIGENERA – L’approccio alle Malattie Degenerative in Medicina Biointegrata”.

Il titolo scelto non è un semplice richiamo suggestivo, né puramente evocativo.
Parlare di rigenerazione in ambito clinico significa interrogarsi sul senso profondo della cura, sul significato della malattia e sul modo in cui la medicina interpreta il rapporto tra vita, patologia e processo terapeutico.

Le malattie degenerative rappresentano oggi una delle principali sfide della medicina contemporanea. L’allungamento della vita media, la cronicizzazione delle patologie, l’impatto, spesso nocivo, degli stili di vita e dei fattori ambientali, hanno determinato un incremento progressivo di quadri clinici complessi: malattie neurodegenerative, cardiovascolari, oncologiche, metaboliche, osteoarticolari, infiammatorie croniche intestinali.

La medicina convenzionale ha risposto a questa sfida con strumenti sempre più sofisticati: diagnosi sempre più accurate, tecnologie diagnostiche avanzate, terapie farmacologiche mirate, protocolli terapeutici standardizzati. Grazie a tali strumenti, è stato possibile migliorare la sopravvivenza, controllare i sintomi e rallentare l’evoluzione di molte patologie.

Tuttavia, nella pratica clinica quotidiana, emerge un limite che non è soltanto tecnico, ma epistemologico. La malattia viene spesso interpretata come un evento localizzato, il paziente come portatore di una patologia, la terapia come intervento correttivo su un parametro alterato.
La clinica rischia così di ridursi a un’applicazione di protocolli, mentre la complessità del vivente resta sullo sfondo.

Claude Bernard, padre della fisiologia moderna, affermava che «la vita è una creazione continua».
Questa affermazione non è soltanto una intuizione filosofica, ma un principio biologico: la vita è processo, dinamica, trasformazione.
Se la vita è creazione continua, allora anche la malattia e la guarigione devono essere comprese come processi, non come eventi isolati.

Nel linguaggio medico corrente, il concetto di rigenerazione viene spesso limitato alla capacità di alcuni tessuti di ripararsi o rinnovarsi.
Nel contesto della Medicina Biointegrata, rigenerare significa qualcosa di più: significa sostenere l’organismo nella sua capacità di riorganizzare, riequilibrare e integrare le diverse dimensioni della vita biologica, strutturale e psichica.

Qui si manifesta una differenza sostanziale tra due modi di intendere la clinica. La medicina convenzionale osserva la malattia attraverso parametri misurabili, dati strumentali, evidenze statistiche. Opera per compartimenti: organi, apparati, funzioni.
Il paziente viene spesso inserito in categorie nosologiche che consentono l’applicazione di protocolli terapeutici efficaci sul piano statistico, ma non sempre adeguati alla singolarità della persona.

La Medicina Biointegrata, senza rinunciare al rigore scientifico, propone una prospettiva diversa: la malattia non è solo un dato biochimico o un’immagine radiologica, ma l’espressione di una disarmonia globale; la diagnosi non è soltanto identificazione di un deficit, ma comprensione di un processo; la terapia non è solo correzione di un parametro, ma accompagnamento di una trasformazione.

In questa prospettiva, il clinico non è un semplice esecutore di protocolli, ma un interprete della complessità. Il paziente non è un caso clinico, ma una storia biologica e biografica, un sistema vivente unico e irripetibile, in continua evoluzione.

La medicina basata sulle evidenze ha rappresentato una conquista importante e rimane un riferimento imprescindibile.
Tuttavia, il dato oggettivo, per quanto necessario, non può esaurire il senso della clinica.
Quando il dato diventa l’unico criterio di interpretazione, la cura rischia di trasformarsi in un atto tecnico, privo di comprensione del processo vitale.

Il Meeting SIMeB “RIGENERA” nasce proprio dall’esigenza di riportare la clinica a una visione più ampia e integrata. Ogni tema verrà affrontato secondo una prospettiva che considera la dimensione biochimica, strutturale, psicologica ed energetica come aspetti interconnessi di un’unica realtà biologica, affinché la malattia degenerativa possa essere compresa non come semplice deterioramento organico, ma come esito di un processo complesso.

Rigenerare, in questa ottica, non significa negare la degenerazione, ma comprenderne il senso;
non significa promettere di eliminarla, ma intervenire sulle condizioni che la generano;
non significa opporsi alla scienza, ma ampliarne l’orizzonte interpretativo.

Se la vita è una creazione continua, come affermava Bernard, allora il compito della medicina non può limitarsi a contenere il danno, ma deve mirare a sostenere il processo vitale nella sua globalità.
La rigenerazione diventa così un criterio clinico, un orientamento terapeutico e una chiave di lettura della malattia.

La Medicina Biointegrata, ponendo al centro la persona nella sua unità biologica, strutturale e psichica, integrando le diverse forme di sapere medico in una metodologia coerente, intende restituire alla clinica la sua dimensione originaria: quella di un’arte che non si limita a correggere la patologia, ma accompagna la vita nel suo processo di trasformazione.

RIGENERA non è dunque soltanto un titolo suggestivo, ma una proposta di riflessione clinica e culturale. È un invito a superare la logica del semplice contenimento del danno per aprirsi a una concezione più ampia della cura, in cui la rigenerazione non è un’utopia, ma una possibilità concreta quando la clinica riesce a cogliere la complessità del vivente.

In un’epoca in cui la medicina rischia di identificarsi con la sola dimensione tecnica, la Medicina Biointegrata propone un ritorno alla clinica come luogo di sintesi tra scienza, esperienza e comprensione della vita.

RIGENERA diventa così il tema e il format del Meeting SIMeB 2026:
non solo per interrogarsi sulle malattie degenerative, ma per ripensare il significato stesso del curare.

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