La tecnologia è un elemento sempre più pervasivo della nostra quotidianità che ha contribuito in modo significativo a semplificare la nostra vita; tuttavia, l’uso sconsiderato ovvero l’abuso dei nuovi device può esporre, in particolare i più giovani, a conseguenze drammatiche, con ripercussioni sulla salute mentale e sulla loro vita psico-relazionale.
Alcuni dati allarmanti
Per inquadrare meglio il fenomeno occorre partire dai dati: il 95% degli adolescenti possiede uno smartphone, utilizzandolo fino a 8 ore su base quotidiana; il 40% ne fa uso anche nelle ore notturne. Questo ‘abuso’ si traduce in: alterazione del ritmo circadiano, stanchezza, disattenzione e scarso rendimento scolastico, associato, nei casi più gravi a fenomeni di rabbia, crisi di astinenza e isolamento sociale. Alla luce di tutto questo, l’Intergruppo Parlamentare Prevenzione e Riduzione del Rischio, ha promosso il 18 giugno a Roma una conferenza stampa sul tema per accendere un faro sull’emergenza e proporre un patto tra istituzioni, esperti scuola e famiglie e un decalogo rivolto ai genitori per preservare la salute digitale dei propri figli. Per comprendere meglio le dinamiche in atto, le possibili strategie da mettere in campo e l’impegno della pediatria, abbiamo approfondito l’argomento con Giuseppe Ducci, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale Roma 1 e con Osama Al Jamal, Segretario Nazionale della Tesoreria FIMP – Federazione italiana Medici Pediatri e segretario regionale SIP – Società Italiana di Pediatria.
Un periodo di trasformazione
«Per capire cosa sta accadendo tra gli adolescenti occorre partire da una premessa:
ci troviamo in una fase di grande trasformazione della fenomenologia psichiatrica per cui rimanere legati a vecchie configurazioni oggi non è più adeguato» ha spiegato Ducci, per quindi proseguire: «I disturbi mentali ci sono, come ci sono sempre stati, in particolare quelli del neuro-sviluppo; tuttavia, alcuni eventi ambientali – essenzialmente 3 – hanno modificato in modo significativo l’espressione dei disturbi: l’epidemia di sostanze stupefacenti stimolanti che dal post AIDS si sono sostituite all’eroina; il crollo del prezzo dei telefonini nel 2013, elemento questo che ha impattato profondamente sulla diffusione tra i giovani condizionando le loro modalità relazionali; il Covid-19 che, con lockdown e DAD, ha avuto un impatto devastante sui ragazzi, esacerbando problemi già presenti».

Alla base una crisi delle relazioni
La “dipendenza da smartphone” rappresenta tuttavia «solo la punta dell’iceberg di un problema molto più profondo, che riguarda la qualità delle relazioni umane, in particolare quelle affettive ed educative, e si manifesta già nelle prime fasi della vita, con madri che sempre più spesso chattano mentre allattano. Un elemento questo che mina alle fondamenta la sintonizzazione affettiva che si costruisce attraverso lo sguardo e la condivisione, impattando negativamente sulle capacità di resilienza del soggetto. In adolescenza il problema si aggrava, in quanto la sintonizzazione emotiva, alla base della regolazione affettiva, è stata progressivamente sostituita dalla connessione. I social hanno portato ad una iper-connessione, a scapito però della sintonizzazione emotivo-affettiva che, sia in fase precoce sia dopo la pubertà, determinano una disregolazione sul piano delle emozioni e dell’affettività» ha enfatizzato il Direttore del Dipartimento di Salute mentale Roma1. «In questo scenario la pandemia ha avuto un impatto devastante, sottraendo ai ragazzi un contesto fondamentale di regolazione e co-regolazione rappresentato dalla scuola, con un inevitabile accentuarsi di problemi già esistenti. I ragazzi si sono rintanati nei social come unica modalità di comunicazione, non carica di emozioni e affetti, ma di rabbia e violenza».
La crisi delle principali istituzioni
In tutto questo si riscontra una grave crisi di scuola e famiglia, che dovrebbero ‘indicare la strada’. «Nella famiglia mancano i momenti di aggregazione; in più è venuta meno la funzione normativa, prevalentemente incarnata dal padre, ma non soltanto». I genitori di oggi sono preoccupati di ottenere l’approvazione dei figli e soddisfare qualsiasi loro esigenza pur di renderli felici. Tuttavia, appagare qualsiasi loro bisogno senza alcuna selezione elimina la dimensione del desiderio che rappresenta il motore principale della vita. Dall’altra parte la scuola non ha alcuna capacità di cogliere la complessità del momento. «Quello che vediamo, soprattutto in scuole medie e superiori, che rappresentano i momenti maggiormente a rischio, è che la scuola continua ad utilizzare modalità operative superate continuando a lavorare sulle conoscenze invece che sulle competenze e proponendo una versione solamente ‘libresca’: addirittura l’ora di educazione fisica si fa sui libri piuttosto che correndo o saltando… I ragazzi vanno appassionati e coinvolti, ma non c’è nessuna capacità di farlo, né da parte dei genitori, né da parte degli insegnanti».
Anticipazione dei disturbi e della sessualità
In tutto ciò i ragazzi sviluppano tutto sempre più precocemente. «I DCA arrivano già a 12 anni: c’è anche un’anticipazione della sessualità, con una sessualizzazione della vita che è solo meccanica, cui non corrisponde una crescita emotiva». Si assiste poi ad un’esplosione dei fenomeni di rabbia, quasi da videogioco. «I ragazzi oggi non sono capaci di regolare le proprie emozioni, in nessun modo, passando dalla tranquillità alla rabbia senza alcuna modulazione, e con un immediato passaggio all’atto».
Ricostruire dinamiche relazionali
In questa situazione una soluzione può essere offerta solo da una ricostruzione di dinamiche relazionali, a partire dallo sport che favorisce il senso di appartenenza al gruppo. Il problema è che molti sport hanno una concezione precocissima dell’aspetto agonistico, a scapito della formazione fisica, con una attenzione eccessiva al risultato. «C’è un’attenzione troppo precoce alla performance, per cui chi non è all’altezza resta in panchina; una dinamica quest’ultima che, dovrebbe esser proibita almeno fino ai 15 anni, privilegiando, invece, formazione e benessere, mentale e fisico. Si dovrebbe inoltre tornare a fare tornei studenteschi in rappresentanza della scuola, come un tempo. Ma scuola e sport si sono purtroppo allontanati e le principali agenzie che dovrebbero favorire uno sviluppo armonico dei ragazzi, risultano fallimentari».
I disturbi mentali specchio della società
Ai ragazzi di oggi mancano prospettive e ideali in cui credere e in cui riconoscersi. «E per i disturbi mentali, che sono lo specchio della società, è un brutto periodo. Come Primario, da 28 anni, del reparto psichiatrico del San Filippo Neri di Roma, ho una fotografia molto immediata delle cose. Per i disturbi psichiatrici l’età media oggi è bassissima, l’uso di sostanze la regola, ma c’è anche un’‘erranza del sintomo’; ci sono persone che non riescono neppure a strutturarsi in una sintomatologia precisa, talmente inconsistenti da presentare una mutevolezza estrema della loro psicopatologia. Questo clima di malessere e scarsa comunicazione viene oggi amplificato dai social. Noi abbiamo messo in campo diverse iniziative: tra gli ultimi un progetto sulla solitudine, uno sugli stili di vita nelle scuole, ma a volte è molto frustrante» ha concluso Ducci.
Dipendenza da smartphone e prospettiva dei pediatri
«Esiste una situazione preoccupante di cui siamo testimoni come pediatri di famiglia, trasversale a tutti i target da 0 a 16 anni connessa alla dipendenza da smartphone, che ci ha spinto a mettere in campo una serie di progettualità, di cui l’ultima relativa al target 0-3 anni, che ci ha restituito la fotografia di una situazione poco adatta alle esigenze educative dei bambini» ha spiegato Al Jamal, Segretario Nazionale della Tesoreria FIMP – Federazione italiana Medici Pediatri e Segretario regionale SIP – Società Italiana di Pediatria. «Per quanto la fascia maggiormente colpita dal fenomeno sia quella preadolescenziale e adolescenziale, il problema su più ampia scala interessa tutta l’età pediatrica anche se in modo diverso e con differenti conseguenze». Con ‘il bilancio di salute digitale’ si intendono valutare le possibili conseguenze sulla salute fisica, psichica e psico-relazionale del bambino. Questo strumento è stato utilizzato in 3 studi: quello condotto in Sardegna sulla popolazione generale; in Emilia Romagna, tuttora in corso, focalizzato sul target 0-3 anni e abbinato ad un progetto educativo rivolto ai genitori e quello tuttora attivo in Liguria dedicato alla fascia adolescenziale. «Tutti gli studi hanno evidenziato criticità e la necessità di una nostra maggiore attenzione verso la tematica».

Il ruolo informativo ed educativo del pediatra
«Le indagini condotte hanno rivelato che i genitori sono spesso ignari del fatto che esista un modo per proteggere i bambini da determinati contenuti» ha spiegato Al Jamal. Il parental control nella fruizione di contenuti in rete è assente nel 65% dei casi; il 50% dei bambini possiede un telefono proprio; il 40% dei genitori ricorre al telefono per tranquillizzare il bambino in caso di capricci o durante i pasti. «Sono alcuni dati delle indagini condotte che restituiscono uno scenario preoccupante, aggravato dalla fase pandemica che ha contribuito ad un generale peggioramento». Il nostro obiettivo come pediatri è quello di informare i genitori per renderli consapevoli dei rischi connessi all’esposizione precoce ovvero eccessiva ai device digitali. Una volta indagato il bambino o l’adolescente tramite il questionario, valutiamo il suo stato di salute digitale fornendo, quindi, alle famiglie delle linee guida in base all’età. Tuttavia, il problema è trasversale e pervasivo ed è necessario un lavoro di squadra con una maggiore sensibilizzazione delle istituzioni e della scuola. «Il nostro messaggio è chiaro: dalla connessione alla dipendenza il passo è breve. Servono strumenti di prevenzione efficaci. Il pediatra di libera scelta ha un ruolo chiave anche nella tutela della salute digitale, aiutando le famiglie a riconoscere i segnali di rischio e proponendo alternative salutari. Il percorso è però ancora lungo perché manca una adeguata consapevolezza del problema sia da parte dei genitori sia da parte degli operatori» ha concluso Al Jamal.
Uno scenario dominato da disregolazione
I tre elementi citati in precedenza hanno determinato una modificazione dell’espressione psico-patologica, tanto che oggigiorno si parla più di disregolazione che di patologia. Una disregolazione che si esprime sia in modo esternalizzante verso gli altri, attraverso: cyberbullismo, violenza digitale, disturbi del comportamento alimentare – che hanno conosciuto un +200% negli ultimi anni con un esordio sempre più precoce, in particolare anoressia tra le ragazze – aumento dell’autolesionismo, cutting, ideazione suicidaria – senza però un aumento del tasso di suicidi – e un uso di sostanze multiplo e caotico. A questo si accompagnano problematiche di genere, con un incremento del 300% di casi di transizione F-M che però non si accompagnano ad una disforia di genere ma a comportamenti che sembrano, in una sorta di senso di onnipotenza, voler sfidare qualsiasi limite imposto dalla biologia: ragazze che fanno la mastectomia a 16 anni, iniziano a prendere gli ormoni e arrivate a 18 vogliono avere un figlio per vie naturali. La disregolazione si esprime però anche in modo internalizzante con ansia, depressione, isolamento, ritiro, hikikomori.
Il bilancio di salute digitale
In tre regioni – Sardegna, Emilia Romagna e Liguria – sono stati attivati progetti volti a fotografare la situazione di bambini e adolescenti rispetto all’uso delle tecnologie, con il coinvolgimento di circa 5mila bambini e ragazzi di età compresa tra 0 e 16 anni. Il progetto è nato in Sardegna dove la percezione di una anomalia nel rapporto con le nuove tecnologie ha spinto diversi pediatri di famiglia a strutturare e somministrare un questionario ai genitori (o ai ragazzi in caso di adolescenti) tramite un software denominato “bilancio di salute digitale”, messo a punto da un team di pediatri FIMP con un gruppo di psicologi nel 2021. Sulla base delle risposte ottenute, il software consente l’elaborazione di un report che spiega i rischi e i pericoli per il bambino rispetto a tre aree principali: lo screen time, ossia il tempo che il bambino trascorre davanti allo schermo digitale; i contenuti ai quali viene esposto e, infine, la presenza o meno del controllo da parte dei genitori, il parental control.



