Celiachia nei bambini. Una malattia camaleontica

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La metà dei celiaci non sa di esserlo. Uno ogni 100 persone è infatti il numero di celiaci identificati con specifici test, ma rispetto alla popolazione generale che ha sintomi lievi, atipici o forme quasi silenti, il 50% non riceve una diagnosi.

Arresto della crescita, perdita di peso e anemia che non risponde alle cure potrebbero essere un segnale di celiachia nei bambini

 

La celiachia nei bambini

Perdita di peso

In genere la malattia si presenta con sintomi gastrointestinali come vomito, diarrea, perdita di peso e nei bambini dai 6 anni in su, arresto della crescita, che segue l’introduzione del glutine nella dieta. È il segnale che più spesso allarma e allerta i genitori che si presentano all’osservazione del pediatra, una forma che interessa un terzo di tutti i 50mila casi di celiachia pediatrica italiani.

Anemia che non risponde alle terapie

I restanti due terzi interessano bambini più grandi con anemia che non risponde alla terapia con ferro, stanchezza, aumento dei livelli delle transaminasi e anche qui perdita di peso e rallentamento della crescita staturale senza però i più caratteristici sintomi gastro-intestinali. Infine, le forme silenti in cui non ci sono sintomi ma sono comunque presenti gli anticorpi tipici della malattia che si accompagnano alle lesioni intestinali causati dal contatto tra la proteina del glutine e la mucosa che riveste l’intestino. Un incontro mal tollerato dai celiaci che rispondono con una reazione autoimmunitaria e infiammatoria, tipica della patologia.

Una malattia camaleontica

Ne hanno parlato i nutrizionisti clinici riuniti nel secondo Congresso della Società Italiana di Nutrizione Clinica in corso a Firenze: «Nei bambini è possibile fare diagnosi con un semplice esame del sangue che rilevi la presenza degli anticorpi specifici (TTG o EMA) in misura di dieci volte superiore ai livelli normali» spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINUC, «Il che rende la diagnosi più facile e meno traumatica rispetto alla precedente pratica della biopsia intestinale che individua se i villi intestinali sono atrofici e infiammati (invece necessaria nella popolazione adulta).

Il trattamento della patologia si basa su un regime dietetico che escluda in maniera assoluta e a vita il glutine, quindi grano certo, ma anche frumento, segale, orzo, farro e kamut mentre sono permessi riso e mais e i prodotti certificati per assenza di glutine ormai ampiamente disponibili in commercio e a carico del SSN.

La novità è che la celiachia si manifesta sempre più in maniera camaleontica con sintomi atipici come l’anemia e la perdita di massa ossea, spia di un malassorbimento di nutrienti. Mentre in altri casi i sintomi sono dermatiti e alopecia ossia perdita di capelli che solo dopo un lungo iter vengono ricondotti alla intolleranza al glutine».

L’efficacia della dieta si verifica sia con la scomparsa dei sintomi che per la diminuzione degli anticorpi da valutare attualmente ma i valori si normalizzano solo dopo 12 mesi dall’eliminazione del glutine.

Una riorganizzazione dello stile di vita familiare

La diagnosi e la cura della celiachia in età pediatrica devono tener conto dei diversi aspetti clinici, nutrizionali, psicologici, familiari e sociali in rapporto al periodo dell’età evolutiva nella quale viene eseguita la diagnosi di celiachia. Dopo la diagnosi, la famiglia deve intraprendere un percorso di adattamento e una riorganizzazione dello stile di vita che coinvolge tutti i suoi componenti.

Se ben organizzata la dieta del bambino celiaco permette un’adesione ottimale: stoviglie dedicate, organizzazione della dispensa con alimenti senza glutine separati da quelli del resto della famiglia, acquisto dei prodotti certificati e l’informazione alla scuola in modo che la mensa si adegui alle esigenza, sono i suoi pilastri certificati. A cui si aggiunge l’apprendimento di ricette nuove che rendano varia e gustosa la dieta del piccolo celiaco.

Eppure più la metà degli adolescenti abbandona la dieta causa la perdita del controllo dei genitori, il desiderio di adeguarsi al gruppo e non essere accettato o marginalizzato. La mancata aderenza alla dieta comporta una ricomparsa dei sintomi e nuove manifestazioni.

Ossa a rischio

Nell’adolescente celiaco non diagnosticato o che non segue correttamente la dieta senza glutine, il picco di massa ossea che viene raggiunto rimane ridotto con la conseguenza di un maggior rischio di osteoporosi in età adulta. L’aderenza alla dieta perché, qualora instaurata dopo il raggiungimento del picco di massa ossea (16-18 anni nelle femmine, 20-22 anni nel maschio) non basta più da sola a correggere il difetto di mineralizzazione dell’osso. Ma una corretta dieta senza glutine è in grado ripristinare in un anno la normalizzazione della quota minerale ossea.

Migliorano i metodi diagnostici

Rispetto alla Relazione annuale sulla Celiachia pubblicata nel 207, le diagnosi di celiachia sono aumentate da 64mila a oltre 182mila negli adulti grazie alla migliore capacità di diagnosi. Lombardia con il 17,7% al primo posto per numero di pazienti, seguita ex aequo da Lazio e Campania con il 9,7% ciascuna. Si conferma anche il profilo di genere della malattia con le donne affette in misura più che doppia rispetto al sesso maschile.

 

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