Approcci nutrizionali, musicoterapia e Mindfulness sono strategie di presa in carico integrata del malato, oncologico, cronico, con malattie neurodegenerative. Queste metodologie sono oggi sempre più al centro della cura, personalizzata, multidisciplinare e sinergica.
In occasione della Giornata Mondiale del Malato, che ricorre oggi, 11 febbraio, alcuni risultati di efficacia di terapie meno “programmate” e incluse nei percorsi di cura integrata.
La letteratura dimostra che un approccio “multifunzione” favorisce la riduzione di effetti collaterali importanti, fisici, psicologici, emotivi che compromettono gli outcome terapeutici, in un ampio cluster di pazienti.
Malnutrizione diffusa
In Italia, circa il 60% dei pazienti oncologici è a rischio di malnutrizione già al momento della diagnosi, fino all’80% in fase avanzata manifesta cachessia e sarcopenia che impatta sull’aumento della mortalità del 250%, triplicando complicanze e prolungamento significativo della durata delle degenze ospedaliere (+30%).
In questo contesto, la nutrizione medica specializzata ed in particolare i Supplementi Nutrizionali Orali (Ons) si confermano strumenti clinici efficaci, in grado di ridurre implicazioni correlate alle diverse neoplasie, degenze prolungate e riospedalizzazioni, con un sensibile risparmio e sostenibilità per il Sistema Sanitario Nazionale sia a livello ospedaliero che territoriale.
Tuttavia, nonostante il recente stanziamento della Legge di Bilancio 2026 per l’avvio dello screening nutrizionale oncologico, in Italia l’accesso agli Ons resta frammentato e disomogeneo, con forti differenze regionali e l’urgenza di un riconoscimento strutturale nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).
Una recente revisione sistematica e meta-analisi dose-risposta di studi clinici randomizzati (RCT) tesa a determinare gli effetti degli Ons nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia (radioterapia). L’indagine si basa sul peso corporeo, sull’indice di massa corporea (BMI), sull’albumina sierica, sull’affaticamento, sulla qualità della vita (QOL), sul punteggio di valutazione globale soggettiva generato dal paziente (PG-SGA) e sulla proteina C-reattiva (PCR). I risultati attestano la capacità di questo approccio nutrizionale nel contribuire a migliorare diverse complicanze legate al cancro, con riduzioni dell’affaticamento, promozione del BMI, miglioramento della QoL.
Meno evidente, invece l’impatto su albumina sierica, PCR o punteggi PG-SGA. Con gli stessi obiettivi di supporto nutrizionale, sono cruciali per il paziente oncologico gli Alimenti a Fini Medici Speciali (Afms) espressamente formulati e destinati alla gestione dietetica dei pazienti, sotto controllo medico.
I benefici della musicoterapia
Sta guadagnando riconoscimento come approccio complementare nella cura del cancro. Una recente revisione ha esplorato in particolare l’impatto sul microambiente tumorale (TME), con attenzione alla segnalazione immunitaria e all’infiammazione a livello di singola cellula. Le evidenze dimostrano che la musicoterapia allevia i sintomi psicologici, come ansia e depressione, i disagi fisici tra cui dolore, affaticamento e nausea.
Oltre al sollievo sintomatico, modula anche le risposte immunitarie, soprattutto nelle popolazioni di cellule immunitarie che influenzano l’infiammazione associata al tumore e la progressione del cancro, migliorando potenzialmente l’efficacia del trattamento.
Nonostante la sua natura non invasiva, economica e l’elevata accettabilità da parte dei pazienti, la musicoterapia rimane sottoutilizzata in oncologia, mentre i dati attestano possa essere una promettente componente in una presa in carico integrativa, a supporto del recupero del paziente e dell’omeostasi immunitaria. Effetti positivi della musicoterapia si osservano anche nella gestione delle conicità, ad esempio in ambito respiratorio.
Metodi di musicoterapia attiva di ricreazione, come canto di gruppo, improvvisazione, quali suonare uno strumento, ascolto recettivo della musica e musicoterapia, possono essere considerati terapie aggiuntive per favorire la gestione dei sintomi e migliorare il benessere, in affiancamento alle strategie terapeutiche standard. Nelle demenze o in diversi altri disturbi neurologici, tra cui malattia di Huntington, ictus, trauma cranico, lesione del midollo spinale e disturbi della coscienza, la riabilitazione basata sulla musica e sulla danza si è dimostrata una risorsa per promuovere l’impegno sociale e migliorare le aree motorie, cognitive e dell’umore.
Le evidenze attestano ad esempio effetti significativi sugli esiti comportamentali e di neuroimaging, evidenziando cambiamenti strutturali e funzionali in aree critiche per la percezione e la memoria nei pazienti a rischio di demenza, nonché in regioni essenziali per l’elaborazione del linguaggio, la regolazione emotiva e il controllo motorio nei pazienti con ictus acuto e cronico.
L’efficacia del Mindfulness
Diversi studi supportano l’efficacia di questa tecnica in ambito oncologico. In particolare trattamenti di Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR), Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT) e Mindfulness-Based Cancer Recovery (MBCR), sembrano favorire la riduzione dei sintomi di depressione, ansia e fatigue oncologica. Benefici si osservano anche fra i survivor oncologici in termini di riduzione del disagio e di promozione del benessere psicologico. I vantaggi sono positivi anche per famigliari e care-giver.
I pazienti con cancro in stadio avanzato e i familiari che li assistono spesso utilizzano strategie di coping evitanti, come il ritardo nelle discussioni sulla pianificazione anticipata delle cure, che contribuiscono al deterioramento della loro qualità di vita. Gli interventi basati sulla mindfulness si sono dimostrati promettenti nel migliorare la qualità della vita in questa popolazione, in particolare intervento di gruppo Mindfulness to Enhance Quality of Life and Support Advance Care Planning (MEANING).
Esisti favorevoli sembrano dimostrati anche nell’approccio olistico alla cura del morbo di Parkinson (MP), in relazione a due pratiche di mindfulness – meditazione e yoga – con impatto sugli esiti biopsicosociali, inclusi sintomi d’ansia, sintomi depressivi, sintomi motori/non motori, qualità della vita correlata alla salute (HRQOL), mindfulness e biomarcatori di stress e infiammazione, rispetto alle cure tradizionali. In caso di con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) tecniche di mindfulness aiutano a gestire e a ridurre i sintomi, migliorando la qualità della vita. Evidenze che suggeriscono i potenziali benefici dell’integrazione di interventi basati sulla mindfulness come approccio sanitario complementare alla gestione dei sintomi.
Cruciale il ruolo della medicina integrata. Altre strategie, come fitoterapia, agopuntura, sono dunque di supporto al malato nelle gestione di sintomi e effetti collaterali, patologie correlati, in un contesto di affiancamento ai percorsi di cura standardizzati e più tradizionali.
Fonti
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