Anche quest’anno, dal 25 al 31 maggio 2026, si celebra la Settimana Mondiale della Tiroide per sensibilizzare la popolazione generale sui temi legati alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura delle malattie tiroidee.

L’iniziativa, sostenuta in Italia dalle principali società scientifiche (come AME, Associazione Medici Endocrinologi; SIE, Società Italiana di Endocrinologia e AIT, Associazione Italiana Tiroide) e associazioni pazienti, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce delle patologie tiroidee, che in Italia interessano oltre sei milioni di persone.

Il legame con la nutrizione

Una corretta alimentazione non cura da sola le malattie tiroidee, ma può sostenere la fisiologica funzionalità della tiroide garantendo un adeguato apporto di nutrienti essenziali.

Il tema scelto per quest’anno è pertanto “Tiroide e Nutrizione”, con l’obiettivo di approfondire il legame tra alimentazione, benessere generale e funzionalità tiroidea.

I nutrienti chiave per la tiroide sono:

  • iodio: indispensabile per la sintesi degli ormoni tiroidei; per l’adulto il fabbisogno indicativo è di circa 150 microgrammi al giorno;
  • selenio: parte delle selenoproteine coinvolte nel metabolismo degli ormoni tiroidei e nella protezione dallo stress ossidativo;
  • ferro, zinco, rame, calcio e vitamina A: implicati in diverse funzioni metaboliche e biologiche.

Tra gli alimenti utili per il benessere della tiroide rientrano:

  • sale iodato: da preferire al sale comune, senza aumentare la quantità;
  • pesce, crostacei e molluschi: buone fonti alimentari di iodio;
  • latte, yogurt, latticini e uova: da inserire in una dieta varia ed equilibrata;
  • cereali integrali, legumi e frutta secca: completano l’apporto di nutrienti;
  • verdure di stagione: è consigliabile variarne spesso colori e tipologie.

Equilibrio e prevenzione

Alcuni alimenti possono interferire con l’utilizzo dello iodio se assunti in quantità molto elevate. Ciò non significa che debbano essere eliminati dalla dieta, bensì consumati con equilibrio.

Degli alimenti da assumere con moderazione, non da demonizzare, fanno parte: cavolfiori, broccoli, cavoletti di Bruxelles, rape e verza; soia e derivati, se consumati di frequente o in grandi quantità. È fondamentale seguire le indicazioni del medico o del dietista.

Se il paziente assume una terapia per l’ipotiroidismo, caffè, soia, alimenti ad alto contenuto di fibre, latticini ricchi di calcio e alimenti contenenti elevate quantità di ferro possono, in alcune circostanze, ridurne l’assorbimento. È pertanto consigliabile consumare questi alimenti a distanza dall’assunzione del farmaco.

Un pasto equilibrato dovrebbe prevedere:

  • carboidrati complessi, preferibilmente integrali: pane, pasta, riso, farro e orzo;
  • fonti proteiche: alternare pesce, legumi, uova, latticini e carni magre;
  • verdura cruda o cotta, cambiando spesso colori e tipologie;
  • grassi buoni: olio extravergine d’oliva e frutta secca in quantità moderate.

L’alimentazione sostiene la terapia, ma non la sostituisce.

Il microbiota intestinale nelle malattie tiroidee autoimmuni

Le malattie autoimmuni della tiroide (AITD), principalmente la tiroidite di Hashimoto e il morbo di Graves, sono le patologie autoimmuni organo-specifiche più comuni e continuano a rappresentare una sfida clinica significativa a causa del loro decorso cronico, delle frequenti comorbilità e delle limitate opzioni di trattamento causale.

Negli ultimi anni, l’attenzione si è concentrata sempre più sul microbiota intestinale come potenziale modulatore della tolleranza immunitaria e dell’autoimmunità endocrina. Prove crescenti suggeriscono che alterazioni nella composizione e nella funzione del microbiota intestinale possano contribuire alla disregolazione immunitaria, alla disfunzione della barriera intestinale e all’infiammazione di basso grado osservate nei pazienti con malattie autoimmuni della tiroide (AITD).

Una recente revisione narrativa, pubblicata su Frontiers in Endocrinology, ha riassunto le attuali conoscenze sul ruolo del microbiota intestinale nella fisiopatologia delle malattie autoimmuni della tiroide (AITD), con particolare attenzione ai determinanti nutrizionali e alle strategie dietetiche per la modulazione del microbiota. La review prende in esame i meccanismi che collegano dieta, metaboliti microbici, permeabilità intestinale e risposte immunitarie rilevanti per l’autoimmunità tiroidea.

Particolare attenzione è dedicata a modelli alimentari, nutrienti specifici e componenti bioattivi degli alimenti che possono influenzare composizione e funzione del microbiota intestinale, tra cui fibre, selenio, iodio, vitamina D, polifenoli e alimenti contenenti probiotici.

Dal punto di vista clinico, le evidenze disponibili rimangono limitate ed eterogenee, con la maggior parte dei dati derivati da studi osservazionali piuttosto che interventistici.

Sebbene l’interesse per la modulazione del microbiota intestinale attraverso la dieta sia crescente, i risultati attuali non supportano il suo impiego come approccio terapeutico indipendente nelle malattie autoimmuni della tiroide (AITD). Al contrario, gli interventi dietetici possono essere considerati un elemento complementare nella gestione complessiva del paziente.

Sono necessari ulteriori studi prospettici ben progettati per determinare se tali strategie possano influenzare significativamente il decorso della malattia, definire quali pazienti potrebbero trarne beneficio e tradurre le osservazioni in linee guida dietetiche pratiche e basate sull’evidenza. I progressi futuri dipenderanno da ricerche focalizzate sulla funzione e guidate dal fenotipo, che integrino i parametri del microbiota con endpoint endocrini clinicamente rilevanti.

Lewandowski H, Maslyk M, Kaminska H and Szarpak L (2026) The role of gut microbiota in autoimmune thyroid diseases: nutritional determinants and diet-based modulation. Front. Endocrinol. 17:1785878. doi: 10.3389/fendo.2026.1785878

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