I glicani potrebbero essere biomarcatori affidabili per determinare l’età biologica e monitorare l’invecchiamento. Il tema è stato affrontato durante il Milano Longevity Summit nella relazione Glycan biomarkers as a tool to monitor and improve resilience, tenuta da Gordan Lauc, docente di Biochimica presso l’Università di Zagabria.

L’approccio consentirebbe di superare alcuni limiti della medicina moderna, ancora poco precisa e spesso incapace, per l’assenza di biomarcatori idonei, di prevedere la risposta del singolo paziente alle terapie. I progressi della genetica non contribuiscono alla soluzione in quanto, viene sottolineato, solo una parte minoritaria delle malattie è riconducibile ai geni. Il problema sarebbe ancora più evidente nel campo della nutrizione e della Lifestyle Medicine, dove manca la possibilità di definire con precisione ciò che è salutare per il singolo individuo. A determinare il destino biologico di un individuo sarebbero, maggiormente, lo stile di vita e l’ambiente.

Il ruolo nell’invecchiamento

Per comprendere meglio il ruolo dello stile di vita, dell’ambiente e delle differenze individuali, l’attenzione si sta spostando verso i glicani, strutture zuccherine che si legano alle proteine formando glicoproteine attraverso il processo di glicosilazione. A differenza della glicazione, un danno causato dal glucosio alle proteine, come accade nel diabete, la glicosilazione è un processo biologico che integra fattori genetici e ambientali.

I glicani possono fornire informazioni sul processo di invecchiamento, in quanto determinano la funzione delle proteine a cui sono legati; l’analisi dei glicani permette di misurare la GlycanAge, che riflette l’età biologica e la resilienza dell’organismo

L’età dei glicani può differire dall’età cronologica, a seconda dello stile di vita; è infatti correlata a indicatori metabolici come insulina, emoglobina glicata e indice di massa corporea. Per questo può essere considerata un biomarcatore della capacità dell’organismo di resistere allo sviluppo di condizioni croniche: a un’età più bassa corrisponde una maggiore capacità di resistenza dell’organismo  

L’analisi dei glicani potrebbe permettere quindi di identificare precocemente il rischio di patologie come diabete, malattie cardiovascolari e tumori; le variazioni della loro composizione possono infatti essere osservate fino a dieci anni prima della diagnosi e della comparsa di sintomi evidenti.

Oltre a cambiare con l’età, i profili glicomici mostrano andamenti differenti tra uomini e donne, con un’accelerazione dell’invecchiamento biologico femminile in prossimità della menopausa.

È possibile modificare l’invecchiamento biologico intervenendo sulla GlycanAge?

L’invecchiamento biologico è potenzialmente modificabile, ma gli interventi efficaci dipendono dalla biologia individuale. Uno stile di vita sano rallenta l’invecchiamento biologico, mentre abitudini non salutari ne accelerano la progressione, aumentando il rischio di malattie correlate all’età. Alimentazione, digiuno, attività fisica, ormoni e farmaci possono influenzare la GlycanAge, ma non esiste una soluzione valida per tutti.

Un tema centrale riguarda l’alimentazione e la restrizione calorica, frequentemente associata a benefici per la salute, soprattutto nel contesto di popolazioni che tendono a consumare calorie in eccesso, mentre potrebbe essere pericolosa in soggetti già sottopeso. Anche il digiuno viene discusso come possibile meccanismo di “pulizia”: riducendo la frequenza dell’alimentazione si favorirebbe l’eliminazione selettiva di proteine e componenti cellulari vecchi o danneggiati.

La perdita di peso, a prescindere da come viene ottenuta, tende ad associarsi a miglioramenti della GlycanAge. Anche l’attività fisica è importante, ma occorre tenere presente che il rapporto tra attività fisica e salute non è lineare e che un eccesso di allenamento può essere dannoso.

Gli estrogeni sembrano influenzare favorevolmente la GlycanAge, anche nell’ambito della terapia ormonale sostitutiva. La carenza estrogenica associata alla menopausa costituirebbe infatti un fattore biologico rilevante nell’invecchiamento femminile.

Altri interventi, come alcuni anticorpi monoclonali, il plasma exchange e la metformina, sono stati oggetto di studio, ma i risultati disponibili non ne consentono un’applicazione generalizzata e mostrano una forte variabilità individuale nella risposta.

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