La malattia parodontale è una condizione infiammatoria che interessa le gengive e i tessuti di sostegno dei denti e che, oltre a rappresentare una delle patologie più diffuse a livello mondiale, è stata associata a un aumento del rischio di diverse condizioni sistemiche, comprese le malattie cardiovascolari e il diabete. Tra i fattori alimentari potenzialmente coinvolti nella salute orale stanno suscitando interesse nitrati e nitriti, presenti sia negli alimenti vegetali sia in quelli animali.
Studi recenti hanno evidenziato che questi composti assunti con la dieta possono influenzare la salute umana in modi divergenti a seconda della loro provenienza, con le fonti vegetali che sembrano offrire i benefici maggiori. In particolare, le verdure, soprattutto quelle a foglia verde, rappresentano la principale fonte di nitrati, che nel cavo orale possono essere convertiti in nitriti e quindi in ossido nitrico, con possibili effetti sul microbiota e sull’infiammazione gengivale.
Il chiarimento del ruolo delle diverse fonti dietetiche è l’obiettivo di questa analisi dei dati della coorte UK Biobank, che ha valutato l’associazione tra apporti vegetali o animali di nitrati e nitriti e sintomi autoriferiti di malattia parodontale. Le analisi hanno coinvolto 158.778 partecipanti nella valutazione trasversale e 83.026 in quella longitudinale.
Beneficio più evidente con le fonti vegetali
Dall’analisi dei consumi è emerso che l’assunzione mediana di nitrati si attestava a circa 70 mg al giorno per le fonti vegetali e a poco più di 3 mg per quelle animali, con le verdure a foglia verde a fare da traino (35% dell’apporto totale), seguite da altre verdure e frutta.
Valutando l’impatto sulla salute parodontale, i risultati hanno premiato nettamente le fonti vegetali. Sia per i nitrati sia per i nitriti di tale origine, infatti, un’assunzione moderata o elevata si è associata a una costante riduzione della probabilità di manifestare la malattia, con benefici compresi tra il 6% e il 14% a seconda che si considerino i dati di breve o lungo periodo.
Scendendo nel dettaglio clinico, apporti maggiori di questi composti vegetali sono risultati protettivi soprattutto contro il sanguinamento gengivale, la mobilità dentale e la necessità di ricorrere a protesi. La solidità di questa correlazione favorevole è stata peraltro confermata in tutti i sottogruppi analizzati, mantenendosi stabile indipendentemente da sesso, età, abitudine al fumo e stato ponderale.
Più incerti i dati sulle fonti animali
Un quadro diametralmente opposto è emerso invece per i composti di origine animale, per i quali le associazioni si sono rivelate deboli e incostanti. I nitrati animali non hanno mostrato alcuna relazione significativa con la salute parodontale, mentre l’apporto più elevato di nitriti animali si è associato a un modesto aumento del rischio di malattia (pari al 4,3%). Tuttavia, poiché questa associazione è emersa soltanto nell’analisi trasversale e non è stata confermata nel tempo, gli autori suggeriscono prudenza nell’interpretarla.
A livello biologico, i ricercatori spiegano che i benefici dei composti di origine vegetale dipenderebbero dalla loro capacità di promuovere la crescita di specifici batteri orali “amici”, come quelli dei generi Rothia e Neisseria. Questi microrganismi contribuiscono a innalzare il pH salivare, creando un ambiente meno favorevole alla disbiosi, e favoriscono la produzione locale di ossido nitrico, una molecola in grado di esercitare un’azione antimicrobica e di migliorare il flusso sanguigno nei tessuti di supporto dei denti.
Fonte e matrice alimentare contano
In conclusione, i risultati suggeriscono che, nel valutare le possibili associazioni con la salute, sia importante considerare non soltanto la quantità di nitrati e nitriti assunta, ma anche la fonte e la matrice alimentare. Le associazioni più favorevoli e coerenti sono emerse per gli alimenti vegetali, mentre i dati relativi alle fonti animali sono risultati più deboli e contraddittori.
Lo studio presenta tuttavia alcuni limiti: la malattia parodontale è stata identificata mediante sintomi autoriferiti e non attraverso una diagnosi clinica; il contenuto di nitrati e nitriti negli alimenti può variare in funzione di diversi fattori (coltivazione, conservazione, cottura); inoltre, non è possibile escludere che parte del vantaggio osservato dipenda dalla presenza di altri componenti protettivi presenti negli alimenti vegetali (vitamina C, polifenoli, ecc.) o da stili di vita complessivamente più salutari che contraddistinguono le persone che assumono preferibilmente questi alimenti.
Nel complesso, i dati sostengono le indicazioni a favore di un’alimentazione ricca di verdure, che potrebbe contribuire anche alla salute orale. Saranno però necessari studi clinici controllati, condotti con valutazioni odontoiatriche oggettive, per verificare se il consumo di alimenti vegetali ricchi di nitrati possa effettivamente prevenire o attenuare la malattia parodontale.
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