Gli studi epidemiologici che hanno valutato gli effetti del consumo di caffè sulla salute si sono finora concentrati prevalentemente sulla quantità giornaliera assunta, mentre il possibile ruolo dell’orario di consumo è rimasto in larga parte inesplorato.

A colmare questa lacuna contribuisce un’ampia analisi trasversale condotta sui dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) raccolti tra il 2003 e il 2018, che ha coinvolto un campione rappresentativo di 11.632 adulti di età pari o superiore a 20 anni.

Lo studio

Attraverso l’analisi dei diari alimentari delle 24 ore e l’applicazione di algoritmi statistici di raggruppamento, i ricercatori hanno identificato due principali pattern di consumo del caffè. Il primo era caratterizzato da un’assunzione quasi esclusivamente mattutina, con oltre il 99% del caffè consumato tra le 4:00 e le 12:00; il secondo prevedeva invece un consumo distribuito in modo più uniforme tra mattina, pomeriggio e sera.

La presenza di sindrome metabolica è stata definita secondo i criteri clinici standardizzati, valutando circonferenza vita, trigliceridi, colesterolo HDL, pressione arteriosa e glicemia a digiuno. I dati sono stati successivamente analizzati tenendo conto di numerose variabili sociodemografiche e legate allo stile di vita.

L’analisi ha evidenziato che i soggetti che consumavano abitualmente caffè esclusivamente al mattino presentavano una prevalenza di sindrome metabolica significativamente inferiore rispetto ai non consumatori, con una riduzione del rischio di circa il 20%. Al contrario, nei partecipanti che distribuivano il consumo di caffè nell’arco dell’intera giornata non è emersa alcuna associazione favorevole con la salute metabolica.

Gli autori sottolineano inoltre che il beneficio associato al consumo mattutino si è mantenuto indipendentemente dalla quantità totale di caffè assunta nelle 24 ore.

Le analisi stratificate hanno mostrato che l’associazione favorevole era particolarmente evidente nelle donne, nei soggetti di età pari o inferiore a 40 anni e negli individui normopeso o con lieve sovrappeso. Al contrario, l’effetto tendeva a scomparire nei pazienti con obesità conclamata e nelle persone più anziane.

Secondo gli autori, il momento della giornata in cui si consuma il caffè rappresenta quindi una variabile finora sottovalutata, ma potenzialmente rilevante per comprendere le relazioni tra questa bevanda e la salute cardiometabolica.

Tra le possibili spiegazioni vengono richiamati meccanismi cronobiologici. Il consumo di caffè nelle prime ore della giornata, infatti, eviterebbe la frammentazione del sonno che può accompagnare l’assunzione serale della bevanda. Inoltre, l’apporto mattutino dei composti bioattivi del caffè, tra cui acidi clorogenici e polifenoli, potrebbe risultare maggiormente in sintonia con i ritmi circadiani che regolano il metabolismo glucidico e lipidico. È inoltre plausibile che un consumo concentrato al mattino rappresenti il riflesso di abitudini quotidiane più regolari e strutturate.

Gli autori evidenziano infine la necessità di ulteriori studi clinici per chiarire il rapporto causale tra pattern di consumo del caffè e rischio cardiometabolico. Tuttavia, i risultati suggeriscono che la valutazione di un’alimentazione favorevole alla salute non dovrebbe limitarsi alla quantità degli alimenti o delle bevande assunte, ma considerare anche il momento del consumo. In quest’ottica, concentrare l’assunzione di caffè nelle prime ore della giornata potrebbe rappresentare, insieme al controllo delle quantità complessive, un semplice elemento da integrare nelle strategie di prevenzione metabolica.

Studio

Shen M, Wei C, Tang L, Zhou S. The associations between coffee consumption timing patterns and metabolic syndrome: the National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), 2003-2018. Br J Nutr. Published online July 9, 2026. doi:10.1017/S0007114526107971

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