Abolizione del rimborso dei farmaci omeopatici in Francia, quali sono le conseguenze?

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Svolta epocale nel mondo omeopatico francese: l’attuale rimborso per i farmaci omeopatici (per altro molto parziale, attualmente corrisponde solo al 30%) sarà ridotto al 15% nel 2020 e completamente abolito nel 2021.

Rimborso farmaci omeopatici in Francia

Come accaduto in Australia, e in qualche modo già prima in Gran Bretagna, la crisi economica globale ha spinto i governi a contenere la spesa sanitaria prevedendo la riduzione di spesa. In particolare, vengono aboliti i rimborsi dei trattamenti di medicina complementare considerati non sufficientemente evidence based, cosi come sono state dismesse le strutture inserite nel servizio pubblico.

Il processo nelle diverse situazioni è simile: una o più istituzioni scientifiche ufficiali, dove peraltro i rappresentanti del mondo omeopatico non sono in genere presenti, esaminano con propri criteri la letteratura omeopatica esistente e ne concludono che non ci siano prove di efficacia sufficienti per consentire una qualsiasi forma di istituzionalizzazione.
Come successo in Australia con il famoso report redatto da Optum per l’Australian National Health and Medical Research Council (NHMRC) nel 2015, cosi è accaduto in Francia, dove l’Académie nationale de médecine e l’Académie nationale de pharmacie hanno concluso che «lo stato dei dati scientifici non consente di verificare i principi dell’omeopatia» e quindi auspicato che questa medicina non venisse più rimborsata né insegnata nelle facoltà di medicina, farmacia e veterinaria. Il Governo francese si è prontamente adeguato. Si otterrà in questo modo, secondo alcuni calcoli, il risparmio annuale di 127 milioni di euro, a fronte di una spesa sanitaria che in Francia nel 2017 è stata di 245 miliardi di euro (149,5 miliardi in Italia e 351 miliardi in Germania) con una crescita annua del 3.5%. Parliamo quindi di una riduzione dello 0.05% sulla spesa sanitaria francese.

Quali sono le possibili conseguenze di questa decisione?
Sul piano dei consumi le conseguenze saranno probabilmente scarse. I pazienti omeopatici in Francia sono diversi milioni: circa il 70% dei cittadini dichiara infatti di averli utilizzati almeno una volta, e circa 20.000 medici li prescrivono regolarmente. I costi dei medicinali sono molto contenuti, particolarmente in Francia visto l’alto consumo, e la quota di rimborso molto parziale. Certamente una riduzione dell’utilizzo è prevedibile, come è altrettanto prevedibile un aumento del consumo di farmaci convenzionali, con costi quindi sicuramente maggiori per lo Stato francese. In altre parole, è facile calcolare che anche l’esiguo risparmio di spesa non si verificherà o sarà ulteriormente ridotto rispetto a quello già scarso previsto.

Le ricadute maggiori saranno invece sul piano culturale, ma anche politico. L’omeopatia, nonostante la crescita esponenziale della ricerca scientifica in tutti i campi, è divenuta nell’opinione scientifica ufficiale non tanto una medicina con poche o nulle prove di efficacia, ma viene considerata di fatto dal mondo accademico una “fake news”, sulla base di revisioni della letteratura i cui risultati negativi sono stati ottenuti scartando il 98.5% degli studi effettuati, cosi come dimostrato dal ricercatore svedese R. Hahn al recente congresso HRI di Londra.

L’obiettivo, tutto politico, è quello di togliere a livello Europeo lo status di medicinale al rimedio omeopatico, cosi come previsto dalla Direttiva Europea 2001/83/CE, ed eliminare cosi una volta per tutte l’anomalia dell’uso da parte dei cittadini di forme terapeutiche diverse da quelle previste dal rigore neopositivista della medicina ortodossa, con la speranza di restituire al mondo accademico l’autorità e la credibilità via via ridotte, se non perdute, nel corso degli ultimi decenni.
Come si è soliti dire, dunque: il fine giustifica i mezzi!

Elio Rossi, Direttore scientifico di Medicina Integrata

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