Nuove evidenze suggeriscono la capacità degli antociani di svolgere un effetto protettivo contro le malattie neurodegenerative tipiche dell’invecchiamento, agendo sull’asse intestino-cervello e sulla modulazione del microbiota intestinale. Uno studio al riguardo è stato pubblicato di recente su Nutrients

Ancora una volta torna in gioco l’importanza dell’interazione tra l’intestino, il nostro secondo cervello e il cervello vero e proprio, ovvero la forte relazione funzionale e di trasmissione di segnali esistente tra i due organi. È ormai ben noto, d’altronde, l’importante ruolo esercitato sull’intero asse dal microbiota intestinale, regolatore e modulatore nella trasmissione di segnali di natura chimica, neuronale e immunitaria al sistema nervoso centrale e il cui benessere funzionale è strettamente legato alla dieta.

Il microbiota, in sostanza, influenza la salute organica, come anche l’insorgenza di un pool di patologie, comprese le neurodegenerative, in costante crescita in relazione all’allungamento della vita media e alla capacità di cronicizzazione diversi stati patologici. Da qui l’interesse della ricerca a identificare strategie terapeutiche in grado di ritardare questo meccanismo di innesco, partendo dalla dieta che svolge un ruolo cruciale nel determinare lo stato di salute e di malattia e da alcuni composti/principi attivi contenuti in alimenti di origine vegetale. Tra questi gli antociani.

Gli antociani

Effetti antinfiammatori, antibatterici, azione protettiva sulla vista e l’apparato cardiocircolatorio. Sono alcune delle proprietà attribuite agli antociani, il pigmento che colora di rosso, viola e blu gli alimenti vegetali. Ad oggi se ne conoscono in natura all’incirca 20 di cui cianidina, delfinidina, malvidina, peonidina, petunidina e pelargonidina sono i più comuni.

A queste potenzialità degli antociani si aggiungerebbero nuove evidenze sull’azione positiva svolta a livello intestinale con un’azione diretta sul microbiota intestinale. Qui, da un lato inibirebbero la proliferazione di batteri patogeni Gram-positivi, quali ad esempio Bacillus subtilis, Staphylococcus aureus e Listeria monocytogenes) e Gram-negativi tra cui Escherichia coli, Salmonella enterica e Citrobacter freundi), dall’altro stimolerebbero la crescita di batteri benefici, quali Bifidobaterium spp., Lactobacillus, Enterococco spp., come sembrano evidenziare studi di laboratorio e nell’uomo.

Contrasto alle malattie neurodegenerative

L’azione sul sistema nervoso centrale (SNC), e dunque sulle patologie correlate, sembrerebbe dipendere dallo stimolo che gli antociani esercitano sulla microflora intestinale, favorendo in particolare il metabolismo del triptofano, cui si lega la produzione di metaboliti inibitori dell’infiammazione del SNC e in parallelo sul butirrato, composto con azione preventiva delle patologie neurodegenerative. Infine gli antociani sembrano in grado di ridurre il danno da radicali liberi e di limitare la produzione di sostanze pro-infiammatorie verso le cellule della microglia, deputate principalmente alla difesa immunitaria.

Prossimi passi e applicazioni

Quelle emerse dai più recenti studi sono evidenze preliminari interessanti, ma non sufficienti a validare il ruolo impattante degli antociani sul SNC e le patologie correlate, che andranno confermate con ulteriori indagini. L’interesse è infatti stabilire se questi composti potranno essere propedeutici allo sviluppo di strategie terapeutiche per il contrasto e/o la cura della degenerazione del sistema nervoso e quanto ad esso attiene.

Fonte:

  • Zhong H, Xu J, Yang M, Hussain M, Liu X, Feng F, Guan R. Protective Effect of Anthocyanins against Neurodegenerative Diseases through the Microbial-Intestinal-Brain Axis: A Critical Review. Nutrients. 2023 Jan 18;15(3):496.