Amici Obesi Onlus festeggia i vent’anni di attività al fianco dei pazienti, rinnovando la sua missione: dare voce alle persone con obesità presso le Istituzioni e tutti i tavoli di lavoro e offrire loro uno spazio di auto-mutuo-aiuto e condivisione. 

Per celebrare il proprio ventennale, l’associazione ha organizzato un evento, in collaborazione con ADI – Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, FIAO – Federazione Italiana Associazioni Obesità, SICOB – Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche, SIO – Società Italiana dell’Obesità, e con il contributo non condizionante di Bioitalia srl, Boehringer Ingelheim, Eli Lilly Italia e Novo Nordisk Italia.

L’iniziativa si è svolta nel centro di Roma, nella splendida cornice dello storico Teatro Tordinona, alla presenza di amici, esperti e sostenitori dell’associazione.

L’evento è stato moderato dal prof. Renato Giordano, regista, attore, autore di teatro, musicista e operatore culturale oltre che medico specialista in endocrinologia presso UOC Diabetologia e Dietologia Osp. S. Spirito di Roma.

«In questi vent’anni ho conosciuto tante persone, da ogni parte d’Italia, che hanno vissuto e vivono con questa malattia ogni giorno e sono entusiasta di aver potuto condividere la giornata di oggi con molte di loro-, racconta Iris Zani, presidente di Amici Obesi e di FIAO – Federazione Italiana Associazioni Obesità-. Tutto è iniziato nel 2003, quando ho incontrato delle persone straordinarie, diventate prima amici e, dal 2005, parte e cuore della mia seconda famiglia: Amici Obesi. Desideravamo un luogo dove nessuno si sentisse più solo, dove potersi raccontare senza giudizio e trovare il coraggio di cambiare e l’abbiamo creato. Voglio ricordare in particolare Marina Biglia, mia cara amica e presidente dell’associazione fino alla sua prematura scomparsa nel 2018. Ci ha fatto crescere come mai prima e lavorare al suo fianco è stato un privilegio. Quando ci ha lasciati, colmare il suo vuoto è stato difficile. Ma ho capito che il modo migliore per onorarla era continuare a camminare, portando avanti la sua eredità con la stessa dedizione e lo stesso amore».

Tra i protagonisti intervenuti, Emanuel Mian, psicologo e psicoterapeuta, tra i maggiori esperti in Italia per i disturbi dell’immagine corporea e del comportamento alimentare. Il dottor Mian ha inviato un messaggio ricordando l’importante missione che porta avanti l’associazione.

«Questa associazione per me è stata un punto di riferimento sin dall’inizio soprattutto per dare voce ai pazienti ma anche ai professionisti in modo paritario e collaborativo, non si trattava e non si è mai trattato di fare distinzioni di ruolo ma di costruire ponti anziché magari alzare muri come avveniva in passato. La parola amici nel nome dell’associazione non è mai stata casuale: significa stare accanto anche quando non si è d’accordo su tutto e lavorare per andare nella stessa direzione e negli ultimi anni questo impegno si è visto forte e chiaro su più fronti con il lavoro di Iris che ha anche continuato i primi passi di Marina. Negli anni Amici Obesi ha davvero fatto la differenza nel far riconoscere l’obesità come una malattia finalmente e nel favorire un dialogo più umano anche tra i professionisti, c’è voluto tempo per abbattere i pregiudizi, ce ne vorrà ancora anche per lavorare ancora insieme, insieme alle famiglie, ai pazienti, ai professionisti, ma Amici Obesi ha sempre spinto in questa direzione; per me è sempre stato un onore collaborare con loro».

Uno spettacolo per combattere lo stigma dell’obesità

Fulcro dell’evento è stato lo spettacolo teatrale “¿META! – La partita più importante: essere sé stessi” dell’Associazione SbilanciArti – Compagnia di Arti Performative APS. Lo scopo della rappresentazione è far riflettere i ragazzi sull’importanza dei legami sani e leali, sulla ricerca della propria unicità e soprattutto sulla libertà di essere sé stessi rispettando corpi e vissuti diversi dal proprio. 

A margine della rappresentazione ha trovato spazio un momento di riflessione e dibattito con la partecipazione di psicologi e psicoterapeuti: dott.ssa Paola Medde, dott.ssa Emanuela Paone e dott. Sami Schiff

«La difficoltà davanti a questo tipo di espressione – che trova ovviamente nel teatro, secondo me, la via più naturale, che arriva prima, molto più del cinema – è proprio da parte di chi soffre, a mettere a nudo le sue sofferenze. Invece devo dire che gli attori, hanno rappresentato in modo esemplare la problematica-, ha dichiarato la dott.ssa Paone. – Il messaggio va diffuso a giovani e adulti. Il punto è che dobbiamo riuscire a far capire e a fermare questa valanga che sembra inarrestabile e evitare più che altro l’autostigma, cioè quando la persona si autoconvince di quello che gli viene detto ed è ciò che è più difficile poi da scardinare in ambito clinico».

“Meno Zucchero, più Salute”

L’ultima parte dell’evento si è concentrata sull’importanza di prevenire l’obesità sin dall’infanzia. Stefania Mariani, specialista endocrinologa, e Iris Zani hanno presentato il progetto “Meno Zucchero, più salute”.

L’obesità infantile è un’emergenza di carattere globale. Secondo l’ultimo rapporto UNICEF, l’obesità ha superato il sottopeso come forma più diffusa di malnutrizione nella fascia tra i 5 e i 19 anni.

In Italia, circa il 29% dei bambini sia in eccesso ponderale, il 9,8% cento con obesità (dati Obesity Monitor, IBDO FOUNDATION; ISTAT; CORESEARCH; BHAVE, 2025).

Il progetto, creato nel 2017 da SAFE – Safe Food Advocacy Europe, associazione belga specializzata nella protezione e nella rappresentazione dei consumatori europei nel settore food, arriva ora in Italia grazie ad Amici Obesi che proporrà un programma dedicato ai bambini in età scolare e alle loro famiglie. 

Lo scopo del progetto è duplice:

  • Formare bambini e adolescenti, aiutandoli ad adottare diete più equilibrate e a evitare il consumo eccessivo di zuccheri nascosti.
  • Aumentare la consapevolezza dei consumatori, attraverso campagne di comunicazione mirate sui rischi legati a un consumo eccessivo di zucchero.

«Questi 20 anni raccontano una storia collettiva, un intreccio di vite che si sostengono, si incoraggiano, si amano. Molte sfide ci attendono ancora e il Progetto “Meno Zucchero, più Salute” rappresenta una delle più importanti perché crediamo che la prevenzione sia fondamentale per aiutare sempre più persone e famiglie e che siano proprio le persone l’anima della nostra associazione», conclude Zani. 

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