Trasformare l’innovazione digitale in opportunità per sostenere l’“economia” della persona in un’ottica di salute, autonomia, re-inserimento, inclusione e partecipazione attiva al contesto sociale. La transizione e l’utilizzo del digitale devono diventare strumento collettivo per la protezione e la promozione della salute a beneficio dell’intera popolazione, anche e soprattutto delle fasce più avanzate, con ricadute positive e di sostenibilità per il sistema paese.

Ciò impone lo sviluppo di nuove competenze e figure professionali, richiede di ampliare la formazione, allargare le collaborazioni pubblico-privato, di stringere alleanze fra istituzioni, accademie, imprese e terzo settore, fra ricerca e tecnologia. Significa, inoltre, ridisegnare e ripensare a una rete di servizi che supportino e sostengano l’anziano, risorsa attiva, nel suo percorso alla longevità, promuovendo quindi la Silver Economy: due variabili legate da uno strettissimo fil rouge.

Se ne è parlato in occasione dell’evento “Longevity & Silver Economy: digitale e innovazione per un mondo in cui vivere a lungo” del 24 marzo.

Una nuova lettura del fenomeno

Oggi si dispone di strumenti, primi fra tutti gli Osservatori Digitali, circa 26 in Italia, che consentono di analizzare la longevità, quindi la transizione demografica, sempre più spinta alla (ultra)silver age, in ottica multidimensionale, non più a silos con risultati di indiscussa inefficacia, ma valutando gli impatti prodotti dall’invecchiamento nel breve-medio termine in ambito sociale, economico, sanitario e assistenziale e di benessere della popolazione. Una lettura ampia e integrata che permette di cogliere diverse variabili su cui agire e da modulare nel tempo.

«Parlare di silver economy oggi – spiega l’On. Elena Bonetti, presidente della Commissione parlamentare sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione digitale – significa mettere in campo una economia di servizi e cura nei confronti degli anziani che coinvolga anche la presa in carico del benessere e della salute delle persone, mettendo soprattutto gli anziani in condizioni per essere loro stessi produttori di valore economico e sociale. Questo significa anche educarli all’uso corretto di strumenti adeguati, digitali nello specifico, flessibili e maneggevoli, utili al mantenimento attivo e partecipe oltre i 65 anni. Gli strumenti digitali sono anche potenziatori e promotori per una medicina sempre più personalizzata, grazie ad esempio ad una migliore analisi dei dati o una valutazione predittiva delle possibili evoluzioni di una condizione clinica. Il digitale consente una lettura integrale della persona, pensando ad esempio al Fascicolo Sanitario Elettronico, potenzialmente migliorabile con l’integrazione di soluzioni di Intelligenza Artificiale, anche per quanto riguarda la rispondenza la livello cognitiva. Tutti parametri che aprono a una analisi, ampia e complessiva, anche dell’impatto delle politiche pubbliche adottate e degli outcome prodotti».

Digitale e salute

L’innovazione tecnologica, la ricerca farmaceutica e clinica hanno favorito l’invecchiamento e una aspettativa di vita molto alta. La sfida attuale è accompagnare l’invecchiamento con la preservazione dell’autosufficienza. Quest’ultima cruciale in uno scenario in cui aumenta la popolazione silver a fronte di una denatalità con dati sempre più preoccupanti.

«Occorre vivere il rapporto con la salute – dichiara il Sen. Ignazio Zullo, Intergruppo parlamentare per l’invecchiamento attivo – in termini di prevenzione sia primaria dove i vaccini sono stati uno strumento indispensabile per l’eradicazione di molte malattie infettive tra cui la poliomielite, sia secondaria, sostenendo la crucialità della diagnosi precoce tuttavia “messa in crisi” dalle liste di attesa e dalla scarsa aderenza agli screening di popolazione, riducendo la capacità di mantenere l’autosufficienza della persona, sia terziaria. In questo contesto è fondamentale la riabilitazione che deve portare al recupero delle funzioni residue, a seguito di un accidente e incidente la cui efficacia è determinata dalla capacità di intervenire nelle fasi immediatamente successive al post acuto. Prevenzione significa anche promozione della salute, cioè controllo dei determinanti della salute, sia endogeni che esogeni. Fra i primi, la genetica, che può sostenere la medicina personalizzata e predittiva e in questa direzione è stata recentemente licenziata una revisione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) in cui sono state potenziale alcune specifiche prestazioni che possano favorire ad esempio l’esame del genoma, e la famigliarità che può determinare la maggiore predisposizione della persona allo sviluppo di una patologia nel tempo. Mentre rientrano fra i determinati esogeni i livelli di istruzione, la cultura, la solitudine, l’inquinamento ambientale, i fattori voluttuari (fumo, alcool, droghe), l’attività fisica, l’obesità. È necessario pertanto, per un’analisi efficace e complessiva, incrociare le necessità di risposte ai bisogni di salute in termini di prevenzione e chi fa sanità (ospedali e sanitari) e tecnologia digitalizzata».

L’approccio e la gestione dell’invecchiamento, oggi, non possono e non si devono limitare all’analisi della patologia in quanto tale, ma devono allargarsi a una presa in carico multidisciplinare con un piano di assistenza globale alla persona e a una rete di servizi, dedicati e integrati al paziente non autosufficiente, al malato oncologico, al disabile, alla persona con problematiche mentali o con dipendente patologiche. Una rete di servizi che deve coinvolgere il privato, il sociale, il volontariato per una presa in carico globale e a lungo termine.

Laddove non si possa o non si arrivi a preservare l’autosufficienza la tecnologia può essere di grande aiuto nel recupero artificiale di funzioni andate perdute: al centro, infatti, ci devono essere la dignità della persona e il suo diritto ad essere reinserito nell’attività lavorativa, sociale e nel contesto famigliare.

salute integrata digitale per anziani e Silver Economy

Lo scenario

Dal 2014 la popolazione è entrata nella fase di declino demografico, con una perdita di oltre 11 milioni 400 mila abitanti, registrando dal 1994 un marcato numero di decessi che superano sistematicamente le nascite, un terzo di nuovi nati in meno in 16 anni.

«Parlando di invecchiamento – aggiunge Cinzia Castagnaro, ricercatrice ISTAT – l’aspetto più critico è lo squilibrio intergenerazionale: la longevità ha portato a un aumento del contingente di popolazioni di età avanzate (aspetto comunque molto positivo), assottigliando sensibilmente la base della piramide demografica. Un “abbattimento” che, complice la denatalità, sarà ancora più evidente fra 25 anni, oggi con un rapporto di 1 giovane su 2 anziani (soglia 65 anni) che salirà a 1 su 3. Ne consegue un aumento della pressione sul Welfare, sul carico di cura e così via. Tuttavia la piramide dell’età e l’età anagrafica, intesa come distanza dal momento nascita, oggi non rappresenta più tutte le età, che possono essere molteplici e influenzate dalla percezione che la persona ha di sé e dalle condizioni di (buona) salute. Infatti, mettendo in relazione identici indicatori di benessere eco-sostenibile, attuali e relativi a 20 anni fa, si osserva nella popolazione anziana un aumento della pratica sportiva, la riduzione di comportamenti a rischio (specie dell’alcool), un aumento dei consumi di frutta e verdura, a fronte di un peggioramento di obesità e condizioni croniche multiple, come conseguenza della longevità. Inoltre si è osservato un aumento marcato dell’uso di internet (26 volte rispetto al passato), delle video-chiamate (20 volte superiore) e dei social network (13 volte in più) con netta riduzione della frequentazione di amici in presenza. In miglioramento anche la partecipazione sociale, culturale e a attività di volontariato fra gli ultra 75enni».

In funzione di questo scenario occorre dunque domandarsi non solo se si è capaci di gestire l’invecchiamento ma piuttosto se si riconosce il valore che l’anziano porta con sé: una risorsa di proteggere, ma soprattutto una energia “rinnovabile”, già esistente, da attivare.

Azioni di rete

L’attuale scenario di popolazione impone di ridisegnare i servizi, le politiche di presa in carico dell’invecchiamento, ad esempio con servizi di prevenzioni che educhino, a partire dai 30 anni in ottica di longevità sana, ad aderire percorsi personalizzata, alla messa a punto, strutturale, di piattaforme e tecnologie per la salute che favoriscano il monitoraggio, integrato, dello stato di benessere della persona nel tempo.

Accanto a questi aspetti vanno disegnati nuovi modelli di income (pensionistico e accessorio) che sostengano la persona nella sua progettualità, con al centro Istituti finanziari e bancari, consulenti dedicati che accompagnino l’interessato nella gestione dei capitali in funzione dei propri bisogni. Tale rete è avvalorata e impreziosita anche dal contributo di associazioni, volontari e terzo settore.

Non ultimo va promosso il corretto uso, consapevole e responsabile, di digitale e Intelligenza Artificiale, creando soluzioni di domotica ad esempio e di piattaforme con facile interfaccia, sicure, che favoriscano l’autonomia gestionale della tecnologia anche da parte dell’anziano. La longevità non è un asset verticale, richiede un lavoro in ecosistema, in sinergia, con modelli operativi scalabili, sostenibili, maneggevoli. In questo scenario gli osservatori digitali e della longevità avranno un ruolo sempre più cruciale.

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