Il percorso verso il riassetto della sanità territoriale sembra ormai in dirittura d’arrivo: non si discute più solo di intenzioni, ma di norme concrete, tempi di attuazione e nuovi obblighi contrattuali. Una traccia normativa vera e propria che emerge con chiarezza dal una prima bozza di articolato normativo per il riordino dell’assistenza primaria.
Il cuore della riforma: il sistema a “doppio canale”
La novità più rilevante è l’introduzione di un assetto contrattuale binario per l’assistenza primaria (Art. 2). Da un lato resta la convenzione riformata, confermata come canale ordinario per garantire il rapporto fiduciario e la capillarità del servizio. Dall’altro compare la dipendenza selettiva, un canale su base volontaria dedicato a funzioni territoriali ad alta intensità organizzativa.
Questa scelta mira a rendere operative le Case della Comunità – CdC, trasformando la presenza dei medici da attività “accessoria” a componente strutturale del sistema. La dipendenza sarà attivata prioritariamente per le CdC Hub, garantendo turnazioni costanti e lavoro di équipe multiprofessionale, funzioni che l’attuale assetto non riesce più a garantire in modo uniforme.
Convenzione riformata e “debito organizzativo”
Per chi resterà convenzionato, il rapporto con il SSN cambierà profondamente (Art. 3). Il medico rimane titolare del rapporto fiduciario, ma è tenuto ad adempiere a una funzione inserita in una rete organizzata. I nuovi accordi prevederanno:
- Interoperabilità dei dati: uso obbligatorio di sistemi informativi comuni e Fascicolo Sanitario Elettronico;
- Presa in carico strutturata: gestione attiva dei pazienti cronici e fragili;
- Debito organizzativo minimo: una quota programmata di attività nelle Case della Comunità (non più mera attività incentivata, ma obbligo contrattuale).
Pediatria: assistenza fino ai 18 anni e massimale unico
La riforma interviene anche sulla pediatria di libera scelta, estendendo l’età di esclusiva per l’iscrizione fino al compimento del 18° anno di età. La misura intende contrastare gli effetti del calo delle nascite e rendere meno critico il ricambio generazionale, uniformando il limite massimo di assistiti tra medici di medicina generale e pediatri. Un intervento che, secondo le stime tecniche, richiederà l’inserimento di circa 1.300 pediatri in più.
Digitalizzazione e supporto: meno burocrazia, più clinica
L’Articolo 8 lega il nuovo modello a una promessa di semplificazione amministrativa. Il testo prevede l’automatizzazione dei flussi informativi e la riallocazione del tempo professionale verso l’attività clinica, grazie al supporto di personale amministrativo/infermieristico e al potenziamento della telemedicina. È un passaggio chiave: la riforma riconosce che non si può chiedere più presenza ai medici senza rafforzare le infrastrutture digitali e organizzative di supporto.
Formazione e previdenza: l’istituzione della Scuola di Specializzazione
Un altro pilastro fondamentale è l’istituzione immediata della Scuola di specializzazione universitaria in medicina generale (4 anni). Sul fronte previdenziale, il testo rassicura sulla salvaguardia degli obblighi contributivi verso l’ENPAM, un punto essenziale per garantire la tenuta del sistema pensionistico della categoria anche in caso di passaggio alla dipendenza.
Regioni decisive e scadenze serrate
Il testo attribuisce un ruolo centrale alle Regioni (Art. 7), che avranno il compito di programmare il fabbisogno nelle CdC e definire i contingenti per il canale dipendente. Il cronoprogramma è estremamente ambizioso (Art.10): entro 60 giorni deve essere definito lo schema della nuova convenzione, entro 120 giorni il contratto per i dipendenti, mentre (Art.11) a 180 giorni è fissato il termine per l’avvio di un monitoraggio nazionale che valuterà l’impatto reale della riforma sui servizi ai cittadini.
Le reazioni e i nodi da sciogliere
Nonostante le rassicurazioni, il clima resta teso. La Fimmg ha definito il provvedimento «inattuabile», mentre la Fnomceo contesta una riforma «fatta senza i medici». Il punto più delicato resta l’Articolo 6: trascorsi sei mesi dall’approvazione della nuova convenzione, i medici in possesso dei requisiti dovranno optare formalmente tra il rapporto di dipendenza o l’adesione alla nuova convenzione riformata.
Verso una rete territoriale moderna
La Riforma Schillaci punta a trasformare le Case della Comunità da “scatole vuote” del PNRR in centri erogatori di servizi reali. Se la dipendenza selettiva riuscirà a integrarsi senza scardinare il rapporto fiduciario del medico di famiglia, l’Italia potrà finalmente avere una rete territoriale moderna. Tuttavia, la sfida resta politica: mediare con i sindacati per evitare una frattura insanabile con la categoria.



