I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DAN) rappresentano una delle principali sfide per la salute pubblica, con dati in costante crescita e una complessità clinica che riflette le trasformazioni culturali e sociali della nostra epoca. La revisione del DSM-5-TR (2022) ha ampliato la categoria, includendo non solo anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata (BED), ma anche nuove condizioni emergenti.
In Italia, secondo ISS, oltre 3 milioni di persone sono in trattamento, e la mortalità rimane tra le più alte tra le patologie psichiatriche.
L’immagine corporea
La distorsione dell’immagine corporea non è solo un sintomo, ma un vero e proprio nucleo psicopatologico dei DAN, riconosciuto come criterio diagnostico per anoressia nervosa e bulimia nervosa e presente, seppur con caratteristiche diverse, anche nel BED.
L’immagine corporea è un costrutto multisensoriale, che integra informazioni visive, tattili, propriocettive e interocettive. Nei DAN, questa integrazione viene alterata da pregiudizi cognitivi (attenzione selettiva verso le parti del corpo percepite come difettose, memoria distorta di episodi legati a peso e forma, errori di interpretazione delle sensazioni corporee).
Sovrastimare le dimensioni del proprio corpo, giudicare il proprio valore personale quasi esclusivamente in base al peso e alle forme, evitare lo specchio o, al contrario, controllarsi ossessivamente: questi comportamenti sono manifestazioni di una sofferenza che va ben oltre la semplice insoddisfazione corporea.
Perché è importante
Le ricerche più recenti sottolineano che la distorsione dell’immagine corporea è uno dei principali fattori di mantenimento del disturbo alimentare e un predittore negativo per la risposta al trattamento. Non solo: anche dopo la remissione dei comportamenti alimentari patologici, la persistenza delle preoccupazioni per il corpo aumenta il rischio di recidiva.
Per questo, la componente cognitiva – l’eccessiva valutazione di peso e forma – è oggi il principale bersaglio delle terapie più efficaci, come la CBT-E (Cognitive Behavioral Therapy Enhanced) e il metodo MindFoodNess.
Il ruolo del medico
Il medico di medicina generale è spesso il primo a intercettare i segnali precoci dei DAN. È fondamentale che sappia riconoscere, oltre ai sintomi fisici e comportamentali, anche i segnali di una distorsione dell’immagine corporea:
- Preoccupazione eccessiva per il peso e la forma
- Evitamento di situazioni sociali che espongono il corpo
- Uso di abiti larghi per “nascondersi”
- Controllo ossessivo allo specchio o evitamento dello specchio
- Dialogo interno fortemente autocritico (“Mi sento grasso/a”, “Valgo solo se dimagrisco”)
Il colloquio deve essere condotto con sensibilità, evitando di rinforzare il focus sul peso o sull’aspetto. È importante validare la sofferenza, offrire uno spazio di ascolto non giudicante e spiegare che la distorsione dell’immagine corporea è un sintomo riconosciuto e trattabile.
Approccio terapeutico
Le linee guida NICE e la letteratura internazionale concordano: la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è oggi il trattamento di prima scelta per adulti con DAN, in quanto affronta in modo specifico l’eccessiva valutazione di peso e forma e i meccanismi cognitivi che mantengono la distorsione dell’immagine corporea.
Lavorare sull’immagine corporea significa aiutare il paziente a riconoscere e modificare i propri pensieri disfunzionali, a ridurre i comportamenti di evitamento e body checking, e a sviluppare una relazione più flessibile e meno giudicante con il proprio corpo.
Tecniche esperienziali (esposizione graduale allo specchio, esercizi di accettazione e consapevolezza) si sono dimostrate utili per ridurre la sofferenza e favorire il cambiamento.Un approccio integrato, che preveda anche psicoeducazione, lavoro sui valori personali e coinvolgimento della famiglia, è fondamentale per la prevenzione delle recidive.
Responsabilità condivisa
La distorsione dell’immagine corporea è il cuore della sofferenza nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Riconoscerla, validarla e trattarla in modo specifico è una responsabilità condivisa tra medico di base, specialisti e famiglia. Solo così è possibile offrire ai pazienti non solo la remissione dei sintomi, ma una reale possibilità di recupero e di benessere duraturo.
I segnali
Questi segnali, se presenti, suggeriscono una distorsione dell’immagine corporea e devono indurre il medico ad approfondire:
- Preoccupazione eccessiva per peso, forme, dimensioni corporee
- Evitamento di specchi o, al contrario, controllo ossessivo allo specchio
- Uso di abiti larghi o “protettivi”
- Evitamento di situazioni sociali che espongono il corpo (es. piscina, palestra)
- Dialogo interno autocritico e svalutante
- Difficoltà ad accettare cambiamenti corporei fisiologici (pubertà, gravidanza, invecchiamento).
Strategie per un colloquio efficace
Il dialogo con il paziente che soffre di un disturbo alimentare richiede particolare attenzione alla comunicazione. Ecco alcune strategie pratiche:
- Domande aperte: Privilegiare domande come “Come descriverebbe il suo rapporto con il cibo?” invece di “Quanto pesa?”. Le domande aperte favoriscono l’espressione del vissuto soggettivo.
- Validazione emotiva: Utilizzare frasi come “Capisco che sia difficile parlarne, ma siamo qui per aiutarla”. La validazione crea un clima di accettazione che facilita l’apertura del paziente.
- Monitoraggio strutturato: Impiegare scale validate per seguire l’evoluzione del disturbo in modo oggettivo.
- Linguaggio non giudicante: Evitare commenti su peso o aspetto che potrebbero rinforzare l’ossessione per il corpo. Concentrarsi invece sul benessere generale e sul funzionamento quotidiano.
- Coinvolgimento attivo: Rendere il paziente protagonista del percorso di cura, concordando obiettivi realistici e graduali da raggiungere insieme.
Bibliografia di riferimento
- American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, Text Revision (DSM-5-TR). APA Publishing, 2022.
- Mian E. Fuga dallo Specchio, Feltrinelli Editore, 2023.
- Riccardo Dalle Grave, AIDAP (2021). Immagine corporea nei disturbi dell’alimentazione: il ruolo centrale dell’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo.
- Nuova Rassegna di Studi Psichiatrici (2024). Immagine Corporea e Psicopatologia del Comportamento Alimentare.
- Straface E., Tarissi De Jacobis I., Capriati T., et al. I DCA e la pandemia di COVID-19: effetti su rischio e sintomi. Not Ist Super Sanità 2024;37(5):3–6.
- Frontiers in Psychology. The role of therapeutic alliance in eating disorder treatment outcomes. 2024;15:211436.
- Mian E. MindFoodNess. Far pace con cibo, corpo ed emozioni. Feltrinelli Editore, 2025.



