Il virus Epstein Barr (EBV) è un herpesvirus tra i più diffusi nella la popolazione mondiale. Rappresenta la causa primaria di mononucleosi infettiva, contratta di solito in adolescenza. L’infezione provocata dal virus è stata associata anche allo sviluppo di diverse patologie autoimmuni come la sclerosi multipla, il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide, nonché a un aumento del rischio di neoplasie. Questo perché una volta contratta l’infezione, il virus permane in forma latente all’interno del sistema immunitario, portando a possibili gravi complicanze nelle persone immunodepresse, in cui il virus può riattivarsi.
Tra le glicoproteine coinvolte nell’ingresso del virus nei linfociti B figurano gp350 e gp42. Quest’ultima interagisce con il complesso gH/gL, passaggio fondamentale per l’infezione cellulare.
Diversi gruppi di ricerca dell’Università di Washington e del Fred Hutchinson Cancer Center, hanno valutato la possibilità di prevenire l’infezione mediante anticorpi monoclonali, ovvero anticorpi prodotti in laboratorio specificamente diretti contro un bersaglio molecolare.
Studi precedenti avevano dimostrato che alcuni di questi anticorpi erano in grado di proteggere modelli animali dall’infezione; tuttavia, i primi tentativi effettuati sull’uomo con il monoclonale murino 72A1, avevano evidenziato problemi di immunogenicità, poiché i pazienti sviluppavano anticorpi contro il farmaco stesso e, in alcuni casi, reazioni di ipersensibilità.
Per superare tale limitazione, gli autori dello studio hanno utilizzato topi geneticamente modificati per produrre anticorpi con caratteristiche essenzialmente umane. Immunizzando questi animali con le glicoproteine ricombinanti gp350 e gp42, hanno ottenuto due monoclonali diretti contro gp350 e otto diretti contro gp42. I risultati hanno dimostrato che gli anticorpi neutralizzano il virus impedendo le fasi iniziali dell’infezione dei linfociti B.
I risultati della ricerca
I risultati suggeriscono che questi anticorpi potrebbero limitare l’infezione e ridurre il rischio di viremia nei soggetti ad alto rischio, un’ipotesi che dovrà essere confermata dagli studi clinici. In particolare, il monoclonale diretto contro gp42 ha evidenziato una marcata efficacia preventiva nel modello preclinico: il trasferimento passivo prima dell’esposizione al virus nei modelli murini umanizzati, ha mostrato la prevenzione della viremia, dell’ingrossamento della milza e la presenza di DNA virale nei tessuti, indicando risultati compatibili con un’elevata protezione dall’infezione nel modello sperimentale.
Gli anticorpi diretti contro gp350 hanno, invece, fornito una protezione solo parziale.
Nel complesso, i ricercatori suggeriscono che gp42 rappresenti uno dei bersagli più interessanti per lo sviluppo di nuove strategie preventive contro il virus Epstein-Barr e che gli anticorpi monoclonali completamente umani possano in futuro essere utilizzati come profilassi nei pazienti ad alto rischio, in particolare nei soggetti con sistema immunitario compromesso e nei riceventi di trapianto d’organo.
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