Esenzione da vaccinazione (e tampone gratis) solo per pochi

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Le linee guida del Ministero restringono il campo sostanzialmente ad allergie, problematiche ematiche e della gravidanza, ma di fatto la scelta può essere più ampia, anche se dipende dal medico vaccinatore

Elena Velicogna
Elena Velicogna

Il decreto Green pass prevede tamponi Covid gratuiti per i soggetti fragili che non possono vaccinarsi. Ma avere l’esenzione è una procedura tutt’altro che semplice. Le certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-Covid – come recita la circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021 –  possono essere rilasciate dai medici vaccinatori dei Servizi vaccinali delle aziende ed enti dei Servizi sanitari regionali o dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta dell’assistito che operano nell’ambito della campagna di vaccinazione anti-Sars-CoV-2 nazionale.
Il primo punto è, dunque, che non possono essere concesse dal mero medico di medicina generale. «Ai medici di famiglia, che più conoscono i propri pazienti, non è data alcuna facoltà -spiega Elena Velicogna che svolge l’attività ambulatoriale a Milano- L’errore di fondo è pensare che siano loro a dare l’esenzione, ma manca la specifica: devono essere vaccinatori».

Quanto dura l’esenzione

Il secondo punto è fino a quando possono essere concesse e per quanto tempo valgono? La circolare indicava fino al 30 settembre 2021, tempo ormai scaduto. «È stata prorogata fino al 30 novembre. Qualche mio paziente l’ha avuta, ma sono pochi ed è data a fatica, quasi una concessione. E inoltre per tempi ristretti, dieci-quindici giorni, giusto per fare visite e accertamenti, ma in quel lasso non si riesce ad avere i referti. Ad altri è stata concessa oltre il 30 novembre: una mia paziente, con sorpresa, addirittura fino ad aprile 2022».

Controindicazioni e precauzioni per essere esenti

Il terzo punto, ancora più incerto, è stabilire chi è esente dalla vaccinazione. La circolare fa riferimento a due principi orientativi, ovvero condizioni o situazioni che possono rappresentare  una controindicazione o precauzione, ma le condizioni riportate, anche se si specifica «non esaustive», si riconducono sostanzialmente alle allergie a eccipienti ai vaccini (per esempio il polietilenglicole o Peg nei vaccini a mRNA; il trometamolo contenuto nel vaccino Moderna e il polisorbato, contenuto nei vaccini a vettore virale, ndr) e pochi altri casi, come aver manifestato episodi di sindrome da perdita capillare o sindrome trombotica associata a trombocitopenia in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria. «Chi possa essere esente è un argomento molto nebuloso. Le esenzioni dipendono molto dal medico vaccinatore, più che dalle linee guida. La circolare del ministero fa riferimento soprattutto a soggetti allergici, in particolare ad alcuni eccipienti presenti nel vaccino. Di fatto la realtà non corrisponde a questo. A diversi miei pazienti, fortemente allergici, i medici vaccinatori hanno invece suggerito di fare il vaccino in una struttura protetta, come un centro di allergologia. La tendenza è di vaccinare sempre e comunque. Se poi uno è allergico, ipotizziamo, al Peg, gli viene consigliato di fare altro vaccino dove non è presente».

Insomma, appare difficilissimo avere un’esenzione sulla base delle segnalazioni del medico di medicina generale: ancora meno chiaro è per quale patologia. «Su una quarantina di miei pazienti che hanno fatto richiesta solo quattro l’hanno avuta: uno per problemi allergologici, un altro per patologie vascolari e due ginecologiche. Di fatto si può provare a chiedere per tutto quello che ha un minimo di una logica, anche una fibromialgia. Ma alla fine è il medico vaccinatore che decide. E si deve sperare che ci sia un interlocutore non solo proiettato a una vaccinazione a tutti i costi, anche se è questa la tendenza che si sta affermando. Noi possiamo solo fare una certificazione che sconsiglia la vaccinazione (anche se ha poca validità), con cui recarsi al centro vaccinale. Per esempio, perché un paziente ha una storia clinica di forte allergia o si richiede una valutazione allergologica con dei test».

Avere tanti anticorpi non esenta dalla vaccinazione

Nessuna chance, invece, per chi ha avuto il Covid, è guarito ma presenta ancora un elevato numero di anticorpi. Seppur considerati protettivi, la circolare ribadisce che «la presenza di un titolo anticorpale non può di per sé essere considerata, al momento, alternativa al completamento del ciclo vaccinale». «Qualcuno ha provato ad andare dal medico vaccinatore con l’esame sierologico, fatto a proprie spese, ma gli hanno ugualmente fatto il vaccino, anche perché non c’è un valore di cut-off degli anticorpi e la risposta che danno è che non si conosce la durata di protezione». Va però ricordato che in una recente audizione alla prima commissione Affari Costituzionali del Senato l’attuale presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, ha detto che «i dati scientifici ci dicono che l’immunità naturale ha maggiore persistenza rispetto a quella vaccinale». Paradossalmente viene raccomandato un richiamo a sei mesi a chi è guarito rispetto all’anno per chi ha fatto il vaccino. Un eccesso di prudenza, tanto che sono in molti a sostenere, sulla base di diversi studi, e tra questi il professor Mariano Bizzarri, professore associato di Patologia clinica e generale presso l’Università La Sapienza di Roma, che chi ha avuto l’infezione con il Sars-Cov-2 ed è guarito oggi «ha una protezione pressoché permanente». «Che si dica che la vaccinazione dia più immunità di quella naturale – riflette Velicogna – fa un po’ sorridere. Questa vaccinazione di massa ha più di un punto interrogativo: oggi sarebbe da considerarne l’opportunità sulla base dei singoli pazienti».

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