Il diabete mellito è una patologia cronica con un importante impatto sociale, sanitario ed economico in preoccupante crescita: si stima possa arrivare a colpire fino a 1,3 miliardi di soggetti nel 2050.

Tra diabete e nutrizione esiste una stretta relazione; da una parte quantità e qualità del cibo assunto influenzano in modo significativo il rischio di sviluppare la patologia mentre, dall’altra, possono addirittura farla regredire una volta che si sia manifestata.

Anche studi recenti hanno enfatizzato come il diabete presenti cause eterogenee, con fattori che incidono sulla sua comparsa ovvero sulla sua gravità, che variano da persona a persona.

L’impatto degli alimenti sul diabete e i benefici della Dieta Mediterranea

È dunque assai probabile che alimenti diversi svolgano un ruolo specifico in individui diversi, nelle varie fasi della malattia, interagendo con la genetica o con altre caratteristiche individuali quali l’età, il sesso, l’etnia, la composizione del microbiota intestinale. Temi questi oggi al centro di un’intensa attività di ricerca.

In tal senso, ampi studi di popolazione hanno dimostrato che tra persone geneticamente predisposte a sviluppare il diabete e l’obesità, in quanto portatori di alcune varianti genetiche che influenzano il metabolismo energetico, coloro che seguono la dieta Mediterranea sviluppano il diabete in una percentuale significativamente minore di casi rispetto a chi segue altri tipi di diete. 

L’importanza della nutrizione di precisione

In questo contesto, la nutrizione di precisione, una scienza che punta a un approccio personalizzato degli interventi nutrizionali che tenga conto delle caratteristiche dei singoli e del diverso impatto che alimenti e nutrienti possono avere su persone diverse, è oggetto di crescente attenzione da parte della comunità scientifica quale potenziale strumento di prevenzione e cura di alcune patologie croniche, tra cui il diabete.

Il tema è stato al centro di una delle sessioni del XLIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana – SINU, ospitato a Piacenza dal 4 al 6 giugno scorso.

Recentemente, studi sperimentali svolti presso l’Università di Napoli “Federico II” hanno evidenziato, ad esempio come le caratteristiche individuali influenzino l’entità e le caratteristiche temporali dell’aumento della glicemia dopo i pasti.

La variabilità glicemica impatta negativamente sul rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e complicanze della patologia diabetica.

Come genere e microbiota impattano sull’aumento della glicemia

Gli studi condotti hanno messo in luce come in soggetti ad alto rischio cardio-metabolico, il genere giochi un ruolo importante nel determinare le caratteristiche della risposta glicemica post-prandiale.

Le donne sperimentano, ad esempio, un aumento della glicemia dopo il pasto più marcata rispetto agli uomini e più repentina: ne consegue che per le donne è preferibile abbracciare una dieta a basso indice glicemico, ricca di legumi, verdure e cereali integrali per mantenere i valori glicemici più stabili.

Altresì, si sta sempre più affermando il ruolo del microbiota intestinale come determinante per la risposta glicemica post-prandiale.

Tra i pazienti con diabete insulino-dipendente, di tipo 1, coloro che presentano una maggiore abbondanza di specie batteriche benefiche produttrici di idrossibutirrato, come l’Eubacterium rectale, mostrano un incremento meno marcato della glicemia rispetto a coloro che presentano altri tipi di specie batteriche. 

Verso terapie sempre più personalizzate

Questi risultati aprono la strada a terapie sempre più mirate e personalizzate: l’individuazione di un numero crescente di relazioni consentirà una personalizzazione sia nel trattamento sia nella prevenzione del diabete, con risultati più efficaci per i pazienti e per il sistema sanitario nel suo complesso.

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