Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), che comprendono la Malattia di Crohn e la Colite ulcerosa, rappresentano una sfida crescente per i sistemi sanitari globali. Si stima che circa 7 milioni di persone nel mondo convivano con queste patologie, mentre in Italia i pazienti sono circa 250.000, con una lieve prevalenza nel sesso femminile. L’esordio avviene frequentemente in età giovane e il decorso è caratterizzato da elevata variabilità clinica.
Governance clinica e approccio multidisciplinare
Il quadro delle conoscenze aggiornate è stato discusso dalla Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva durante il Congresso FISMAD 2026. Le MICI richiedono una presa in carico globale e multidisciplinare, che coinvolga gastroenterologi, nutrizionisti, psicologi e altri specialisti. La gestione è affidata principalmente a centri di riferimento, dotati di strumenti diagnostici avanzati e terapie innovative, tra cui farmaci biologici e piccole molecole capaci di modificare il decorso della malattia, come ha ricordato Giovanni Monteleone, Docente di Gastroenterologia, Dipartimento di Medicina dei Sistemi, dell’ Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
«L’intelligenza artificiale sta aprendo scenari promettenti per la diagnosi precoce e la personalizzazione delle terapie, ma è la solidità delle evidenze scientifiche – e la loro traduzione concreta nel trattamento del paziente – a restare la bussola della SIGE. – aggiunge Monteleone – In questo scenario, ribadiamo infatti il nostro mandato di garanzia in qualità di Società Scientifica: vigilare sulla solidità delle evidenze prodotte dalla ricerca, promuovere il trasferimento delle nuove conoscenze dalla letteratura alla pratica clinica, e facilitare l’adozione di approcci terapeutici aggiornati. Strumenti chiave di questa missione sono l’elaborazione di linee guida basate su prove scientifiche, la diffusione attraverso congressi e pubblicazioni, e la collaborazione attiva con istituzioni sanitarie e associazioni di pazienti».
Disuguaglianze assistenziali e ritardo diagnostico
Nonostante i progressi, persistono criticità rilevanti nel sistema sanitario. I pazienti con MICI si confrontano con disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, ritardi diagnostici e una continuità assistenziale ancora frammentata tra ospedale e territorio. L’integrazione tra centri specialistici e medici di medicina generale rappresenta un elemento chiave per migliorare la presa in carico e ridurre i tempi di diagnosi, soprattutto nei casi di Malattia di Crohn.
Aderenza terapeutica e ruolo dell’educazione del paziente
Un aspetto critico nella gestione delle MICI è rappresentato dalla scarsa aderenza terapeutica: circa il 50% dei pazienti non segue correttamente le prescrizioni, con un aumento del rischio di riacutizzazioni e complicanze. In questo contesto, programmi strutturati di educazione terapeutica e supporto ai caregiver risultano fondamentali per migliorare gli esiti clinici e la qualità della vita.
Il ruolo dell’ Intelligenza Artificiale: diagnosi e personalizzazione terapeutica
L’Intelligenza Artificiale sta emergendo come uno strumento di grande potenziale nella gestione delle MICI. Gli algoritmi consentono di identificare lesioni infiammatorie minime non sempre evidenti all’endoscopia tradizionale e di quantificare in modo oggettivo il grado di infiammazione intestinale. Le applicazioni si estendono anche all’analisi istologica dei campioni bioptici e alle tecniche di imaging, come entero-RMN ed entero-TC, migliorando la diagnosi precoce delle complicanze e la stratificazione del rischio.
Salvo Leone, direttore generale della associazione AMICI Italia precisa «Sull’intelligenza artificiale le aspettative sono alte — diagnosi più precoci, terapie personalizzate, monitoraggio continuo — ma le preoccupazioni non mancano: il rischio è che queste innovazioni amplino ulteriormente il divario tra i territori, raggiungendo solo i centri di eccellenza. Serve anche chiarezza sulla gestione dei dati e, soprattutto, va preservata la relazione medico-paziente: l’IA deve supportare il clinico, non sostituirlo. Le nostre priorità per la comunità scientifica e le istituzioni sono chiare: equità di accesso alle nuove tecnologie, reti integrate di cura capaci di condividere i dati tra ospedale e territorio, coinvolgimento attivo dei pazienti nei processi decisionali e nella ricerca, e investimento nella formazione. L’innovazione non può restare una promessa: deve diventare un’opportunità concreta per migliorare la vita delle persone con IBD.»
Prospettive future e integrazione nel sistema sanitario
Nonostante le prospettive promettenti, l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nella pratica clinica richiede ulteriori studi prospettici per confermarne l’efficacia sugli esiti clinici e la sostenibilità economica. È inoltre necessario sviluppare una governance solida dei dati sanitari e garantire un’adozione uniforme delle tecnologie sul territorio, evitando che l’innovazione amplifichi le disuguaglianze. La sfida resta quella di coniugare progresso tecnologico e centralità della relazione medico-paziente, trasformando l’innovazione in un reale beneficio per le persone con MICI.



