Oltre l’emergenza

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Mentre in Italia si sta uscendo faticosamente dal tunnel della pandemia da Coronavirus, nel mondo la situazione si fa ogni giorno più difficile e drammatica. Sono ormai decine di milioni i contagiati, centinaia di migliaia i morti e non sappiamo quanti malati soffriranno per patologia croniche post-Covid.
In Italia e in Europa la domanda attuale è come avviare la ripresa senza perdere la capacità difensiva e di reazione di fronte ai nuovi possibili casi. Una ripresa che non è solo economica e sociale, ma anche personale e famigliare.
Medici e operatori delle medicine complementari hanno pagato un prezzo elevato al diffondersi dell’epidemia e al conseguente lockdown. Studi chiusi, attività sospese, rischi di contagio per chi ha comunque voluto dare la disponibilità di una presenza clinica, avvertita da molti pazienti come assolutamente necessaria.

Che bilancio fare di questa esperienza? Che ruolo hanno avuto le MC nel contesto dell’epidemia di Covid-19? I pochi che lavorano in un contesto di sanità pubblica hanno avuto modo di rendersi utili facendo semplicemente i medici e i sanitari, in qualche caso spogliandosi della propria qualifica di “complementari” e tornando a fare gli anestesisti rianimatori, i medici e i pediatri di famiglia, e, al di fuori del Sistema sanitario nazionale, supportando i propri pazienti di fronte alla minaccia del contagio cercando, con gli strumenti a propria disposizione, di rafforzare la risposta immunitaria e la resilienza delle persone.
Pochi sono stati i colleghi che hanno ceduto alla malìa del complottismo a tutti i costi fatto di negazionismo dell’esistenza stessa della pandemia, o rifiutando misure fondamentali come mascherina e distanziamento sociale, o accettando qualsiasi ipotesi favorevole alla riduzione dei tempi della chiusura sociale.
La stragrande maggioranza dei sanitari delle MC ha contribuito a convincere le persone a rispettare le norme prescritte, per la loro tutela e la salvaguardia dei propri famigliari, e quindi di fatto a contenere la diffusione del contagio.

Ora il problema è come convivere con una situazione di persistente endemia Covid-19 e impedire che i possibili, anzi probabili, cluster si trasformino a poco a poco in un ritorno dell’epidemia. A questo proposito si tratta di provare a capire, dopo le diverse esperienze maturate in questi mesi, se le misure di rafforzamento della risposta immunitaria delle persone attraverso la somministrazione di trattamenti complementari (per esempio Arsenicum album o Bryonia alba o Gelsemium sempervirens in omeopatia; Echinacea, Ribes nigrum, Rosa canina in fitoterapia; Astragalus o le varie formule della Medicina Tradizionale Cinese, come esercizi di Yoga, la meditazione ecc.) possono avere o meno una qualche efficacia, e quindi possano essere ragionevolmente proposte come supporto alle più comuni misure di prevenzione (distanziamento sociale, mascherine, igiene delle mani e sanificazione degli ambienti).

Gli studi in corso sull’efficacia terapeutica e di prevenzione (forse) ci potranno a breve dare dei risultati, che speriamo positivi, ma ad oggi non possiamo affermare con certezza che le medicine complementari aggiungano qualcosa in termini di efficacia ai trattamenti convenzionali proposti. Le diverse formule di MTC associate ai trattamenti convenzionali secondo le autorità cinesi si sono dimostrate utili, ma mancano dati di confronto che consentano di definire con precisone il loro ruolo terapeutico e in prevenzione.

Abbiamo la certezza che molte sostanze naturali possono sostenere l’attività immunitaria dell’organismo, ma non esistono, ancora, prove sulla loro efficacia nel proteggere dall’infezione da Covid-19, non essendoci al momento studi comparativi (effetti con MTC versus effetti senza). Terapie come omeopatia e Ayurveda sono state utilizzate a livello di massa in alcuni Paesi (India, Cuba, altri paesi dell’America Latina) soprattutto in senso preventivo, ma non è sufficiente vedere gli ultimi dati della ridotta diffusione del virus e dei tassi di mortalità e letalità di paesi come Cuba o lo stato indiano del Kerala senza tener conto della relativa efficienza dei loro sistemi sanitari e delle misure estremamente rigide di lockdown e distanziamento sociale adottate con grande anticipo rispetto ai tempi di diffusione della pandemia. In questa situazione è bene prepararsi alle nuove sfide invernali senza paura e senza lasciarsi andare a facili e immotivati trionfalismi.

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