One Health e zoonosi, concetti ancora troppo poco conosciuti

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Concetti come One Health e zoonosi, che sono alla base della pandemia in corso, sono ignoti all’80% degli italiani. Per 6 italiani su 10 è importante tutelare l’ambiente al fine di preservare la salute dell’uomo; molti tuttavia non sanno quali sarebbero concretamente gli strumenti più utili per evitare future pandemie. Sono solo alcuni dei dati emersi dalla ricerca realizzata da SWG circa la conoscenza da parte degli italiani di temi legati alla tutela della salute globale secondo un approccio One Health. I dati sono stati presentati nel corso del webinar promosso da Federchimica AISA (Associazione delle imprese della salute animale) dal titolo “One Health e Zoonosi: quando la salute umana si lega a doppio filo a quella animale” tenutosi il 29 aprile.

L’indagine è stata realizzata su un campione di 800 soggetti maggiorenni diversi per estrazione economica, titolo di studio e professione. Ne è emerso che, nell’ultimo anno, l’81% del campione non aveva mai sentito parlare di One Health e che l’80% ignorava il significato di zoonosi, termini alla base della pandemia tuttora in atto. Se è vero infatti che le cause del Covid-19 non sono ancora del tutto note, appare indiscusso che la crescente simbiosi tra uomo e animali sia stata uno degli elementi scatenanti.

Verso un concetto di salute circolare

«La pandemia ha sdoganato il concetto di salute circolare, intesa come linfa vitale che attraversa uomo, animale, ambiente – ha commentato Ilaria Capua, Direttore del centro di eccellenza One Health dell’Università della Florida – Il concetto di salute circolare vuole colmare quel gap terminologico evidenziato dall’indagine SWG anche perché negli ultimi anni le aree d’interazione e sovrapposizione tra salute umana, animale e ambiente si sono andate continuamente moltiplicando. La salute circolare intende ricordare a tutti che viviamo in un sistema chiuso del quale non siamo padroni, ma solo coinquilini, insieme ad altre specie: animali, piante, biosfera. Occorre dunque lavorare in una direzione completamente nuova, promuovendo azioni di sanità pubblica che vadano nella direzione di uno sviluppo sostenibile».

«Stante la scarsa conoscenza terminologica, per l’87% degli italiani è evidente un legame tra uomo, ambiente e animali (il 7% crede esista uno scarso legame mentre il 6% ritiene non ve ne sia alcuno) – ha proseguito Riccardo Grassi, Direttore di Ricerca presso SWG – 6 italiani su 10 ritengono che per preservare la salute dell’uomo sia cruciale tutelare l’ambiente nella sua interezza. Anche la lotta ai cambiamenti climatici è stata evidenziata tra le necessità da affrontare dal 67% gli intervistati. A fronte tuttavia di un’ampia condivisione teorica, sono ancora pochi coloro che trasformano concretamente queste intenzioni in buone pratiche. Grande attenzione è stata mostrata anche nei confronti del benessere degli animali, percepito dal 62% del campione come uno strumento cruciale ad assicurare anche all’uomo una vita in salute».

Allerta alta per future zoonosi

La pandemia ha inequivocabilmente mostrato la fragilità dei nostri sistemi. Il 76% del campione intervistato ha dichiarato che i principali fattori di diffusione del Covid sono rinvenibili nella scarsa igiene degli allevamenti intensivi e nella forte simbiosi tra animali e uomo. Molti hanno insistito sul ruolo dannoso dell’inquinamento atmosferico, sull’eccessivo utilizzo degli antibiotici in ambito umano e animale, sullo scarso controllo degli allevamenti.
Alto è inoltre risultato il livello di allerta: l’80% del campione teme per future pandemie, consapevole della possibilità di ulteriori trasmissioni di patogeni dagli animali all’uomo.

Molta confusione e poche certezze invece circa gli interventi più urgenti da intraprendere, anche a livello istituzionale. Il 92% concorda sul bisogno di investire nella riduzione dell’inquinamento, così come nel mettere in atto pratiche significative per il miglioramento della qualità di vita degli animali allevati, Alte anche le percentuali di chi ritiene fondamentale intervenire a tutela della biodiversità (91%) e infine sulla necessità di migliorare la capacità di cura degli animali, da allevamento e domestici, sviluppando nuovi medicinali veterinari (88%).

«Questo periodo pandemico ha creato grande sensibilità su questi temi – ha sostenuto Arianna Bolla, presidente di Federchimica AISA – ed è necessario sfruttarlo per informare in modo più capillare l’opinione pubblica sull’importanza dell’approccio One Health, un approccio che non può prescindere da continui, crescenti investimenti in ricerca e innovazione. Da qui la richiesta che la medicina veterinaria sia parte a pieno titolo del piano di resilienza istituzionale: una Sola Salute presuppone anche una collaborazione e un dialogo trasparente e aperto tra istituzione pubblica e interesse privato».

L’importanza di agire subito

«Abbiamo tutti gli strumenti per poter migliorare il nostro rapporto con gli animali e l’ambiente – ha concluso Capua – Il Covid è stato l’evento più misurato della storia. Ora sta a noi decidere se volgere lo sguardo altrove o agire subito. Tuttavia, abbiamo davanti a noi un ‘conto alla rovescia’ che non ci offre molte chance se non quella di un repentino e radicale ripensamento. Un’altra pandemia arriverà di certo (le pandemie influenzali si verificano ogni 11-40 anni) e dovremmo sfruttare questo intermezzo per un ripensamento, per spingere verso una convergenza della salute, per riprendere in mano le cose e proiettarle verso il futuro».