La gestione nutrizionale del paziente con malattia di Parkinson merita una valutazione strutturata lungo tutto il decorso della malattia. È il messaggio centrale di un lavoro recentemente pubblicato su Nutrition Reviews, che propone un guidance paper rivolto ai clinici coinvolti nella presa in carico di questi pazienti.
Il documento richiama l’attenzione su un aspetto spesso considerato ancillare, ma che in realtà può incidere in modo rilevante su prognosi, risposta terapeutica e qualità di vita.
Le criticità cliniche da monitorare
Nel paper, gli autori sottolineano come la nutrizione nel Parkinson sia condizionata dalla malattia stessa, dalla sua progressione e dai trattamenti, in particolare dai sintomi motori e dalle complicanze correlate alla levodopa, che possono favorire squilibri energetici e variazioni ponderali.
A questo si aggiungono sintomi di disautonomia e disfunzione gastrointestinale, come scialorrea, disfagia e stipsi, che richiedono un monitoraggio regolare, insieme allo stato nutrizionale complessivo, alle eventuali carenze e alle sindromi geriatriche associate.
Indicazioni pratiche
Il documento rafforza quindi l’importanza di integrare precocemente la valutazione nutrizionale nel follow-up, distinguendo tra interventi di base validi per tutti i pazienti e strategie mirate per condizioni specifiche.
L’obiettivo, spiegano gli autori, non è solo trattare la malnutrizione o le complicanze digestive quando compaiono, ma anche prevenire il declino funzionale, preservare lo stato nutrizionale e ottimizzare l’efficacia delle terapie farmacologiche. Il guidance paper si propone così come uno strumento pratico per favorire un approccio multidisciplinare e più sistematico alla cura del Parkinson.
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