Vi siete mai chiesti da dove nasce un pensiero? Dalla mente, certo, ma quali sono le combinazioni chimiche, emotive, fisiologiche e posturali che ingenerano ciò che noi pensiamo durante la giornata? I pensieri, e di conseguenza le azioni che scaturiscono da essi, sono una fitta rete che potremmo definire una sorta di frattale in cui neuroni, coscienza, pressione sanguigna, respiro e motilità del corpo contribuiscono a rendere piacevole ed efficace la nostra vita o, al contrario, possono ingenerare frustrazione e scontento con relativa ripercussione sul nostro stato di salute. La meravigliosa capacità del nostro cervello di intessere infinite possibilità di scambi neurali ed incroci sinaptici ci permette di poter “allenare” la vasta gamma dei nostri pensieri e, di conseguenza, delle nostre diverse azioni.
La conoscenza, lo studio delle varie materie, l’apprendimento di un mestiere, le ricerche nei vari campi, le specializzazioni in campo musicale/canoro/teatrale e non per ultimo lo sviluppo del proprio potenziale motorio (attività fisica) che ogni individuo apparecchia nella propria vita, possono essere un utile e prezioso strumento per mantenere allenata la plasticità del nostro cervello.
L’unicità del potenziale neurale personale
Andiamo con ordine. Veniamo concepiti da due organismi viventi che possiedono già i lori pensieri, poi mettiamo piede su questo pianeta e, giorno dopo giorno, il nostro sistema neurale comincia ad apprendere ed immagazzinare informazioni, stimoli e condizionamenti da più parti: i genitori, gli insegnanti, l’ambiente, il territorio, il corpo con la sua motilità che cambia e le relazioni. Ciò che ci rende unici è proprio lo sviluppo individuale del nostro potenziale neurale e la nostra piena facoltà nell’esprimerlo attraverso le azioni del corpo. “Cogito ergo sum”, qualcuno scriveva un tempo. [Cartesio] “Colui che parla non sa, colui che sa non parla [ma pensa e agisce]”, qualcun altro scriveva. [Lao Tse] Queste citazioni, che appartengono alla storia della nostra evoluzione culturale e filosofica come genere umano occidentale e orientale, sono di grande spunto per mettere in evidenza alcuni dettagli di “come funzioniamo”.
Prendiamo Cartesio: usa il pensiero come evidenza della nostra esistenza, come la certezza che potendo affermare una determinata realtà attraverso i nostri pensieri allora essa esiste per forza. Pensiamo al nostro linguaggio (ossia, al nostro pensiero che si traduce nelle parole) e al modo in cui noi utilizziamo le parole per esprimerci, pensiamo al potere delle parole che usiamo nella vita di tutti i giorni, di come da esse possa dipendere l’umore della nostra giornata o la relazione con gli altri. Le parole che danno forma alla nostra realtà sono in grado di creare, trasformare e in alcuni casi guarire alcune nostre situazioni scomode per non dire addirittura malate.
Una parola può avere il potere di incidere sullo stato di salute delle nostre cellule perché la parola parte dal nostro pensiero che ha origine nel nostro cervello il quale contribuisce a governare le funzioni biologiche e fisiologiche del nostro essere. L’utilizzo ma, soprattutto, l’apprendimento di nuove e funzionali parole e pensieri per la nostra vita evolutiva dipende molto dalla plasticità che il nostro cervello ha e dall’allenamento che noi siamo in grado di offrirgli. La parola plasticità indica quella straordinaria capacità di adattarsi, prendere nuova forma, trasformarsi ed evolvere verso la versione migliore e più funzionale di noi stessi affinché l’intero organismo biologico umano possa vivere al meglio e in salute.
La ricerca in campo neuroscientifico
Ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze del CNR (IN-CNR), dell’Università Politecnica delle Marche e dell’IIT Istituto Italiano di Tecnologia, hanno scoperto un nuovo meccanismo di plasticità sinaptica che controlla l’attività di specifici neuroni di una piccola regione del cervello (denominata Area Tegmentale Ventrale; VTA). I ricercatori hanno evidenziato che questi neuroni svolgono un ruolo fondamentale in complessi processi cerebrali, come la ricompensa e l’apprendimento ad essa associato, l’avversione, la motivazione, l’attenzione e l’attività locomotoria. I risultati della ricerca denotano come l’attività celebrale sia strettamente correlata con la nostra parte emotiva e fisica.
Lo staff di ricerca utilizzando un approccio multidisciplinare che include esperimenti di elettrofisiologia, calcium imaging, chemogenetica e microscopia elettronica, ha evidenziato che l’attivazione degli astrociti della VTA induce un potenziamento a lungo termine (una forma di plasticità) della trasmissione sinaptica mediata dal neurotrasmettitore glutammato e che questa modulazione è presente nelle femmine sin dalle prime fasi di sviluppo mentre nei maschi mostra una maturazione più lenta. In particolare, l’attivazione selettiva degli astrociti della VTA aumenta l’attività delle cellule dopaminergiche e questa stimolazione favorisce un’attività iper-locomotoria associata alla maggior attività fasica delle cellule dopaminergiche. [1]
“Mettere a terra” un pensiero
Leggendo Lao Tse, possiamo incontrare un altro concetto interessante che esprime la facoltà del nostro cervello nel poter mettere in atto i nostri pensieri secondo un agire che completa la nostra espressione psicoemotiva. A volte ciò che c’è nella nostra testa non riesce ad esprimersi totalmente attraverso le azioni che attuiamo nel nostro vivere quotidiano: un ragionamento, un pensiero, un sogno, un desiderio, un progetto hanno bisogno non solo di essere pensati ma in contemporanea di essere realizzati per poter riequilibrare lo stato di salute dell’intero organismo anche dal punto di vista ormonale (serotonina, dopamina, ossitocina, endorfina, sono tutti fattori che aiutano il corpo e la mente a ritrovare un sereno equilibrio).
La nostra mente non sempre è collegata al nostro corpo al 100%: a volte sbilancia il ragionamento intellettivo rispetto all’esigenza del corpo che vuole esprimersi secondo le indicazioni che ha ricevuto dal sistema neuromuscolare. Il creare una disciplina “interna” attraverso metodi di meditazione in movimento come il Tai Chi, permette alla mente di portare nell’azione fisica il pensiero che ci muove nella vita quotidiana, ritrovando il nostro centro ed equilibrando il pensiero con l’azione, la mente con il corpo.
Imparando ad allenare il corpo quotidianamente grazie a una routine di esercizi che sviluppano il nostro potenziale motorio attraverso una corretta respirazione (Tai Chi e Qi Gong) stiamo aiutando la plasticità del nostro cervello a rimanere attiva e soprattutto allenata nella creazione di nuove sinapsi funzionali e vitali per il nostro completo benessere.
La pratica costante
Gli esercizi hanno bisogno di essere praticati con costanza, in maniera bilaterale (esprimendo così le due funzionalità diverse ma complementari dei nostri 2 emisferi celebrali), con una respirazione tranquilla, ponendo attenzione alla postura [2] in modo da permettere al corpo di riconoscere “un’oasi di tranquillità” dove poter tornare ogni volta che la vita ci mette difronte a delle sfide. La plasticità, ovvero la capacità di generare differenti risultati in risposta allo stesso stimolo, rappresenta una delle proprietà più affascinanti del cervello ed è fondamentale per i processi di apprendimento e memoria ed è anche uno dei protagonisti del nostro vivere sani e in armonia con il nostro corpo.
L’auspicio è quello di poter tornare a vivere la nostra vita appieno attraverso il movimento corretto del corpo che sente e segue gli input che la mente gli dà: muoversi con piacevolezza, agire con serenità, parlare con dialogo, relazionarci con l’altro rispettandolo, esprimersi a livello creativo, manifestare i propri talenti e trasformare in gioia le azioni che tutti i giorni compiamo, possono essere un sano e funzionale strumento per tenere allenata la plasticità del nostro cervello e mantenere uno stato di salute duraturo.
La crucialità del “qui e ora”
Nel suo libro “Anche se non penso, sono” Itsuo Tsuda pone l’accento sul progressivo allontanamento della nostra sensibilità [parte intuitiva] dalle esigenze del corpo che vuole vivere con più naturalezza [e meno pensieri forvianti]. Senza dar loro una connotazione negativa, poniamo l’accento sulla riflessione di come a volte i pensieri possono portarci fuori strada: un’incomprensione, un litigio, un fraintendimento, un dispiacere, possono essere causa o meno dei nostri comportamenti nel qui&ora.
I pensieri possono rimanere nel nostro vissuto per giorni, mesi, anni (pensiamo al caso di un torto subito che non riusciamo a perdonare) e il corpo ogni giorno invece cambia e non è mai, a livello biologico ed emotivo, lo stesso: eppure i pensieri di quel dato accadimento lo tengono bloccato in un “ricordo” avvenuto tempo fa che, oggettivamente, non è più attuale per la vita che sta accadendo nel presente. Da qui si possono ingenerare “conflitti” emotivi che possono alla lunga sfociare in patologie più o meno gravi [3]. In questo caso la plasticità neurale è come se in parte si congelasse in una specie di loop che ripete al corpo un’informazione non funzionale alla trasformazione del disagio e soprattutto blocca la soluzione biologica innata che vuole risolvere il problema.
Ciò che Tsuda ci suggerisce di fare è proprio ricordare alla Mente che il Corpo “sente” e dare più spazio di ascolto a quel sentire biologico che ci rende vivi anche senza troppi pensieri. “Da un lato ci sono conoscenza, ricerche, teorie, dottrine, opinioni, interventi. Dall’altro, solo la sensazione per guidarci. Risvegliare la sensazione che sonnecchia e metterla su una via naturale, ecco tutto ciò che posso indicare. E questo, nella misura in cui lo si desideri sinceramente. Per il resto, sta a ciascuno sbrigarsela, secondo lo sviluppo delle proprie capacità personali. […] Il divorzio tra l’intelletto e il corpo è durato troppo a lungo. La situazione potrà cambiare il giorno in cui ciascuno comincerà ad avviare un dialogo silenzioso con il proprio organismo.” [4]
Bibliografia di riferimento
[1] L’articolo dal titolo “Astrocytes mediate long-lasting synaptic regulation of ventral tegmental area dopamine neurons” è stato pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience. Comunicato stampa, 18 novembre 2022. [2] “Tai Chi e Postura” libro di Barbara Malinverno, edito da Tecniche Nuove, 2022. “Tai chi e Postura nella vita di tutti i giorni” di Barbara Malinverno, video corso creato da Accademia Tecniche Nuove, https://youtu.be/K0A5oai04cM?feature=shared [3] cfr. “Il conflitto biologico, tra malattia e guarigione” di Fabrizio Camilletti, fondatore della MBE© Medicina Biologica Emozionale. [4] Itsuo Tsuda, “Anche se non penso, sono” Scuola della Respirazione, Luni Editrice.



