L’infiammazione cronica di basso grado, nota come inflammaging, e alterazioni del microbioma intestinale possono essere fattori trigger e potenziatori dell’invecchiamento, comprovati da diversi studi di letteratura. Pertanto, la ricerca è attiva per trovare soluzioni in grado di meglio controllare questo fenomeno e la chiave di (s)volta sembra risiedere nell’intestino.

Su questa base si stanno sviluppando strategie che in prima istanza, o comunque prioritariamente, facciano ricordo a particolari approcci nutrizionali: desta interesse, in questa direzione, una dieta ricca di polifenoli. Secondo un recente studio, pubblicato su Microbiome Research Reports, essa esercita una potente azione modulatrice in grado di “riparare” i danni subiti dall’intestino, quindi ridurre l’infiammazione sistemica.

Lo studio

La ricerca ha al centro il fenomeno dell’inflammaging, condizione piuttosto frequente dopo i 60 anni, ritenuta alla base dello sviluppo e dell’aumentato rischio di malattie tipiche dell’invecchiamento, come patologie degenerative, fragilità e disfunzioni del sistema immunitario.

L’inflammaging, secondo le ultime evidenze emerse ad esempio dallo studio MaPLE, Microbiome mAnipulation through Polyphenols for managing Leakiness in the Elderly, di partecipazione internazionale, compreso ricercatori italiani dell’Università degli Studi di Milano e di Milano Bicocca, dell’Università di Brescia, dell’Istituto Nazionale di Ricovero e Cura per Anziani (IRCCS INRCA) di Ancona e dell’Università Politecnica delle Marche, può essere contrastata, comunque contenuta e controllata, con una dieta ricca di polifenoli: la dieta PR.

Per indagare gli effetti di questo approccio nutrizionale sui marcatori infiammatori, sul microbiota intestinale e sui profili metabolomici sono stati coinvolti 50 partecipanti di età ≥ 60 anni, stratificati in due sottogruppi in base ai livelli di infiammazione basale: infiammazione elevata (cH) e infiammazione bassa (cL).

Quindi sono stati candidati a ricevere una dieta PR che prevedeva un consumo giornaliero di alimenti ad altissimo contenuto di flavonoidi, acidi fenolici e stilbeni, come arance rosse compreso il succo, melograno, tè verde, mele Renetta, cioccolato fondente e un mix di frutti di bosco come mirtilli, more e lamponi, o viceversa una dieta di controllo per 8 settimane, in entrambi i casi, con un periodo di washout intermedio. La dieta PR garantiva un apporto medio di 1.391 mg di polifenoli al giorno, significativamente superiore agli 812 mg della dieta di controllo.

Campioni di feci, sangue e urine sono stati raccolti e analizzati utilizzando la metagenomica shotgun superficiale e la metabolomica non mirata. Duplice l’obiettivo dello studio: valutare da un lato il miglioramento generale indotto dalla dieta PR e soprattutto analizzare i cambiamenti della risposta biologica in relazione al profilo infiammatorio iniziale di ogni individuo.

I risultati

La dieta PR è stata associata a una significativa riduzione dei principali marcatori infiammatori, quali interleuchina-6 (IL-6), proteina C-reattiva, nel gruppo cH. Sono stati osservati netti cambiamenti microbici, tra cui un aumento di Blautia e Dorea e un modesto miglioramento della diversità microbica nei soggetti cH.

L’analisi metabolomica ha, inoltre, rivelato cambiamenti specifici per gruppo, in particolare nei metaboliti derivati dai polifenoli.

Le riduzioni osservate nel gruppo di intervento che ha seguito l’approccio nutrizionale con la dieta PR dimostrerebbe che i polifenoli sono in grado di agire in modo più efficace laddove il bisogno biologico è maggiore. Al contrario, i soggetti che partivano da livelli di infiammazione già bassi (gruppo cL) non hanno mostrato variazioni così evidenti, confermando la necessità di una nutrizione di precisione. In buona sostanza, questi primi risultati suggerirebbero che le diete PR possono modulare in modo positico l’infiammazione e l’ecosistema microbico intestinale nei soggetti di età ≥ 60 anni con elevata infiammazione basale.

La stratificazione per stato infiammatorio può migliorare il targeting e la personalizzazione degli interventi dietetici a supporto di un invecchiamento sano.

Il ruolo della barriera intestinale

In ogni contesto è cruciale rafforzare l’azione della barriera intestinale, ma lo è maggiormente nella popolazione anziana. Con l’età, infatti, l’intestino perde selettività permettendo il passaggio incontrollato di tossine, batteri e frammenti di cibo non digerito nel sangue, diventando quindi più permeabile, favorisce lo sviluppo del leaky gut, “intestino gocciolante”, ritenuto tra le cause di inflammaging.

In questa fascia di popolazione, in particolare, la dieta PR avrebbe ridotto in maniera importante i livelli di zonulina, una proteina utilizzata come marcatore della permeabilità intestinale, e migliorato altri parametri fisiologici nel gruppo cH, tra cui una riduzione dei trigliceridi e dell’enzima epatico aspartato aminotransferasi (Ast). Inoltre, si sarebbe osservato un aumento dei livelli sierici di acido ascorbico (vitamina C), noto per la sua capacità di sopprimere l’espressione di geni pro-infiammatori.

Il microbiota intestinale

Fautore e protagonista di questi effetti anti-inflammaging e pro-longevità sembra pertanto essere il microbiota intestinale. L’attuale ricerca evidenzia come in individui over 60 con alta infiammazione, la dieta PR abbia favorito l’aumento della diversità microbica, in particolare dei generi batterici Blautia, Dorea e le specie Eubacterium hallii e Anaerostipes hadrus, importanti segnalatori e indicatori dello stato di salute e promotori di longevità. Producono infatti butirrato, un acido grasso a catena corta che nutre le cellule dell’intestino e mantiene l’omeostasi immunitaria.

Evidenze che comprovano i risultati osservati in studi precedenti sui centenari, in cui questi generi batterici sono stati associati a condizioni di longevità estrema. Non ultimo, la dieta PR avrebbe ridotto i livelli di metaboliti dannosi come l’Adma (Dimetilarginina asimmetrica, un inibitore della sintesi di ossido nitrico) e il Pag (Polialchilenglicolo), responsabili per l’incremento del rischio cardiovascolare e coronarico.

I prossimi passi

La ricerca, allo stato attuale, ha messo in evidenza relazioni di tipo correlazionale e non necessariamente causale. Pertanto dovranno essere avviati nuovi studi, incentrati soprattutto sulla stratificazione della popolazione anziana in base ai livelli di infiammazione, con il fine ultimo di identificare diete di precisione, personalizzate, tali da ottimizzare l’efficacia dei polifenoli.

Fonte
Gargari G, Meroño T, Peron G et al. Effect of a polyphenol-rich dietary pattern on subjects aged ≥ 60 years with higher levels of inflammatory markers: insights into microbiome and metabolome. Microbiome Reserach report, 2025, 4:38. Doi: 10.20517/mrr.2025.33

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here