Nei mesi scorsi si è tenuto a Copenaghen il Convegno Probiota 2022: un bacino di raccolta dei più recenti studi, innovazioni, attese della ricerca scientifica, trend di mercato, ambiti di applicazione dei probiotici e non solo. Una fucina di proposte e idee esposte dai maggiori esponenti del settore internazionali, tra cui anche italiani, in una maratona di tre giorni. Di seguito un sunto dei contenuti di maggior interesse emersi dalle differenti relazioni.

Il controllo del peso

Una differente composizione del microbiota intestinale: è questa la prima discriminante che separa lo stato di salute dalla sindrome metabolica, cui concorrono anche altri fattori, per esempio lo stato della barriera intestinale, le alterazioni del muco e la maggiore o minore presenza di specifici ceppi batterici.

In funzione di quest’ultimo dato sono stati identificati nuovi possibili microrganismi che possono contribuire al miglior controllo del peso. Tra questi di particolare interesse è l’Akkermansia muciniphila: studi recenti su topi e sull’uomo sembrano dimostrare che la ridotta presenza di questo batterio possa influenzare l’andamento ponderale impattando sulla significativa riduzione della resistenza all’insulina.

Ad alto potenziale per la gestione del peso sembra essere anche il Dysosmobacter welbionis, un batterio produttore di butirrato, identificato attraverso uno screening su larga scala, e il ceppo Hafnia alvei, che si qualificherebbe come un’arma potenziale nella battaglia contro l’obesità. Partendo dall’identificazione del metabolita microbico Peptidasi B caseinolitica (ClpB) come mimetico dell’ormone della sazietà alfa-MSH e induttore del rilascio di PYY e GLP-1, diversi studi di laboratorio in cui Hafnia è stato sviluppato e utilizzato come vettore di ClpB, condotti su topi obesi ne dimostrerebbero la capacità di azione sul controllo del peso. Potenzialità confermata anche in uno studio clinico sull’uomo con benefica azione anche sui metabolici direttamente associati al calo ponderale.

Per poter allargare il panorama di nuovi probiotici, un aiuto importante potrebbe arrivare dall’impiego di IA (Intelligenza artificiale), deep learning, big data, data science, machine learning e data fusion: strumenti dall’elevato potere predittivo e in grado di evitare problemi nel passaggio tra gli studi in vitro e sugli animali e il setting umano.

Alimenti fermentati

Secondo gli esperti vi sarebbe necessità di riconoscere i microbi alimentari come categoria da inserire nelle etichette, sebbene si stima che a questo obiettivo si possa arrivare nell’arco di 5-10 anni, così come di definire una dose giornaliera raccomandata da prendere in considerazione nel calcolo dei punteggi nutrizionali, sull’esempio del NutriScore in Francia. È stata inoltre suggerita la creazione di una categoria “microbi alimentari”, definita come “microrganismi vivi ingeriti come parte della dieta normale”, ovvero distinti dagli alimenti fermentati che non richiedono microrganismi vivi al momento dell’ingestione.

Studi di metagenomica hanno rivelato un’enorme eterogeneità all’interno degli alimenti fermentati (ad esempio solo il 30% del kefir di latte testato sembra in grado di rimuovere il colesterolo), ma anche un potenziale enorme di benefici, non sfruttato. Potrebbero essere impiegati e ottimizzati con lo sviluppo di cibi super fermentati. La fermentazione, in questa direzione, potrebbe essere usata come strumento per migliorare gusto e consistenza degli alimenti e per liberare il potere dell’umami (sapore sapido).

Gli integratori di probiotici

Sono un mercato in forte crescita: ha guadagnato +35% nel 2020, con 1,5 miliardi di dollari, e raggiunto i 1,7 miliardi nel 2021 (anno in cui l’APAC Asia-Pacifica Probiotic Market risulta essere il mercato più grande prima di quello americano). Il comparto è stato poi caratterizzato da un’esplosione di oltre il 2000% di recensioni tra il 2017 e il 2020, favorita dalla diversificazione del numero di marchi della categoria.

È importante, dunque, tutelare il consumatore che ricerca informazioni sulla salute metabolica dalle possibili “trappole” di Google trends in cui il tema “gestione del peso” sembra essere tra le parole/ricerche più cliccate negli ultimi 12 mesi, insieme ad altre aree quali le possibili influenze/correlazioni con umore, stress, implicazioni/impatto di tiroide, glicemia, controllo del peso e menopausa.

Dall’altro lato vi è evidenza di una maggiore conoscenza e comprensione del tema da parte dei consumatori, soprattutto in relazione all’asse intestino-cervello, all’interazione tra dieta, microbiota, neurotrasmettitori, regolazione immunitaria e benessere mentale, denunciando il bisogno di un supporto per la salute mentale. Nello specifico, uno studio avrebbe dimostrato che l’impiego di LGG e BB12 in persone ricoverate con disturbo bipolare o mania, sia in grado di ridurre di oltre la metà gli episodi mentali ricorrenti e le ricadute che richiedono ricovero.

I postbiotici

Vi è un dibattito/contrasto sul nuovo consensus statement dell’ISAPP (International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics) che definisce i postbiotici “una preparazione di microrganismi inanimati e/o loro componenti che conferisce un beneficio per la salute dell’ospite”. La proposta è di distinguere le cellule non vitali da fattori microbici, metaboliti e molecole, chiamando i primi parabiotici e i secondi postbiotici, ma anche di evitare il termine inanimato, non supportato dalla letteratura.

Da una prospettiva di mercato, i postbiotici riguardano prevalentemente settori specifici:

  • alimentare dove sono intesi come cellule inattivate, tipicamente derivate da Lactobacillus;
  • cosmetici (il secondo, pari a circa il 30%) riferito in prevalenza a lisati fermentati;
  • dei farmaci (4% del mercato dei postbiotici) nel quale sono intesi come molecole isolate.

Denominatore comune a tutti gli ambiti è il convincimento che i postbiotici esercitino un beneficio per la salute. I postbiotici, da un punto di vista produttivo, seguono un particolare processo di sviluppo, ad esempio B. lactis BPL-1 deriva da uno screening in C. elegans basato sulla riduzione delle goccioline di grasso. Vi sarebbe evidenza che BPL-1 trattato termicamente sia in grado di ridurre il contenuto di grasso in C. elegans in topi allevati con una dieta CAF (Cafeteria diet). Infine, gli acidi teicoici sono stati identificati come fattori scatenanti del pathway dell’insulina.

Le opportunità di sviluppo di nuovi probiotici e gli ambiti di ricerca

In ambito aziendale, alcune case produttrici di probiotici hanno sviluppato uno studio innovativo arruolando 11 pazienti con ileostomia, portatori di sacca esterna per la raccolta delle feci, finalizzato a comprendere i meccanismi e le dinamiche di germinazione delle spore in tempo reale. È stato così possibile osservare sviluppo e crescita di B. subtilis DE111 dopo 2-4 ore dall’assunzione, aprendo la via anche ad altre applicazioni: in ambito di microbioma farmaceutico, ad esempio potrebbero essere impiegati come supporto della fertilità e della depressione post-partum, in caso di malattie infiammatorie intestinali (IBD), di resistenza antimicrobica, di infezioni correlate alla gravidanza.

In tema di ricerca e sviluppo, le maggiori difficoltà potrebbero riguardare analisi, produzione, approvazione di novel food e ingresso sul mercato. Nuovi studi potrebbero rivolgersi, invece, alla messa a punto di software, con possibilità di personalizzazione, per aumentare la diversità microbica. O ancora, sulla possibile potenzialità nel contrastare la resistenza antimicrobica attraverso le capacità inibitorie dei microbi, un’opportunità già sfruttata nella cosmesi con l’inserimento di batteri vivi nelle creme per proteggere la salute della pelle e del microbiota cutaneo.

Pare che in futuro i cosmetici non saranno più solo creme, ma anche nutraceutici, app per telefoni cellulari, microbioma dell’ambiente costruito, indumenti ricoperti di probiotici. Si è registrato, infatti, un diminuito interesse per prodotti antietà e antirughe, a fronte di un aumento di attenzione verso cosmetici con proprietà antiossidanti, capacità sul controllo/contrasto di acne e dermatiti, o di altre indicazioni come la cura del cuoio capelluto e della barriera cutanea, l’azione su stati infiammatori o nel mantenimento dell’equilibrio del microbioma.

Gli esperti diffidano, infine, dall’inserimento nelle certificazioni della dicitura “a sostegno del microbiota”, poiché non sono ancora chiare le caratteristiche di un microbiota cutaneo sano.

La comunicazione

Il futuro ingresso di un numero sempre maggiore di prodotti di migliore qualità e con diverse funzionalità richiede una puntuale ed efficace comunicazione anche al consumatore. L’attività di marketing degli influencer per esempio è aumentata di 1000 volte, ma uno studio ha rivelato che solo il 14% delle informazioni fornite degli influencer è accurata, mentre un recente sondaggio evidenzia che ciò che spinge i consumatori a utilizzare un probiotico sono proprio le indicazioni scientifiche sulla salute, sull’efficacia del prodotto e la formulazione naturale.

Google e gli influencer non sono lo strumento giusto per fare comunicazione e sensibilizzazione, né le aziende possano inserire informazioni nelle etichette o fornire i dati dei propri studi. Occorre, dunque, investire in una migliore (in)formazione a influencer, sanitari, consumatori, anche con la strutturazioni di corsi, compresi quelli accademici, dedicati.

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