Lo scorso 24 settembre, si è tenuto a Roma, presso l’Europa Experience – Davide Sassoli, promosso da EUDF Italia e da EUDF – European Diabetes Forum, un incontro tra le istituzioni, società scientifiche e stakeholder del sistema salute al fine di sviluppare proposte operative, condivise, finalizzate all’individuazione delle priorità strategiche del futuro della salute cardiometabolica in Europa. Un confronto aperto finalizzato ad un maggior coordinamento tra tutti gli stakeholders interessati.

Verso un approccio integrato alla salute cardiometabolica

Il coordinamento tra decisori politici, comunità scientifica e realtà civiche rappresenta uno snodo cruciale per affrontare in modo organico la crescente complessità delle patologie croniche. Attraverso il contributo degli otto Working Tables di EUDF Italia e il costante confronto con i principali attori del settore sanitario, l’iniziativa ha inteso strutturare un percorso mirato a produrre analisi, evidenze e soluzioni direttamente utilizzabili sul piano programmatorio e istituzionale.

Al centro del dibattito la stesura del documento ufficiale “EUDF Italia Position Paper 2026”, che sintetizza le raccomandazioni e gli orientamenti emersi durante i lavori. Un focus prioritario riguarda la definizione di linee d’azione operative a supporto dell’EU Safe Hearts Plan, orientate a promuovere una forte sinergia tra le strategie europee e nazionali dedicate alla prevenzione e alla gestione integrata delle malattie cardiovascolari, del diabete e dell’obesità.

In questa prospettiva, l’evento si è configurato come un momento di raccordo chiave per consolidare l’allineamento con il progetto europeo JACARDI (Joint Action on Cardiovascular Diseases and Diabetes), favorendo un’azione coordinata e strutturata tra le diverse iniziative in corso, nazionali ed europee. In tal senso, la presidente di EUDF, Chantal Mathieu, ha sottolineato come sia sì importante strutturare progettualità a livello europeo, ma che le stesse debbano poi essere effettivamente implementate nei singoli paesi per tradursi in strategie operative e benefici per i pazienti.

L’impatto epidemiologico: le malattie cardiovascolari e il ruolo cruciale del diabete

Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la primaria causa di mortalità sia a livello europeo che nazionale, condizionando pesantemente la sostenibilità dei sistemi sanitari. In Europa si registrano ogni anno 1,6 milioni di decessi per patologie cardiovascolari (pari al 32% della mortalità complessiva), con circa 66 milioni di persone che convivono con tali condizioni (1 cittadino su 7). L’impatto economico globale è stimato in 282 miliardi di euro all’anno (il 2% del PIL europeo), di cui 27,6 miliardi legati alle disabilità connesse.

In Italia il quadro è particolarmente critico: sono oltre 9 milioni le persone che convivono con malattie cardiovascolari, con 206.000 decessi annui e una spesa complessiva tra costi diretti e indiretti pari a 42 miliardi di euro all’anno (il 2,1% del PIL nazionale).

In questo scenario, il diabete gioca un ruolo determinante quale fattore di rischio e di accelerazione del danno cardiovascolare. I dati dell’Italian Barometer Diabetes Report 2025 evidenziano che in Italia circa 3,7 milioni di persone convivono con il diabete (il 6,3% della popolazione totale e il 7,7% di quella adulta). L’incidenza della patologia cresce drasticamente con l’età, con picchi del 15,5% tra i 65 e i 74 anni e oltre il 20% tra gli over 85. A complicare il quadro intervengono l’obesità e uno stile di vita sedentario, con una percentuale di soggetti sedentari tra le persone con diabete pari al 12,5%, a fronte del 7,7% rilevato tra la popolazione attiva.

La svolta strategica: prevenzione integrata e il valore chiave del Registro Diabete

L’invecchiamento della popolazione, l’effetto moltiplicatore del diabete e la compresenza di obesità e insufficienza renale cronica impongono un superamento della gestione a silos, richiedendo un approccio cardio-nefro-metabolico integrato lungo tutto l’arco della vita (life-course approach).

In questa prospettiva, l’ingresso e la piena operatività dei Registri del Diabete rappresentano lo strumento decisivo e l’elemento di svolta: disporre di dati epidemiologici e clinici strutturati, interoperabili e aggiornati sul diabete permette non solo di monitorare l’evoluzione della patologia, ma di intercettare precocemente le complicanze cardiovascolari, orientare la prevenzione primaria e secondaria e pianificare interventi terapeutici tempestivi e personalizzati.

L’EU Cardiovascular Health Plan – The Safe Hearts Plan si inserisce in questo percorso per allineare la programmazione nazionale ai principali strumenti normativi e finanziari (Piano Nazionale della Prevenzione, Piano Cronicità, FSE 2.0, EHDS, PNRR e progetto JACARDI).

Come sottolineato da Angelo Avogaro, coordinatore di EUDF Italia: «EUDF Italia propone di trasformare il Safe Hearts Plan in una piattaforma nazionale permanente di innovazione e prevenzione cardio-nefro-metabolica, fondata su una governance condivisa tra Stato e Regioni e su un approccio multidisciplinare capace di superare la frammentazione organizzativa ancora presente nel Servizio Sanitario Nazionale. Il Safe Hearts Plan rappresenta non soltanto una nuova politica europea, ma una concreta opportunità di modernizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e di rafforzamento della prevenzione quale investimento strategico per la salute, la crescita economica e la sostenibilità del Paese».

Le proposte operative del Policy Paper

Le raccomandazioni elaborate dagli otto Working Tables di EUDF Italia per tradurre la strategia in interventi concreti (che saranno presentate anche al Congresso EASD a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre) prevedono:

  • Piano Nazionale Cardio-Nefro-Metabolico: definizione di una strategia integrata coerente con gli strumenti programmatori esistenti.
  • Screening e diagnosi precoce: attivazione di programmi universalistici e interoperabili per la valutazione del rischio cardiovascolare e metabolico.
  • Cabina di Regia Nazionale: organo centrale per il coordinamento, il monitoraggio e la valutazione dell’impatto delle politiche sanitarie.
  • National Cardio-Nephro-Metabolic Data Hub: infrastruttura dati interoperabile con FSE 2.0 ed EHDS.
  • Rafforzamento della rete territoriale: valorizzazione delle Case della Comunità, della Farmacia dei Servizi e della telemedicina.
  • Accesso equo all’innovazione: garanzia di un’omogenea disponibilità delle terapie innovative sul territorio.
  • Contrasto alle diseguaglianze: monitoraggio dei divari assistenziali inter- e intra-regionali, con focus su fasce vulnerabili, aree interne, genere e popolazioni migranti.
  • Promozione della salute (Life-course approach): coinvolgimento attivo di scuole, ambienti di lavoro e amministrazioni locali.
salute cardiometabolica e Registri Diabete

L’implementazione dei Registri Diabete nel progetto JACARDI

Il focus operativo sui Registri Diabete ha trovato ampio spazio nel corso del Forum, che ha ospitato un incontro di coordinamento tra i referenti dei progetti pilota territoriali della Joint Action europea JACARDI (Joint Action on Cardiovascular Diseases and Diabetes) e le istituzioni nazionali.

L’incontro ha permesso di fare il punto sull’avanzamento dei lavori dei pilot italiani per l’implementazione del Registro Diabete (Tipo 1 e Tipo 2), garantendo il pieno allineamento con l’iter del Decreto sul Registro Nazionale Diabete. La collaborazione con EUDF Italia mira a consolidare un’infrastruttura di monitoraggio solida, capace di trasformare la rilevazione dei dati sul diabete in una leva diretta per la prevenzione e la cura delle complicanze cardiovascolari.

In merito al valore strategico dei Registri, Benedetta Armocida e Graziano Onder (Coordinamento di JACARDI) hanno dichiarato: «La sfida non è soltanto disporre di più dati, ma costruire sistemi capaci di trasformare i dati in conoscenza e la conoscenza in decisioni che migliorino concretamente la salute delle persone. Il lavoro di JACARDI sui Registri Diabete mostra come l’innovazione possa nascere dai territori e, attraverso il confronto tra Regioni, istituzioni, professionisti e società scientifiche e di pazienti, diventare patrimonio condiviso del sistema sanitario. Costruire questi strumenti insieme significa renderli più aderenti ai bisogni reali, capaci di far emergere anche le disuguaglianze e sufficientemente solidi da continuare a orientare programmazione, prevenzione e cura nel tempo».

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