Social media, censura o rigore scientifico?

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È stata recentemente assunta da Facebook e Google la decisione di farla finita con le fake news sulla salute. Si attueranno quindi delle possibili misure di contrasto a notizie, post, comunicazioni varie che prevalentemente riguarderanno proposte di trattamento non convenzionale di diverse malattie.
Qualche mese prima anche YouTube aveva annunciato di voler rimuovere del tutto i video contenenti quelle che sono considerate bufale sulla salute.Social media e fake news

È stato dunque costituito un Oversight Board, una commissione di vigilanza esterna, che avrà potere decisionale sulla rimozione dei contenuti dal social network, che sarà inizialmente formata da 11 membri e dal 2020 sarà aperta anche agli utenti. I commissari esamineranno gli appelli degli utenti contro le rimozioni dei contenuti, ma prenderanno decisioni in maniera del tutto indipendente.
Il fondatore e amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, spiega in un post che «la decisione del consiglio sarà vincolante, anche se io o chiunque in Facebook non siamo d’accordo».
Verranno utilizzate a questo proposito parole chiave (keywords) riscontrate nei post che contengono affermazioni esagerate o false sulla salute, e che invece non compaiono nei post con informazioni considerate (da chi?) accurate riguardanti gli stessi temi. Gli algoritmi in questione useranno frasi sospette che saranno valutate con la consulenza di professionisti della salute (quali?); pare che sotto la lente di ingrandimento ci saranno i trattamenti ‘alternativi’ del cancro, i gruppi che si occupano di alimentazione e le possibilità di trattare varie malattie mediante la dieta.
Lo scopo dichiarato di Facebook, comunicato attraverso un post del suo product manager Travis Yeh dal titolo Combattere gli annunci sensazionalistici sulla salute è quello di «eliminare la disinformazione sulla salute». La guerra alle fake news consisterà sostanzialmente nell’eliminazione dei post che diffondono notizie considerate false, come quelle per esempio che propongono rimedi “miracolosi” per malattie gravi se non incurabili, o che criticano e rifiutano terapie considerate di provata efficacia come avviene per i ‘No vax’.
Secondo altre fonti sarebbero invece Facebook e Google a opporsi a queste misure volute da un gruppo di esperti dell’Unione europea (UE) e considerate lesive della libertà di pensiero e di espressione. Anzi Facebook e Google avrebbero addirittura chiamato degli esperti per scrivere il Codice di condotta per le piattaforme online, anche utilizzando il loro potere finanziario per ammorbidire le nuove regole.
Non è molto importante in questa sede definire se sono i vari social media a ergersi campioni della libertà di espressione in ambito medico-scientifico e se invece è l’UE ad avere il diritto di fare piazza pulita delle tante fake news che popolano il Web e che negli ultimi anni sono diventate una vera e propria inondazione, tale da rappresentare un pericolo per la salute dei cittadini.
È vero che ormai il dottor Google spopola fra i pazienti e che è molto importante cercare di avere un controllo sulle fonti per evitare che siano diffuse notizie sulla salute che possono rivelarsi non solo false, ma talvolta anche allarmanti, manipolatorie, infamanti e pericolose. È tuttavia utile domandarsi: che garanzia abbiamo che i cosiddetti esperti non siano a loro volta vittime, più o meno consapevoli, di false informazioni o di incompetenza su temi specifici? Che sicurezza abbiamo che su temi come quelli proposti dalla cultura delle medicine complementari non prevalgano i pregiudizi tipici del mondo medico ufficiale nei confronti dell’altra medicina, come accade ormai da qualche anno a tutti livelli e soprattutto sui media? E poi: chi controlla i controllori? Chi garantisce che gli esperti non solo siano davvero “esperti” e soprattutto che siano completamente indipendenti da interessi privati e personali e immuni dal conflitto di interesse?
A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca…

Elio Rossi, Direttore scientifico di Medicina Integrata

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