Un programma basato sulla combinazione di attività fisica e stimolazione mentale in un ambiente socialmente attivo, è in grado di aumentare la produzione di molecole con funzioni antinfiammatorie e che esercitano un effetto protettivo sul tessuto cerebrale. Una “palestra” per la mente che sembrerebbe capace di contribuire a rallentare i processi di deterioramento cognitivo e in alcuni specifici contesti, anche di invertirne il trend degenerativo.

Train the Brain“, questo il nome del programma sviluppato dalla collaborazione tra l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano e l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, avrebbe dimostrato effetti positivi sul piano psicologico e motivazionale del paziente e su processi biologici cruciali per il mantenimento della salute cerebrale durante l’invecchiamento, misurabili con determinati parametri clinici ed ematici. Lo studio, pubblicato su Brain, Behavior & Immunity – Health, suggerisce dunque la capacità di un programma multifattoriale nel prevenire le malattie neurodegenerative, specie nel cluster di pazienti con Disturbo Cognitivo Lieve (MCI).

Le evidenze

Al centro vi è l’infiammazione cronica, ritenuta su base scientifica, fra i principali meccanismi biologici che attivano il processo di invecchiamento, quindi di alcune patologie cerebrali correlate all’avanzare dell’età, come l’Alzheimer, accese dal fenomeno noto come inflammaging. Sebbene il deterioramento cognitivo sia fisiologico, a cui ciascun individuo è esposto, vi è evidenza che nella popolazione affetta da MCI, questi processi possono avvenire in maniera più accelerata rispetto a condizioni di sanità mentale.

La criticità risiede nel fatto che pazienti con MCI, oltre a manifestare una diminuzione delle facoltà mentali maggiore rispetto all’età anagrafica, mostrano un rischio sensibilmente superiore di sviluppare Alzheimer. Popolazione, dunque, che risulta il target ottimale per misurare outcome e efficacia di un programma studiato per inibire o rallentare, in affiancamento agli approcci farmacologici standardizzati, l’evoluzione della MCI verso condizioni più severe.

Valore aggiunto del programma la potenziale capacità di regolare la risposta infiammatoria del sistema immunitario, con risultati quantificabili attraverso specifici esami ematici.

Lo studio

Al momento il programma è stato testato su piccoli numeri, 76 pazienti con MCI di età compresa tra 65 e 80 anni, suddivisi in due gruppi: uno sperimentale, avviato all’intervento multidimensionale della durata di 7 mesi, e uno di controllo che ha ricevuto, invece, solo un supporto informativo. A inizio e fine dello studio i partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni cognitive, risonanza magnetica cerebrale e analisi del sangue per quantificare i livelli di citochine anti-infiammatorie pro-infiammatorie, queste ultime molecole che agiscono come messaggeri chiave del sistema immunitario.

Tuttavia, quando presenti in eccesso nel sistema nervoso possono favorire la compromissione della funzionalità neuronale, riducendo la plasticità sinaptica e favorendo così meccanismi di neurodegenerazione. Le citochine proinfiammatorie sono, di norma, presenti in livelli sensibilmente aumentati in pazienti con MCI. Target ideale dunque per misurare effetti e efficaci del programma Train the Brain che si avvale di tre specifiche componenti. Scelta non casuale, infatti:

  • l’attività motoria, consente di ottimizzare la salute circolatoria e metabolica i cui effetti sono tuttavia percepibili se viene condotta con costanza e regolarità.
  • gli esercizi di stimolazione aiutano a preservare e potenziare le funzioni cognitive, in particolare memoria e attenzione. Queste attività di stimolazione sono state associate anche a modificazioni strutturali del cervello rilevate tramite Risonanza Magnetica, tra cui un miglioramento dell’irrorazione sanguigna cerebrale e una maggiore conservazione del volume della materia grigia nelle aree deputate alle funzioni esecutive. Tali benefici, inoltre, persistono nel tempo e non sono influenzati in modo determinante da sesso, età o livello di istruzione, benché l’effetto positivo sia apparso più marcato nelle donne e nei soggetti con minor grado di scolarizzazione.
  • L ‘interazione sociale, in un ambiente dedicato, aiuta a combattere l’isolamento e a promuovere il benessere emotivo.

Obiettivo ultimo: è intervenire in modo sinergico su molteplici fronti dell’invecchiamento per sostenere la salute neurologica nelle persone a rischio o con MICI diagnosticata.

I risultati

I dati mostrano i benefici del programma “Train the brain” (TTB), rispetto al gruppo di controllo. Nello specifico: i partecipanti con MCI del gruppo di intervento presentavano livelli elevati di IL-17A, CX3CL1, CCL11, con un aumento borderline di IL-6 e TNFα al basale. Dopo l’intervento TTB, è stato possibile osservare una riduzione dei livelli plasmatici di molecole collegate all’infiammazione sistemica e al declino cognitivo (IL-6, IL-17A, TNFα e CCL11). Sul fronte delle citochine antinfiammatorie (IL-10, TGFβ, IL-4) e BDNF, questi sono diminuiti nel gruppo di controllo, e sono rimasti stabili o aumentati nel gruppo di intervento.

In particolare, l’IL-10, che svolge un ruolo vitale nella sopravvivenza dei neuroni e nella neurogenesi adulta, è risultata incrementata dopo l’allenamento, mostrando una correlazione diretta con le performance di memoria. In funzione di questo dato, l’IL-10 è considerata un potenziale indicatore biologico (marcatore) per monitorare l’efficacia di interventi di stimolazione.

L’intervento TTB si è dimostrato in grado di migliorare i risultati cognitivi e fisici e di modulare i principali marcatori immunitari associati alla neuroinfiammazione e all’invecchiamento. L’IL-10, in particolare, è emersa come potenziale biomarcatore periferico dell’efficacia dell’allenamento. Risultati che supportano l’utilità del profilo immunitario nel monitoraggio della risposta agli interventi multidominio e nell’orientamento di strategie personalizzate per la riduzione del rischio cognitivo.

Studio
Desiato G, Bosco P, Cintoli S et al. An inflammatory fingerprint in mild cognitively impaired patients is reversed by physical and cognitive training. Brain Behav Immun Health, 2025, 48:101062. Doi: 10.1016/j.bbih.2025.101062