Veterinaria: prevenzione e cura con le medicine complementari

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brajon1La diffusione delle medicine complementari (CAM) per la cura degli animali, come per l’uomo, è in crescita nel nostro Paese; dalla Toscana un forte contributo è venuto dalla Scuola Superiore Internazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica “Rita Zanchi” di Cortona dove si ritrovano le origini di tale crescita e dove molti veterinari omeopati che oggi esercitano la professione in Italia si sono formati ed hanno fondato nuove Scuole, Società scientifiche ed Associazioni.

Da reddito e da affezione

“Le medicine complementari in veterinaria sono applicate per la prevenzione e cura sia degli animali d’affezione sia per quelli da reddito.” Spiega Giovanni Brajon, responsabile della sede di Firenze, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana. “Nel primo caso l’impiego è analogo alla medicina umana, come integrazione alla medicina accademica moderna, offrendo maggiori possibilità per la cura delle principali malattie. Negli animali da reddito, dove la medicina è più orientata alla prevenzione che alla cura delle malattie, le CAM rappresentano un potenziale da utilizzare per il miglioramento delle performance produttive e per le garanzie che i prodotti alimentari derivati danno in termini di riduzione di rischio da residui di farmaci.”

Recentemente l’attenzione verso le CAM “è aumentata pure a seguito delle raccomandazioni provenienti dall’Unione Europea sull’uso responsabile degli antibatterici in veterinaria per contrastare il fenomeno crescente dell’antibiotico-resistenza”. Sottolinea Brajon “Nell’ambito quindi della prevenzione, le CAM entrano a buon diritto, per la salvaguardia della salute dell’uomo e per la tutela dell’ambiente in un’ottica pure di sostenibilità economica del sistema produttivo.” Infatti, prosegue, “oggi le produzioni agricole che devono essere competitive con costi di produzione sotto controllo applicano nuove strategie per la prevenzione delle malattie. Attraverso le CAM, si può contenere o eliminare del tutto lo scarto del prodotto (latte-carne-uova ecc…) dovuto all’impiego dei farmaci che altrimenti prevedono il cosiddetto ‘tempo di sospensione’, variabile da uno a più giorni, affinché vi siano tutte le garanzie di non trovare più residui pericolosi per la salute dell’uomo.” Un importante campo di applicazione delle CAM è stato registrato nelle produzioni biologiche: esempio oggi di valorizzazione di alimenti di qualità. “il regolamento vigente che disciplina queste produzioni predilige l’impiego delle CAM per la cura degli animali anche se in caso di necessità sono concesse deroghe con farmaci allopatici. In una prossima possibile revisione del regolamento, fra i vari punti, si vorrebbe facilitare l’approccio integrato alla prevenzione e cura delle malattie, disponendo di tutti gli strumenti per tutelare efficacemente salute e benessere degli animali allevati. Si deve infatti dare priorità alla salute degli animali prima di dare priorità all’utilizzo di un metodo di cura.”

Un altro aspetto che oggi si pone riguarda l’utilizzo di farmaci in ‘nuove’ specie da produzione come avviene ad esempio per gli asini: questi simpatici animali una volta erano presenti nei poderi soprattutto come supporto al lavoro, oggi, dopo aver scoperto le proprietà nutraceutiche del latte che viene richiesto per i bambini con intolleranze alimentari, sono diventati una nuova specie dedicata a questo tipo di produzione e sono allevati in vere e proprie aziende con gli stessi criteri di un allevamento di vacche, pecore o capre. Spiega Brajon, “ne consegue che il controllo delle malattie (parassiti ecc….) debba spesso avvalersi di trattamenti con farmaci; il problema è legato alla non disponibilità in commercio di farmaci registrati per la specie asinina: possono essere utilizzati quelli registrati per i cavalli ma, per il principio della massima precauzione, il latte prodotto può essere commercializzato solo dopo sei mesi dall’ultimo trattamento. Questo vincolo rappresenta com’è ovvio un ostacolo che potrà essere superato o registrando i farmaci utilizzati per i cavalli anche per gli asini o avviando ricerche sull’efficacia dell’impiego delle medicine complementari per la cura delle principali malattie di questa specie. Si tratta dunque di scegliere la strada più efficace.”

La normativa

C’è ancora strada da fare per facilitare la diffusione delle CAM, sotto il profilo normativo è importante che vi siano regole che stabiliscono i criteri e le modalità per la certificazione di qualità della formazione e dunque dell’esercizio da parte dei veterinari per chi richiede questo tipo di competenze. Dal 2007 in Toscana è vigente una norma in tal senso e presso gli Ordini provinciali toscani dei veterinari sono pubblicati appositi elenchi che riportano i nominativi dei professionisti che rispondono ai requisiti della legge. La Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (FNOVI), nel 2007, in contemporanea con la promulgazione della legge Toscana sulle CAM, ha predisposto nel suo codice deontologico Linee Guida per l’esercizio di queste discipline e la formazione. Si tratta tuttavia d’interventi circostanziati e limitati che dovrebbero trovare applicazione omogenea nel territorio nazionale. “Su questo tema” spiega Brajon “assieme alla Fnovi, abbiamo proposto un testo condiviso per concludere l’iter iniziato dall’accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 che disciplina le CAM per i medici veterinari a livello nazionale. Non rimane che fare i passaggi necessari per poterlo ratificare.” E prosegue “Per quanto riguarda la realizzazione di una rete nazionale per la diffusione delle CAM in veterinaria, da alcuni anni, presso l’Istituto Zooproflattico di Arezzo è operativo un Centro che promuove la ricerca applicata, attraverso studi osservazionali, e la divulgazione in questo settore. Sono stati a tal fine attivati protocolli d’intesa con Scuole, Società scientifiche ed Associazioni con le quali si collabora per le attività di formazione e ricerca. Attraverso un apposito portale internet i veterinari possono seguire i risultati degli studi svolti e conoscere i principali appuntamenti per l’aggiornamento professionale.” E continua “L’obiettivo è di aprire le conoscenze anche a coloro che, per una qualsiasi ragione, diffidano dalle possibilità che un corretto impiego delle CAM offre come integrazione per la salute animale. Quest’anno, a settembre, Firenze ospiterà per la prima volta in Italia il Congresso annuale della Società Internazionale di Agopuntura Veterinaria e sono attesi circa 150 veterinari agopuntori provenienti da tutto il mondo, segno che il nostro Paese sta raccogliendo l’attenzione internazionale della comunità scientifica veterinaria in quest’ambito.”