Il diritto alla salute e alla prevenzione in Italia si scontra sempre più spesso con barriere economiche e organizzative insormontabili, specialmente per la popolazione anziana. Secondo i dati della Fondazione GIMBE, nel 2024 il 9,9% della popolazione, pari a oltre 5,8 milioni di persone, ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. Tra i motivi principali di questa rinuncia emergono i lunghi tempi d’attesa, che hanno bloccato circa 4 milioni di cittadini, e le difficoltà economiche, che hanno colpito 3,1 milioni di persone. Questo quadro di deprivazione è ulteriormente aggravato dalla povertà assoluta, che nell’anno in esame ha coinvolto oltre 2,2 milioni di famiglie (l’8,4% del totale), registrando i valori più elevati nel Sud e nelle Isole.
In questo scenario, il nuovo voucher da 300 euro per gli over75 meno abbienti rappresenta un primo argine contro la rinuncia alle cure. L’iniziativa punta a una continuità nella presa in carico e nell’aderenza terapeutica, ancor più cruciale nell’anziano, con l’obiettivo di tutelare la longevità in salute a partire dai territori in un Paese attraversato da una significativa transizione demografica.
I requisiti d’accesso per gli over 75
Il provvedimento approvato in Consiglio dei Ministri mira a supportare la fascia di popolazione più esposta a polipatologie e fragilità socio-economica. I requisiti definiti dall’Esecutivo per accedere al contributo individuale di 300 euro si basano difatti su due parametri rigidi. Il primo è il criterio anagrafico, che riserva il diritto esclusivamente ai cittadini di età pari o superiore ai 75 anni di età. Il secondo è il limite reddituale, che circoscrive la platea a coloro che percepiscono una pensione non superiore a 28.000 euro lordi annui.
I decreti attuativi della manovra dovranno chiarire se l’assegnazione avverrà in modo automatico tramite i database previdenziali dell’INPS o se richiederà la presentazione di una domanda specifica, oltre a definire se la valutazione economica terrà conto unicamente del reddito da pensione o dell’indicatore ISEE familiare.
Le modalità di erogazione del credito
Il contributo non verrà distribuito sotto forma di denaro contante, ma attraverso modalità tracciabili destinate esclusivamente al settore sanitario e assistenziale, anche se non sono stati ancora diffusi i dettagli. Il Governo sta valutando l’introduzione di una carta elettronica dedicata o il caricamento di un credito sanitario digitale, sul modello di altri bonus sociali.
Questa impostazione garantirà che le risorse siano spese interamente presso farmacie, parafarmacie, centri diagnostici e strutture socio-sanitarie accreditate. Resta tuttavia aperta l’ipotesi alternativa di un sistema di rimborso diretto, che richiederebbe ai beneficiari di presentare i giustificativi delle spese sostenute per ottenere l’accredito sul conto corrente.
Le prestazioni sanitarie e i servizi coperti
Il voucher è finalizzato a coprire i costi out-of-pocket che gravano sui bilanci familiari (42,3 milioni di euro nel 2025 stando ai dati GIMBE), in particolare per le prestazioni non garantite dal servizio sanitario pubblico o rallentate dalle liste d’attesa. Il bonus potrà essere utilizzato per sostenere: prestazioni socio-sanitarie domiciliari non infermieristiche, percorsi di fisioterapia riabilitativa e acquisto di protesi o ausili sanitari.
Sul fronte della prevenzione e della diagnostica, lo stanziamento coprirà le visite specialistiche private, la spesa farmaceutica legata ai medicinali da banco, i ticket sui farmaci e le cure odontoiatriche, comparto quest’ultimo storicamente escluso dalle tutele del Servizio Sanitario Nazionale, quasi interamente a carico del cittadino (e sovente il primo ad essere “depennato” in caso di criticità economiche).
Il MMG come regista della prevenzione sul territorio
La reale efficacia di questo stanziamento, per quanto limitato, risiede nella capacità di trasformare il bonus economico in un intervento di salute pubblica. A livello territoriale, per il Medico di Medicina Generale, conoscere nel dettaglio il funzionamento e i confini applicativi del bonus consente di esercitare un ruolo di regia strategica.
Il medico di famiglia, conoscendo la storia clinica, le comorbidità e il contesto sociale dell’assistito, può infatti indirizzare l’utilizzo del contributo verso le sue reali priorità terapeutiche, spingendolo ad effettuare una visita rimandata per ragioni economiche o sostenendo la sua aderenza ai trattamenti, diventando così garante di una vera presa in carico e una continuità assistenziale sul territorio.



