Sono due i vincitori del Premio “Gianni Barba” 2026. Marco Rendine, dell’Università degli Studi di Milano, Divisione Nutrizione Umana, DeFENS – Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente ha illustrato lo studio dal titolo “Effetto dei (poli)fenoli sul metabolismo dei lipidi e del glucosio negli adipociti 3T3-L1: un’analisi integrata degli approcci meccanicistici”. Silvia Tagliamonte dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Dipartimento di Agraria, ha presentato lo studio randomizzato controllato “Il consumo di pasta probiotica migliora il metabolismo lipidico e riduce la permeabilità intestinale negli adulti in sovrappeso e obesi”.

Il riconoscimento, assegnato nel corso del 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), è dedicato la migliore ricerca scientifica nel campo della nutrizione umana realizzata da un socio SINU “under 35”.

Il lavoro di Marco Rendine

I (poli)fenoli sono da anni oggetto di studio per il loro potenziale ruolo nella modulazione delle alterazioni metaboliche associate all’obesità. «Abbiamo voluto indagare se i (poli)fenoli possono agire anche su adipociti maturi, cioè cellule pienamente differenziate, direttamente coinvolte nell’accumulo e nella mobilizzazione dei grassi e potenzialmente più vicine ad alcune delle condizioni metaboliche quali sovrappeso e obesità», ha spiegato Rendine.

Premio Gianni Barba 2026
Da sinistra: Ornella Russo, vedova Barba; Marco Rendine, Università degli Studi di Milano, Divisione Nutrizione Umana, DeFENS – Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente; Anna Tagliabue, presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).

Per la revisione sistematica condotta da Rendine, sono stati analizzati 56 studi pubblicati dal 2000 al 2024, condotti su adipociti maturi 3T3-L1, un modello cellulare largamente utilizzato nella ricerca metabolica, con l’obiettivo di valutare gli effetti dei (poli)fenoli sul metabolismo lipidico e glucidico, sulla termogenesi e biogenesi dei mitocondri. I risultati indicano che diverse sottoclassi di (poli)fenoli, tra cui flavonoli, flavoni, flavanoni, flavan-3-oli e stilbeni, possono contribuire a ridurre l’accumulo di lipidi intracellulari, favorire la lipolisi e modulare regolatori molecolari chiave del metabolismo energetico, tra cui AMPK, SIRT1 e PGC1α. 

Tra i composti più studiati emergono in particolare resveratrolo, quercetina e naringenina. Un aspetto importante emerso dalla revisione è che molti studi utilizzano estratti ricchi in (poli)fenoli o concentrazioni elevate di singoli composti, condizioni che difficilmente riflettono l’esposizione fisiologica raggiungibile attraverso la dieta.

Questi dati suggeriscono che i (poli)fenoli possono influenzare non solo la formazione delle cellule adipose, ma anche il funzionamento metabolico degli adipociti maturi. I risultati rappresentano una base meccanicistica promettente, che dovrà essere confermata attraverso modelli sperimentali più vicini alla fisiologia umana e, soprattutto, mediante studi condotti sull’uomo. In prospettiva, una migliore comprensione di questi meccanismi potrà contribuire a chiarire come alcuni componenti bioattivi della dieta interagiscano con il metabolismo adiposo e quale possa essere il loro reale significato per la salute metabolica umana.

La ricerca di Silvia Tagliamonte

La ricerca che ha coinvolto Silvia Tagliamonte ha visto la partecipazione di un gruppo multidisciplinare di nutrizionisti, tecnologi alimentari e microbiologi del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Il team ha sviluppato in collaborazione con un pastificio locale, una pasta funzionale probiotica arricchita con spore di Shouchella clausii UBBC-07. Questo microrganismo si è dimostrato resistente sia ai processi tecnologici sia all’ambiente gastrico, riuscendo a raggiungere l’intestino in forma viva e vitale.

Premio Gianni Barba 2026
Da sinistra: Ornella Russo, vedova Barba; Silvia Tagliamonte dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”,Dipartimento di Agraria; Anna Tagliabue, presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).

«Le evidenze scientifiche dimostrano sempre più chiaramente che la composizione e la funzionalità del microbiota intestinale (l’insieme dei microrganismi che popolano l’intestino umano) svolgono un ruolo cruciale nella salute metabolica e nella riduzione del rischio di malattie croniche. In questo contesto i probiotici, microrganismi vivi in grado di resistere alla digestione e raggiungere vitali il colon, rappresentano uno strumento promettente per promuovere tali effetti benefici. Tuttavia, la maggior parte dei prodotti oggi disponibili sul mercato contenenti probiotici appartiene alla categoria degli integratori o dei prodotti lattiero-caseari ed è da questo punto che siamo partiti», ha affermato Tagliamonte.

Lo studio di validazione clinica degli effetti del consumo quotidiano della pasta probiotica, pubblicato sulla rivista internazionale Current Research in Food Science, ha coinvolto 40 partecipanti con sovrappeso o obesità, abituali consumatori di pasta. Nell’ambito del trial clinico randomizzato controllato, i partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi e hanno consumato, per quattro settimane, pasta convenzionale oppure pasta probiotica.

Al termine del periodo di consumo di pasta probiotica, i risultati hanno evidenziato che i soggetti avevano un aumento dell’11% del colesterolo HDL (“colesterolo buono”) e un miglioramento della permeabilità intestinale rispetto alle condizioni iniziali, indicativo di una migliore funzionalità della barriera intestinale.

Inoltre, l’analisi del microbiota intestinale in questi partecipanti ha evidenziato che circa la metà presentava un aumento del probiotico nelle feci, associato a specifiche caratteristiche del microbiota già presenti prima dell’intervento nutrizionale, definiti soggetti “responders”. I “responders” mostravano ulteriori benefici metabolici, tra cui una riduzione del 6% della pressione arteriosa diastolica e una diminuzione del 17% del rapporto LDL/HDL, importante indicatore di rischio cardiovascolare soprattutto nei gruppi in forte sovrappeso o obesità. Tali miglioramenti erano accompagnati anche da una modulazione favorevole del microbiota intestinale, con un aumento di microrganismi associati in letteratura a una migliore salute metabolica e una riduzione di specie correlate a infiammazione e obesità.

Verso una nutrizione personalizzata

I risultati di questi due studi aprono nuove prospettive nello sviluppo di strategie di nutrizione personalizzata.

In futuro, il miglioramento dei processi metabolici e la caratterizzazione del microbiota intestinale potrebbero contribuire a prevedere quali individui risponderanno meglio a specifici interventi nutrizionali basati su alimenti funzionali e probiotici, rendendo gli approcci dietetici sempre più mirati ed efficaci.

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