Invecchiamento in saluto e il ruolo, crescente, dell’Intelligenza Artificiale nelle questioni di salute, sono due ambiti che destano attenzione e preoccupazione fra gli italiani.
A rivelarlo sono i dati della sesta edizione dello STADA Health Report, presentati nei giorni scorsi a Milano. Un’indagine che ha coinvolto oltre 2 mila connazionali, di età compresa tra 18 e 76 anni, insieme a altrettanti rappresentanti di venti Paesi europei. Il Report ha analizzato la percezione di salute dei cittadini e quali sono i comportamenti concreti agiti nel quotidiano, il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nel presente e nel futuro.
Vivere meglio per vivere di più
Il passare degli anni spaventa il 58% della popolazione, nello specifico il 65% delle donne, associato a diversi timori: declino cognitivo e bisogno di assistenza, malattie croniche (57%), difficile accesso a un’assistenza sanitaria economicamente sostenibile (55%) cui si unisce l’apprensione per i problemi economici individuali. Gli italiani intravedono e ipotizzano diverse soluzioni e calandosi nei panni del Ministro della salute, chiederebbero come priorità, di mettere urgentemente a sistema la riduzione dei tempi di attesa (73%), aumentando il numero di operatori sanitari, farmacisti compresi.
Gli italiani, tuttavia, sono consapevoli che per favorire la longevità, sana e prolungata, è necessaria anche una compartecipazione individuale, e si dichiarano disposti a qualche rinuncia: sacrificare zuccheri (l’84%), ridurre l’utilizzo di schermi (78%), alcol (73%), fumo (56%) e fast food (77%). Atteggiamenti virtuosi che collocano l’Italia in posizione più elevata riaspetto alla media europea.
Il dilemma: Consultare il medico o chiedere all’Intelligenza Artificiale?
Il ricorso all’Intelligenza Artificiale sta avendo un impatto trasversale sull’intera filiera della salute. Gli italiani la consultano per vari ambiti: prevenzione, diagnosi, ricerca farmaceutica. Sul lato clinico la sua utilità è percepita per gli aspetti burocratici: organizzazione degli ospedali, sensibilmente snellita, promozione di una medicina personalizzata, diagnosi più accurate, quindi come strumento di consulenza a supporto del clinico, non come sua vece.
Dal lato cittadini-pazienti, la digitalizzazione dell’Healthcare è ritenuta un supporto efficace per migliorare velocità e capacità decisionale, auspicando l’utilizzo per una funzione di sostegno al back-office, velocizzando i processi.
3 italiani su 5 pronti per consulenza basata sull’Intelligenza Artificiale
C’è una apertura all’uso delle nuove tecnologie, soprattutto da parte delle fasce di popolazione più giovane e dagli uomini, per richiedere/ricevere una consulenza basata sull’Intelligenza Artificiale, ma solo se questa sia validata, alla fine, da un professionista umano pronto a interpretare il dato.
Oltre 4 italiani su 10 sono, invece, scettici e dichiarano di non usare l’Intelligenza Artificiale per la propria salute. I restanti vi ricorrono per comprendere meglio la diagnosi (31%), prepararsi a una visita, cercare un secondo parere.
Non mancano i timori: il principale è legato alla privacy; poco meno della metà degli italiani è disposta a dare in pasto all’Intelligenza Artificiale i propri dati sanitari, preoccupata anche del rischio di una diagnosi errata (52%), di un uso dei dati senza consenso (36%), dell’assenza della presenza umana e dell’interazione (36%). Ritengono invece l’Intelligenza Artificiale utile e di aiuto nella gestione di appuntamenti e follow-up.
«Sono 230 milioni di persone nel mondo ad interrogare l’Intelligenza Artificiale ogni giorno – dichiara Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – e settemila persone al mondo muoiono ogni giorno per errori medici. L’Intelligenza Artificiale in molti contesti può essere di aiuto in quanto oltrepassa il medico nel ragionamento clinico. Alcuni studi che hanno confrontato medici molto bravi e l’abilità dell’Intelligenza Artificiale nel fare diagnosi, hanno fatto emergere la superiorità della macchina. Questo perché ad esempio l’Intelligenza Artificiale in una risonanza può vedere cosa che l’occhio umano non percepisce o mettere insieme dati biologici e clinici in tempo reale. Pertanto un clinico competente che sa usarla sostituirà molto presto i clinici che la ignorano».
Ideale il modello misto
Un italiano su 2 si fida già dell’Intelligenza Artificiale o sarebbe disposto a farlo se la diagnosi fosse, come detto, avallata dagli operatori sanitari, considerati anche i principali responsabili dell’educazione sanitaria dal 74% degli italiani. Rispetto alla creazione di piani terapeutici personalizzati, per gli italiani è ideale il modello misto, affermato dal 53%, con un dato più alto rispetto alla media europea (44%) in cui diverse figure hanno un ruolo. Ad esempio, il 45% degli intervistati pensa che i farmacisti possano offrire più consulenze a distanza, aiutino ad interpretare le indicazioni dell’Intelligenza Artificiale e siano ancor più importanti come punti di riferimento umani affidabili.
In questo contesto acquista un ruolo determinante l’alfabetizzazione sanitaria, in cui i medici sono centrali nel fare informazione e educazione, fin dalla fasce più giovani della popolazione: «Dai dati del rapporto che ha indagato anche il gradimento degli Italiani verso il SSN, emerge che solo il 49% ne è soddisfatto e considerando che il nostro è un sistema universalistico, dove lo stato eroga gratuitamente prestazioni ai cittadini, una “valore” spesso dimenticato o dato per scontato, significa che è necessario potenziare il livello di educazione, la heath literacy. – commenta Ugo Tamborini, segretario consiglio direttivo Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano – Andrebbe forse reinserito il medico scolastico per formare la cittadinanza fin dalla scuola, anche sul concetto di “gratuito”, che non fa percepire il valore di ciò di cui si usufruisce. Non si possono negare le attuali criticità, come le liste di attesa, dovute alla carenza dei medici. Non che essi manchino, ma ce ne sono meno inquadrati nel nostro SSN. All’estero i medici inquadrati nei sistemi sanitari sono più pagati e spesso ad essere trattenuti sono proprio quelli italiani. È necessario quindi potenziare il dialogo tra i diversi attori del sistema, oggi ancora non ottimale in ottica di migliore sinergizzazione e integrazione sul territorio».



