A Milano nove alunni su dieci con difetti visivi: Dad sotto accusa

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I dati emergono dal progetto “Ci vediamo a scuola”, condotto dagli Istituti Clinici Scientifici Maugeri-Poliambulatorio Milano con l’Ufficio Scolastico Ambito Territoriale di Milano. Gli studi dimostrano che l’alterazione del sistema visivo, non corretto, determina una difficoltà di concentrazione che può influire sull’apprendimento

Due quattordicenni su cinque (con picchi del 50-60% al Sud) passeranno alle superiori con competenze da quinta elementare. E quasi la metà dei maturandi è a livello da terza media. L’Invalsi ha recentemente misurato lo scotto pagato dalla Dad in tempo di pandemia.

Sotto accusa, da tempo, è il massivo uso non corretto e non controllato dei dispositivi digitali con conseguente incremento di difetti visivi e disturbi oculomotori che possono avere un forte impatto sul deficit di apprendimento. Le nuove generazioni, del resto, utilizzano in media 4 diversi dispositivi digitali, per un numero di ore che raggiunge fino alle 14 giornaliere, nella fascia tra i 16 e i 24 anni.

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Dad e disturbi visivi, un progetto di ricerca

La relazione è stata indagata dall’innovativo progetto “Ci vediamo a scuola”, incentrato sulla prevenzione e il benessere visivo a scuola. A condurlo gli Istituti Clinici Scientifici Maugeri-Poliambulatorio Milano con l’Ufficio Scolastico, Ambito Territoriale di Milano.

«Il progetto dura cinque anni – spiega Idor de Simone, optometrista degli Istituti Clinici Maugeri con master in Neuroscienze cliniche – Siamo stati bloccati a causa dei lockdown e siamo riusciti ad attivare la terza edizione solo nel mese di giugno, ma riprenderemo in autunno.

In base alle valutazioni effettuate per gli anni 2017-2018 e 2018-2019 emerge che il 71% della popolazione studentesca ha un canale sensoriale disturbato. Questo provoca affaticamento visivo, mal di testa, deficit di attenzione e concentrazione, e va a impattare in una diminuzione di performance a livello di studio. I dati, poi, di giugno 2021, già elaborati, dicono che c’è un aumento di difetti visivi e disturbi oculomotori. Dal 71% si è passati al 90% a causa della Dad che ha generato problemi maggiori».

Difetti visivi non corretti, quali conseguenze

Il progetto ha permesso di effettuare le valutazioni delle abilità visive di 1308 alunni, di ogni ordine grado, di 12 istituti scolastici di Milano. Per ciascuno sono state rilevate le ametropie (difetti visivi), attraverso la refrazione, le alterazioni oculomotorie (latenti o manifeste), con il Cover test, e le discromatopsie (alterazione della percezione dei colori) attraverso le tavole di Ishihara.

I numeri sono impietosi: il 71% è ametrope (ha difetti visivi) e di queste il 47% non ha alcun tipo di correzione; il 63% ha poi disturbi oculomotori. Sono state poi effettuate le valutazioni su 125 alunni Dsa certificati: 84 risultano ametropi e 49 non portano nessun tipo di correzione e ben 64 presentano alterazioni oculomotorie.

«La scelta di inquadrare alunni con Dsa in soli percorsi psicologici, neuropsicologici e logopedici è in buona parte riduttiva e incompleta – ha proseguito de Simone – Si rischia di intervenire quando in realtà si ha la funzionalità dei canali sensoriali alterata, considerando che quello visivo trasporta al cervello l’80% delle informazioni.

I disturbi oculomotori, strabismi latenti o manifesti, vanno a impattare sui movimenti saccadici dei due occhi, che devono essere coordinati durante la lettura e la scrittura, e condizionano l’acquisizione e la rielaborazione dell’immagine. Si possono, comunque, riabilitare con tecniche di ginnastica visiva e stimolazione neurovisiva».

Gli effetti della luce blu dei dispositivi

Le ultime ricerche del Miur dicono che i ragazzi certificati Dsa sono il 3,2% del totale degli studenti che frequentano le scuole italiane, un numero in costante aumento. «Il nostro sistema visivo è preposto per essere usato da lontano: i nostri antenati erano cacciatori – ha spiegato l’optometrista – Nei secoli gli oggetti si sono avvicinati sempre di più, ma solo negli ultimi anni 15 anni li abbiamo a distanze cortissime e non ci siamo ancora adattati al cambiamento.

Occhi e cervello devono elaborare le immagini velocissime dei dispositivi digitali e questo crea un “corto circuito cerebrale”. Le ricerche dicono che non solo vanno ad alterare il sistema viso-oculomotorio, ma hanno dimostrato che la loro luce blu va ad alterare il ritmo circadiano (e il nostro corpo funziona come un clock biologico, come ha scoperto la cronobiologia, ndr). Ecco perché è importante prendere delle pause».

Come proteggere gli occhi

I consigli di igiene e benessere visivo del dottor Idor De Simone:

  • Idor de Simone, optometrista degli Istituti Clinici Maugeri con master in Neuroscienze cliniche

    Distanza dell’apparecchio di lavoro
    Se usiamo schermi da pc, la distanza deve essere quella del braccio disteso, circa 70 cm. Con tablet o telefonini circa 35-40 cm, che è la misura dell’avambraccio.

  • Inclinazione dello schermo
    Deve essere di 20 gradi al di sotto della linea primaria di sguardo;
  • Illuminazione dell’ambiente
    È uniforme e costante: non ci devono essere zone di luce e buio;
  • Pausa
    Ogni 2 ore di utilizzo di dispositivi digitali è bene fare 10-15 minuti di riposo visivo, guardando lontano;
  • Sonno
    Un’ora-due prima di andare a dormire non utilizzare dispositivi digitali.