Achyrocline satureioides, nota come macela, e Acmella oleracea, conosciuta come jambu, due specie autoctone del Brasile, si distinguono per proprietà terapeutiche: azione antinfiammatoria e anestetica nello specifico. Lo attestano diversi studi pubblicati su riviste di settore, tra queste Plants e Evidence Based Complementary Alternative Medicine.

Una pianta terapeutica

Acmella oleracea, pianta diffusa in regioni tropicali e subtropicali specie nel nord del Brasile, è nota anche come “pianta del mal di denti” per le sue proprietà analgesiche e antinfiammatorie, attribuite soprattutto ai fiori, utilizzati per trattare il dolore orale. Inoltre alcuni metaboliti secondari conferiscono alla pianta anche effetti antipiretici, anticonvulsivanti, antidiarroici, antidiuretici, antisettici, antimicotici, antiprotozoari e insetticidi. Non ultimo cicatrizzanti. Una gamma di proprietà attribuibili al contenuto endogeno di composti bioattivi, come steroli, cumarine, flavonoidi, saponine, terpenoidi, polisaccaridi e alchilammidi. Tra queste ultime di particolare interesse è lo spilantolo ((E, E, Z) -2,6,8-acido decatrienoico N-isobutilammide) contenuto principalmente nei fiori, nelle foglie e negli steli e nelle radici di Acmella oleracea.

La ricerca più recente

Ricercatori di CERFIT (Centro di Ricerca e Innovazione in Fitoterapia e Medicina Integrata), e in particolare del Phytogenomic Lab che studia l’applicazione delle tecnologie genomiche alla produzione di sostanze bioattive di origine vegetale, in collaborazione con l’Università di Firenze, hanno avviato studi per migliorare e rendere più rapidamente disponibili i composti bioattivi. Oltre ai trattamenti in vivo con biostimolanti, la crescita di piante, migliorandone anche la qualità di produzione di materie prime e dei metaboliti, può essere favorita con colture vegetali in vitro. Obiettivo che è possibile raggiungere con l’ingegneria genetica, che ha reso possibile l’introduzione di nuove vie biosintetiche nelle colture medicinali e commerciali finalizzate ad aumentare valore nutrizionale e di mercato. Agrobacterium tumefaciens sembra ad oggi lo strumento più efficace per “trasformare” una serie di geni candidati e regolatori trascrizionali nelle piante medicinali. Tecnica che i ricercatori fiorentini hanno, appunto, applicato anche a Acmella, sviluppando il primo protocollo di trasformazione mediato da A. tumefaciens.

Il protocollo di trasformazione

Al fine di migliorare i metaboliti secondari, il protocollo di trasformazione genetica prevede come primo approccio l’utilizzo del ceppo LBA4404 di Agrobacterium tumefaciens recante il vettore binario pBI121 contenente il gene NPTII per la resistenza alla kanamicina, seguito dall’immissione nelle piante di gene batterico reportercodificante per l’enzima β-glucuronidasi (GUS). Le cellule, una volta espresso in superficie il gene GUS, sono state incubate in X-glucuronide. La trasformazione genetica vegetale è stata verificata mediante reazione a catena della polimerasi diretta e saggio GUS su rigeneranti. È stato così possibile osservare che l’efficienza della trasformazione è influenzata dall’alto livello dell’agente di selezione kanamicina e che al recepimento dell’enzima le piante mostravano una colorazione blu; diversamente, in caso di piante non trasformate, ovvero wild type con gene per l’enzima assente, mantenevano una colorazione verde. A detta dei ricercatori si tratta del primo lavoro sulla trasformazione genetica di A. oleracea, che apre la via a ulteriori studi per migliorare la crescita delle piante in vitro e la produzione di metaboliti secondari.

Azioni anestetico-cicatrizzante

In relazione alle proprietà antinfiammatorie di Achyrocline satureioides (macela) e all’azione anestetica di Acmella oleracea (jambu), ricercatori brasiliani hanno sviluppato uno specifico composto combinando l’estratto grezzo di jambu, sottoposto a depigmentazione con carbone attivo, e olio essenziale di macela, poi incorporato in un film realizzato con idrossietilcellulosa. Tali film sono stati valutati per efficaci in termine di guarigione delle ferite e proprietà antinocicettive mediante test meccanico con testurometro e test in vivo per attività antinfiammatorie e anestetiche.

È stato così possibile osservare che il film contenente la più alta concentrazione di estratto di jambu depigmentato e olio essenziale di macela aveva effetti anestetici superiori, pari a circa 83,6 (±28,5) minuti in più rispetto a farmaci anestetici, e potere cicatrizzante maggiore (62,0% ± 12,1) rispetto a allantoina. Infine, l’analisi istopatologica mostrerebbe un aumento della sintesi del collagene e l’ispessimento epidermico. In conclusione, vi sarebbe evidenza che del potenziale utilizzo del fil, in funzione delle proprietà espresse, nelle ferite cutanee, piaghe da decubito e nel trattamento delle ferite chirurgiche infette.

Fonti:

  • Maggini V, Bettini P, Firenzuoli F et al. “An Efficient Method for the Genetic Transformation of Acmella oleracea L. (Spilanthes acmella Linn.) with Agrobacterium tumefaciens”. Plants 2021, 10(2), 198; https://doi.org/10.3390/plants10020198
  • Thiemi Yamane LT, de Paula E, Pedroza Jorge M et al. “Acmella oleracea and Achyrocline satureioides as Sources of Natural Products in Topical Wound Care” Evid Based Complement Alternat Med. 2016, 2016:3606820. doi: 10.1155/2016/3606820. Epub 2016 Sep 29.

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