La riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR (Missione Salute) è ancora lontana dall’essere pienamente operativa. Al 31 dicembre 2025 risultano completamente funzionanti solo 66 Case della Comunità (3,9%), mentre 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno è pienamente operativo. Anche sul fronte digitale il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) resta incompleto e poco utilizzato, soprattutto per il mancato consenso dei cittadini, in particolare nel Mezzogiorno.
L’Osservatorio GIMBE prosegue il monitoraggio indipendente sull’attuazione della Missione Salute. «Abbiamo analizzato – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – i risultati al 30 dicembre 2025 e le criticità che frenano la riforma. L’obiettivo è fornire un quadro oggettivo e lanciare un monito a Governo e Regioni sui rischi legati ai ritardi accumulati».
Assistenza territoriale: stato dell’arte e criticità
A quattro anni dal DM 77, la riforma procede a rilento, con marcate disuguaglianze regionali. «Il potenziamento dell’assistenza territoriale – afferma Cartabellotta – è fondamentale per decongestionare ospedali e pronto soccorso. Tuttavia, i dati ufficiali restituiscono un quadro preoccupante: siamo ancora lontani dal raggiungimento dei target europei».
La riorganizzazione prevede 1.715 Case della Comunità, 657 Centrali Operative Territoriali e 594 Ospedali di Comunità, ma i finanziamenti del PNRR coprono solo una parte delle strutture programmate. In particolare, oltre un terzo delle Case della Comunità non ha attivato alcun servizio e solo il 16,7% dispone di tutti quelli previsti. Le strutture pienamente operative sono appena il 3,9%. «La presenza parziale dei servizi – commenta Cartabellotta – indebolisce le funzioni delle Case della Comunità e le rende poco attrattive per i cittadini». Il principale limite resta la carenza di personale: «Anche dove i servizi risultano attivi, le Case della Comunità restano scatole vuote».




Ancora più critica la situazione degli Ospedali di Comunità: solo il 27,4% ha attivato almeno un servizio e nessuna struttura è pienamente operativa. «Questi numeri – osserva il presidente GIMBE – confermano che siamo in forte ritardo e che rispettare le scadenze appare difficile».



Unica nota positiva riguarda le Centrali Operative Territoriali, per le quali il target europeo è stato raggiunto, con 625 strutture pienamente funzionanti.
Fascicolo Sanitario Elettronico e rischi per il PNRR
Permangono criticità anche sul fronte digitale. «Senza una reale interoperabilità – spiega Cartabellotta – il FSE non può generare benefici concreti per l’assistenza». Solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione, con forti differenze regionali. «Se meno della metà dei cittadini consente l’accesso al proprio FSE – avverte – siamo di fronte a un problema culturale e organizzativo».
«A pochi mesi dalla rendicontazione finale del PNRR – conclude Cartabellotta – il rischio è triplice: non raggiungere i target europei, ampliare le disuguaglianze regionali e non produrre benefici concreti per i cittadini. Si rischia di sprecare un’occasione storica per il SSN».





