Trombosi e prevenzione cardiovascolare: sedentarietà e stili di vita al centro del sondaggio ALT

ALT (Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle Malattie Cardiovascolari – Ente Filantropico) ha promosso un sondaggio dedicato alla trombosi. Quasi tutti gli intervistati dichiarano di averne sentito parlare (97,5%) e oltre il 74% si considera abbastanza o molto informato. Tuttavia, a fronte di un’elevata attenzione al regime alimentare (86,8%), il 25,7% riferisce di non praticare mai attività fisica e il 44% conduce uno stile di vita sedentario.

Questi sono alcuni dei risultati emersi dal sondaggio proposto in occasione della 15ª Giornata nazionale per la lotta alla trombosi, che si celebra il 15 aprile.

Il sondaggio

La survey ha permesso di analizzare la percezione del rischio trombotico e le principali fonti di informazione utilizzate dalla popolazione. I dati raccolti consentiranno ad ALT di rafforzare e rendere più mirate le attività di informazione, sensibilizzazione e prevenzione.

Nonostante il campione sia composto in larga parte da soggetti “motivati”, il 67% aveva già consultato il sito ALT o avuto esperienza diretta con la patologia, emerge chiaramente come vi sia ancora un ampio margine di miglioramento nella prevenzione. Il campione è costituito prevalentemente da donne (72,3%), residenti nel Nord Italia (circa il 70%), con una distribuzione abbastanza omogenea tra le diverse fasce d’età.

Tra i principali fattori di rischio indicati dagli intervistati figurano sedentarietà, sovrappeso, fumo e abitudini alimentari scorrette, oltre alla predisposizione genetica. Indicazioni in linea con l’evidenza scientifica.

«Perché si sviluppi una trombosi – sottolineano gli esperti dell’associazione – sono necessari più fattori: uno squilibrio del sistema della coagulazione, una lesione dell’endotelio vascolare e un rallentamento del flusso ematico. Non si eredita la trombosi, l’infarto o l’ictus, ma la predisposizione a sviluppare queste condizioni. La prevenzione passa dalla conoscenza, dal riconoscimento precoce dei sintomi e dalla correzione dei fattori di rischio modificabili».

Prevenzione e ruolo dello stile di vita

ALT ha inoltre sviluppato una sezione dedicata alla prevenzione della trombosi e delle malattie cardiovascolari, con indicazioni pratiche rivolte alla popolazione.

«I principale strumento di prevenzione – evidenziano gli esperti – è rappresentato dallo stile di vita: controllo del peso corporeo, alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, astensione dal fumo, gestione dello stress e monitoraggio dei principali parametri clinici (pressione arteriosa, colesterolo, trigliceridi, glicemia). Questi interventi sono fondamentali nei soggetti sani e imprescindibili nei pazienti con anamnesi positiva per eventi trombotici».

Informazione e ruolo del medico

Oltre il 68% degli intervistati dichiara di ricercare informazioni sulla salute attraverso canali online, una quota superiore a quella di chi si affida al medico di medicina generale (52%). Questo dato evidenzia il ruolo sempre più centrale del digitale nei percorsi informativi dei pazienti, ma al tempo stesso solleva interrogativi sulla qualità e sull’affidabilità delle fonti consultate.

Nonostante la crescente autonomia informativa, più del 92% degli intervistati esprime la necessità di ricevere contenuti più chiari, accessibili e validati scientificamente in tema di prevenzione della trombosi. Emerge quindi un gap tra disponibilità di informazioni e reale capacità di orientamento del paziente.

In questo contesto, il ruolo del medico di medicina generale e dello specialista si conferma centrale non solo nella gestione clinica, ma anche come riferimento autorevole per l’educazione sanitaria. Il professionista è chiamato a intercettare i bisogni informativi del paziente, guidarlo nella corretta interpretazione delle informazioni reperite online e promuovere strategie di prevenzione basate sull’evidenza.

Un approccio integrato, che coniughi comunicazione efficace, educazione terapeutica e promozione di stili di vita salutari, può contribuire a migliorare l’aderenza alle raccomandazioni e a ridurre l’impatto dei fattori di rischio modificabili.

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