Combattere il cyberbullismo educando i ragazzi a un uso consapevole dei social

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24191La tutela dei minori su internet e sui social network è un argomento di grande interesse soprattutto per i fatti di cronaca che emergono quotidianamente. Questo fenomeno vede come protagonisti gli adolescenti molto spesso vittime di una “trappola” virtuale denominata “social network”. Inconcepibile il fatto che molti adolescenti, da un momento all’altro, decidano di togliersi la vita per colpa della cattiveria e dell’ignoranza che purtroppo colpisce i giovani. Basta poco per essere nel mirino del “bullo”: un vestito non alla moda, essere bravi a scuola, fare una vita tranquilla e non disordinata, tutte caratteristiche da “sfigato”; questo è il termine che abitualmente viene adottato per definire un ragazzo semplice e di sani principi. Chi è un bullo? Generalmente si tratta di una persona apparentemente forte, pieno di sé, ma in realtà molto fragile, che per sentirsi qualcuno, per sentirsi il numero uno, tende a sminuire il più debole con pesanti prese in giro e offese. Questo può avvenire attraverso telefonate, messaggi, chat, social network, siti di domande e risposte, siti di giochi online, forum online. Le modalità specifiche con cui i ragazzi realizzano atti di cyberbullismo sono molte: pettegolezzi, postando o inoltrando video immagini imbarazzanti, rubando l’identità e il profilo di altri, insultando o deridendo attraverso messaggi, per arrivare poi fino alle minacce fisiche. Le aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi) o essere comportamenti solo online. Il bullismo affligge sia maschi che femmine, indistintamente, durante la fase adolescenziale, che riguarda principalmente la fascia d’età compresa tra i 9 e i 18 anni. La reazione delle vittime di bullismo è, nei casi più gravi ma sempre più frequenti, il suicidio, per la disperazione e il profondo senso di disagio interiore.

A volte basta veramente poco per aiutare i ragazzi: una parola di conforto, un “se hai bisogno conta pure su di me”, dimostrazioni di affetto sincero da parte di amici, ma soprattutto da parte dei propri familiari. Purtroppo oggigiorno, ciò che manca tra genitori e figli è il dialogo; i giovani tendono a chiudersi sempre di più in loro stessi, ma non è una soluzione, poiché essi vanno ascoltati, ma soprattutto supportati, specialmente nella delicata fase adolescenziale.

A scuola
Nella mia esperienza clinica e di sportello nelle scuole di ogni ordine e grado, ho avuto modo in numerose occasioni di trovarmi di fronte a ragazzi vittime di violenze, o di aver agito la violenza. Ricordo una ragazza che lamentava con sofferenza le offese delle compagne. Insulti pesanti, scritti anche sul muro dei bagni in palestra. In questo caso attraverso lo sportello ho dato la possibilità alla ragazza che subiva di avere dei chiarimenti dalle ragazze che l’avevano presa di mira, tanto da intervenire con un’azione di riparazione sociale. Consapevoli del danno creato volontariamente hanno pulito le pareti del bagno, cancellando ogni forma di insulto. Se è stato possibile pulire le pareti di un bagno, visto solo dalle studentesse di un istituto, nel web tutto ciò che è scritto rimane, rimbalzando in una portata amplificata che schiaccia e toglie l’aria: tutto il mondo può arrivare a vedere qualche cosa di sconveniente, non vi è fuga, né rimedio. Molti giovani inconsapevoli non lo sanno, ma ogni foto e parola rimane. Fondamentale quindi informarli, affinché possano sapere gli effetti di una loro azione.

Cosa fare
Innanzitutto far crescere i giovani con adulti e punti di riferimento che sanno ascoltare, in maniera attiva. Ascoltare senza anticipare le risposte. Ascoltare senza fare da muro di gomma. Ascoltare senza far scattare sermoni, prediche, giudizi. Non richiesti! I giovani gridano ascolto attraverso sguardi spenti o spalancati, attraverso corpi che chiedono, in look esasperati a oltranza, di essere accettati nella diversità. Un ascolto che deve dare rimandi costruttivi su cosa è utile fare, ma soprattutto sulle risorse e sul potenziale che è presente in ognuno di loro. Il cyberbullismo si può gestire e affrontare, ma è necessario avviare una rete sociale. Per arginare e soprattutto prevenire il fenomeno del bullismo in tutte le sue forme, è fondamentale che le famiglie e la scuola agiscano insieme in un percorso condiviso, per sensibilizzare ed educare i ragazzi ad un uso corretto e consapevole delle nuove tecnologie già a partire dalla scuola media. Famiglia, Scuola, Istituzioni attive nel Formare e Informare i giovani attraverso interventi e campagne informative, ma soprattutto rendendo i giovani protagonisti e attori risolutori di questa dinamica. Tutti noi abbiamo dei bisogni fondamentali che chiedono il pieno e appagante soddisfacimento. Come ricercatrice ho elaborato un Programma di gestione di sé: il Programma CAM corpo anima mente. Con il Programma CAM lavoro per aiutare le persone ad una maggiore consapevolezza di sé. Ad esempio in ogni momento necessitiamo di soddisfare 6 bisogni di cui quattro sono primari e due spirituali, questo a livello di corpo, anima e mente. Il bisogno di sicurezza, di varietà, di importanza e di amore, poi ci sono i due spirituali e sono il bisogno di crescita e contributo.

E proprio nel cyberbullismo vi è l’esasperato bisogno di soddisfare il senso di sentirsi importanti e sicuri agendo sulla vita altrui e attraverso lo scherno metabolizzano propri vissuti dandosi valore nel ruolo del persecutore a seguito di mancanze profonde. Per rompere queste dinamiche è fondamentale agire sui successivi due bisogni: crescita e di contributo. Crescita negli interessi, nel confronto e nella conoscenza, e contributo inteso come la capacità di contribuire al bene sociale con azioni sociali concrete e positive, non altresì perseguitando. Il cyberbullismo per essere affrontato richiede di formare persone che sanno ascoltare al di là delle parole, e grazie all’azione congiunta delle forze dell’ordine operare in ogni ambito e settore dove il fenomeno dilaga.

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