Conoscere e riconoscere la rinite allergica per poter accedere a terapie e percorsi individualizzati multidisciplinari che possono migliorare la risposta clinica, lo stato di salute e la qualità di vita del paziente. È necessario inoltre agire anche a livello istituzionale, di governance e politico, dando dignità alle allergie respiratorie, con la definizione di un codice di esenzione, ad esempio.
Con questi obiettivi è nata “Scatti di Rinite: le smorfie che non fanno ridere”, una campagna di informazione e sensibilizzazione, promossa da AAIITO (Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri), in collaborazione con l’associazione pazienti Respiriamo Insieme APS e il contributo non condizionante di F.I.R.M.A.
La campagna fa leva su una serie di scatti fotografici che colgono l’intimo della problematica, rendendo visibili non solo le “smorfie” provocate dalla patologia, ma anche la sofferenza fisica e psico-emotiva legata a questa condizione, spesso inosservate.

Una patologia sottodiagnosticata e sottostimata
Le ragioni della bassa percezione della rinite allergica, spesso declassata a una serie di sintomi fastidiosi, come rinorrea, starnuti, occhi che lacrimano e arrossati, correla anche all’immaginario collettivo che sia una problematica prevalentemente stagionale, primaverile. In realtà i sintomi, invalidanti, sono spesso estesi, a volte permanenti per tutto l’anno: una costante compressione a livello delle vie respiratorie, frequente mal di testa, difficoltà di concentrazione, a riposare e dormire bene, a svolgere la normale quotidianità.
È fondamentale che la popolazione che soffre di rinite allergica possa ricevere una valutazione multidisciplinare della propria situazione sanitaria, per programmare un trattamento di controllo dei sintomi, prevedendo un primo accesso e diagnosi del Medico di Medicina Generale, seguito dall’allergologo e dall’otorinolaringoiatra: in sinergia e complementarietà possono effettuare una valutazione complessiva delle (re)azioni della patologia.
«La rinite allergica – spiega Riccardo Asero, specialista in Allergologia e Immunologia Clinica e già presidente AAIITO – è una reazione del sistema immunitario a sostanze generalmente innocue, gli allergeni, che scatena una cascata di mediatori chimici nelle vie respiratorie. Nello specifico gli allergeni innescano una infiammazione (allergica) della muscosa nasale in soggetti sensibilizzati. Generano una infiammazione di tipo2, caratterizzata da una tipica infiltrazione eosinofila della mucosa nasale a sua volta responsabile della comparsa dei sintomi identitari: rinorrea, ostruzione nasale, prurito, starnuti, spesso congiuntivite».
Sono diversi i potenziali trigger: fattori ambientali, come gli inquinanti, acari della polvere, fumo, uso di alcuni farmaci come i beta-bloccanti, che possono stimolare la rinite e altre forme delle vie aeree, fra cui la tosse e fattori genici che impattano sull’aumento della predisposizione a potere sviluppare rinite allergica.
Le ultime ipotesi scientifiche suggeriscono che possano contribuire a rincarare l’aspetto genico alcune endotossine, la maggiore esposizione a batteri e muffe e un danno di barriera della mucosa nasale che apre la via anche ad altre condizioni più severe: asma allergico, poliposi nasale, concomitanza di allergie alimentari, dermatite atopica.
I numeri in aumento
Diffusa e trasversale, la rinite allergica interessa tutte le età. Si stima che a livello globale interessi almeno 500 milioni di persone. In Italia, il progetto ARIA (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma) ha calcolato che riguardi all’incirca il 25% della popolazione, con dati in crescita. Negli ultimi 5 anni la prevalenza della rinite allergica ha subito uno “scatto” soprattutto fra le fasce di popolazione più giovani: del 10% in età compresa tra 18 e 30 anni e del 15% tra i bambini da 0 a 14 anni.
Che incidono su costi assistenziali e sociali: in Europa i costi diretti della patologia variano da circa 160 a 550 euro all’anno per paziente, ma che possono raggiungere e superare i 2.400 euro nei pazienti non trattati, sia sociali. Perdita di giorni di scuola e lavoro, rinuncia alle attività quotidiane e del tempo libero, calo delle produttività e rendimento, compromissione del benessere e della qualità della vita, a partire dal sonno notturno a causa dell’ostruzione nasale, con successiva sonnolenza diurna, difficoltà di attenzione e concentrazione, fino nei casi più gravi e nella popolazione adulta a sviluppo di ansia e depressione.
Promuovere la collaborazione tra i diversi professionisti
Migliorare la formazione, anche dei clinici e accelerare la diagnosi sono le priorità.
«Una survey che abbiamo condotto sui medici di medicina generale – dichiara Francesco Murzilli, presidente AAIITO –rileva ancora importanti ritardi diagnostici. Risulta prioritario rafforzare la formazione per garantire il riconoscimento precoce della patologia e una più stretta sinergia tra medico di medicina generale e specialista, superando la criticità della diagnosi corretta e tempestiva, invece cruciale per una gestione clinica efficace. Fondamentale è l’esecuzione del SPT (Skin Prick Test), esame diagnostico di prima linea per confermare la sensibilizzazione allergica, con reazioni positive ≥3, su cui impostare una terapia mirata, funzionale alla persistenza e la gravità della patologia.
Ciò significa che è necessaria, per la corretta gestione e trattamento della rinite allergica, l’interazione di più figure professionali: il medico di medicina generale che in prima istanza può prescrivere al paziente prodotti nasali topici e antistaminici, inviando poi la persona all’allergologo per una terapia mirata sulla base di uno specifico pannello di allergeni. Ad oggi l’Immunoterapia specifica (il vaccino, AIT), è l’unica di comprovata efficacia con riduzione di sintomi, dell’assunzione di farmaci nel paziente rinitici, prevenzione dell’asma e una regressione della stessa in chi ne soffre Quanto prima la si inizia, tanto più positivi saranno gli effetti generati».
Eppure ancora pochi si rivolgono all’allergologo: una survey condotta attesta che su più di 100 pazienti oggettivamente compatibili per l’accesso di accedere alla AIT, meno del 50% ha avviato la terapia e che solo 110 circa hanno proseguito e concluso correttamente il trattamento. Ancora tanto c’è da lavorare per valorizzare le specializzazioni del medico giusto da consultare, per informare il paziente dei diritti e il suo percorso, per dare dignità alla rinite allergica, ovvero un riconoscimento sociale, a tutti i livelli per contenere costi e ricadute socio-economico. L’attenzione delle istituzioni deve essere rivolta anche alla sofferenza fisico e psicologica.
«È infine fondamentale promuovere l’aderenza alla terapia – conclude Murzilli – una volta che il paziente raggiunge uno stato di benessere, interrompere la cura. Va invece a informato che fino a quando vi è esposizione agli allergeni, persiste anche l’infiammazione, che va tenuta a livelli il più basso possibili».



