L’Oncologia Integrata rappresenta oggi il superamento del dualismo tra medicina convenzionale e terapie complementari. Non si tratta di scegliere una via alternativa, ma di integrare trattamenti validati dall’Evidence-Based Medicine come: nutrizione, agopuntura, esercizio fisico, fitoterapia… all’interno del percorso oncologico convenzionale: chemio, radio e immunoterapia. Questa visione multidisciplinare mira non solo alla sopravvivenza, ma al mantenimento della qualità di vita, riducendo gli effetti collaterali e sostenendo la persona in ogni fase del percorso di cura. In questo contesto, l’evento ospitato nella Capitale dall’8 al 10 maggio presso l’Università Pontificia Salesiana – dal titolo “From Ancient Wisdom to Modern Integration: Bridging Millennia of Healing” – ha rappresentato molto più di un semplice aggiornamento professionale: è stato il manifesto di una medicina che riconosce l’unicità biologica e umana di ogni paziente.
Sotto il coordinamento dei tre co-presidenti: Massimo Bonucci, Nina Fuller-Shavel ( e Eran Ben-Arye, il congresso ha ospitato una densissima agenda di lavori. La sua struttura ha rispecchiato la complessità della materia: oltre alle sessioni plenarie l’evento ha ospitato dai pre-conference workshops pratici alle numerose sessioni parallele che hanno esplorato le discipline chiave dell’Oncologia Integrata Europea: dalla medicina antroposofica e ayurvedica alla fitoterapia e agopuntura, ma anche gender medicine, mind-body therapies, microbiota, psiconcologia, cure palliative, fino a un’ampiaarea poster dedicata alla ricerca emergente.
La persona oltre la malattia
La sessione inaugurale ha visto un confronto di alto profilo tra clinici e istituzioni, con gli interventi – tra gli altri – di Dario Nardella (Parlamento Europeo), Luciano Ciocchetti (Camera dei Deputati) e Antonello Aurigemma (Regione Lazio). Il dibattito ha sancito un impegno etico fondamentale: il superamento della medicina che affronta solo la patologia a favore di un modello di medicina che considera la persona tout-court.
In questa ottica, è stata confermata la volontà di rendere, nel nostro Paese, la psiconcologia una presenza strutturale negli ospedali e di elevare la nutrizione clinica a pilastro della terapia, in particolare nel paziente oncologico. L’Italia, con la creazione del primo dipartimento “One Health” presso il Ministero della Salute, si pone come capofila in questo percorso.
A ribadire la centralità dell’approccio integrato in oncologia è stata Simona Dei, DG di ISPRO – Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica della regione Toscana, regione apripista il cui PDTA – Percorso Didattico Terapeutico Assistenziale regionale per l’oncologia integrata è destinato a diventare la base per le future linee guida nazionali. L’obiettivo è chiaro: garantire che la cura sia un momento di attenzione alla vita, una “speranza per il dopo”, permettendo ai pazienti di curarsi senza dover necessariamente accettare il dolore o un decadimento della propria dignità vitale.
Focus AI: disegnare la medicina di precisione
Tra le numerose sessioni, di particolare interesse quella su AI & Integrative Oncology in cui l’Intelligenza Artificiale è emersa come il catalizzatore capace di dare una “grammatica molecolare” alle intuizioni della medicina tradizionale. Siamo passati dall’estrazione “eroica” di molecole dalla natura alla loro progettazione razionale. Grazie a modelli come AlphaFold, oggi la scienza può disegnare proteine e molecole su misura per bersagli specifici.
La frontiera più avanzata discussa a Roma riguarda i Digital e Biological Twins: l’uso di organoidi (micro-tumori coltivati in laboratorio dai tessuti del paziente), che permette di testare l’efficacia di un trattamento prima della sua somministrazione. Questo cambio di paradigma rappresenta una rivoluzione non solo clinica ma anche professionale. Eliminando il processo di “tentativi ed errori” e le relative incombenze burocratiche necessarie per gestire tossicità e insuccessi, l’AI e la biotecnologia agiscono come assistenti invisibili che automatizzano la parte analitica, restituendo al medico il dono del tempo da investire nel supporto umano e psicologico al malato.
Nutrizione e Fasting: la dieta come terapia molecolare
Un’attenzione particolare è stata, inoltre, dedicata al ruolo della nutrizione, intesa non come “dieta”, bensì come terapia molecolare. Diversi esperti hanno mostrato come la gestione del catabolismo e dell’anabolismo sia cruciale per prevenire la cachessia neoplastica.
Il dibattito scientifico ha evidenziato come l’obiettivo non sia semplicemente l’adozione di una dieta chetogenica standard — approccio tentato fin dagli anni ’30 per contrastare l’Effetto Warburg (la tendenza delle cellule tumorali a consumare massicce quantità di glucosio anche in presenza di ossigeno) con risultati non sempre ottimali poiché non tutti i tumori presentano mitocondri malfunzionanti — ma una modulazione metabolica precisa che riduca glucosio e insulina per “affamare il cancro” aumentando i chetoni per proteggere i tessuti sani.
Particolare attenzione è stata data in tal senso al digiuno ovvero alle Fasting-Mimicking Diets (diete mima-digiuno), le quali, riducendo selettivamente glucosio e alcuni aminoacidi, consentono di creare una protezione differenziale che rende le cellule tumorali più vulnerabili e quelle sane più resistenti ai trattamenti. Un punto cruciale risiede però nel lavoro post-trattamento: una volta perso peso o completato il protocollo di digiuno, la vera sfida dell’oncologia integrata è il mantenimento dei risultati per prevenire recidive legate all’infiammazione cronica.
È emerso, tuttavia, che l’impatto reale sui pazienti differisce in base alle patologie pregresse: i pazienti diabetici, ad esempio, rispondono meno bene ai protocolli di digiuno o mima-digiuno, suggerendo la necessità, per questo target, di protocolli diversi e più specifici.
Il ruolo chiave del microbiota intestinale
Particolare importanza viene rivestita dal microbiota intestinale, il vero “regista” dell’immunoterapia: una flora batterica in equilibrio è indispensabile per il successo dei moderni farmaci biologici. È stato citato il progetto American Gut (con oltre 15.000 campioni analizzati) per sottolineare come la diversità del microbiota sia legata alla salute metabolica.
Questo equilibrio è vitale anche per la protezione degli organi nobili, come i reni, spesso danneggiati dalla nefrotossicità dei trattamenti. La gestione della barriera intestinale e della disbiosi diventa quindi la prima linea di difesa per garantire la tollerabilità delle terapie nel lungo periodo.
Le prospettive: un’integrazione organica e universale
Il congresso si è concluso con uno sguardo alle direzioni strategiche future. Come sottolineato dal Presidente eletto SIO, Richard T. Lee, il futuro dell’oncologia integrata risiede in una sua reale standardizzazione e regolamentazione. Il valore di un intervento deve contemplare quindi innanzitutto il miglioramento della qualità di vita dei pazienti, la riduzione delle complicanze e degli effetti collaterali legati alle terapie convenzionali. Per il futuro l’auspicio è l’accessibilità e la rimborsabilità di questi percorsi per tutti i pazienti, guardando alla persona nella sua interezza, ivi compreso il suo contesto familiare, sociale e professionale. Un passo quest’ultimo che richiede tuttavia una migliore formazione dei professionisti sanitari a tutti i livelli.
Il messaggio conclusivo del Congresso ARTOI-SIO risiede nella visione di una medicina che non ha paura di unire l’antica saggezza alla tecnologia più avanzata, con un’unica missione: sostenere la persona in ogni fase della sua battaglia, offrendo non solo cure, ma una reale qualità di vita.



