Una patologia a prevalenza femminile, parliamo della fibromialgia, condizione cronica multifattoriale e dalle manifestazioni multiformi. Non solo colpisce le donne in misura maggiore con un rapporto stimato di circa 3 a 1, secondo gli ultimi dati Registro italiano della patologia, ma si differenzia per un “identikit personalizzato”.
Ad esempio, le donne sono esposte a maggiore compromissione fisica che incide sulla capacità di svolgere attività quotidiane in misura sensibilmente più rilevante rispetto agli uomini, pur riportando una gravità complessiva della malattia simile. Evidenze che depongono sull’importanza di un approccio sempre più personalizzato alla fibromialgia, capace di considerare non solo i sintomi fisici, ma anche le differenze biologiche, sociali e psicologiche fra pazienti.
È quanto sottolineano gli esperti in occasione della Giornata Mondiale della Fibromialgia, oggi 12 maggio, con l’auspicio di risposte concrete, efficaci e performanti per gli oltre 12.500 pazienti presenti nel Registro italiano.
Le iniziative territoriali
Sensibilizzare alla conoscenza della fibromialgia, patologia poco nota a livello comunitario, ai bisogni ancora insoddisfatti, alla necessità di promuovere la ricerca scientifica, a diffondere le richieste e i diritti dei pazienti, per quali da anni si battono, a proseguire il dialogo con le istituzioni. Anche quest’anno, nella giornata odierna si illuminano di viola i monumenti di varie città italiane, fra questi Palazzo Montecitorio a Roma e la fontana del Nettuno di piazza del Duomo a Trento, che per rafforzare la campagna proietterà anche sul ledwall dell’ostello Giovane Europa, un messaggio a soostegno della Giornata Mondiale della Fibromialgia.
Questa azione simbolica è promossa dai pazienti con fibromialgia e dalle Associazioni dedicate, come AISF (Associazione Italina Sindrome Fibromialgica) e Associazione ALGEA, per sottolineare che, al pari di altre patologie croniche ampiamente diffuse, l’attenzione a questa condizione clinica non può e non deve spegnersi, proseguendo oltre la giornata dedicata.
La Segreteria Fibromialgia FVG, ad esempio propone per tutto il mese di maggio una campagna di sensibilizzazione per far conoscere quanto la fibromialgia sia invisibile e invalidante, mentre forte è il messaggio che arriva da C.N.A.F. – Coordinamento Nazionale Associazioni di Fibromialgia che invita a illuminare le coscienze.
La fibromialgia non chiede scenografie, ma ascolto, diritti, cure accessibili e percorsi diagnostici chiari: illuminare le persone significa dare voce alle loro storie, riconoscere la malattia e la sofferenza quotidiana da loro provata, consentendo di uscire dall’invisibilità. Con questa intenzione sono stati organizzati, per gli specialisti, eventi formativi di approfondimento come il Corso “La Fibromialgia: dall’inquadramento diagnostico all’approccio terapeutico” (Caserta, 12 Maggio 2026), promossi da SIMPFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa), o il Seminario divulgativo-scientifico “VIVERE CON LA FIBROMIALGIA. Il Paziente al Centro del Percorso di Cura”, organizzato dall’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.
Anche Milano è attiva; all’Ospedale Niguarda si terrà il Convegno “Giornata Mondiale della FIBROMIALGIA – un approccio integrato e alternativo” in cui interverranno vari esperti della struttura – reumatologo, infermiere, nutrizionista, psicologo, il fisioterapista, esperto di Yoga e di Arte – ribadendo la crucialità di un approccio multidisciplinare alla fibromialgia.
L’impegno delle associazioni di categoria
Quello dei pazienti è un impegno condiviso anche da molte realtà di settore presenti a livello nazionale. Ad esempio FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Fisioterapisti) sostiene l’importanza della fisioterapia per gestire il dolore cronico: la fibromialgia non essendo una malattia degenerativa, ma una disfunzione nella percezione del dolore, ha nella riabilitazione uno dei suoi pilastri fondamentali.
La stretta sinergia tra reumatologo e fisioterapista è la strategia per ottimizzare approcci che garantiscano al paziente migliore qualità della vita, quindi la riduzione di dolore e la rigidità. L’esercizio fisico nella fibromialgia va considerato la prima linea di intervento, spesso con esiti più preformanti dei farmaci: esercizi graduali contribuiscono ad aiutare il paziente a superare la “chinesiofobia”, la paura del movimento, e a contrastare la fatica cronica.
La fisioterapia, inoltre, permette approcci personalizzati: non esiste, infatti un protocollo standardizzato, ma va calibrata su misura del paziente in collaborazione con altre figure professionali. Ad esempio, la fisioterapia, gestita in collaborazione con fisiatri e psicologi, può prevedere percorsi focalizzati su idrokinesiterapia (esercizi in acqua), terapia manuale (come il rilascio miofasciale) e ginnastica dolce.
Questa “educazione terapeutica” permette non solo di far sentire il paziente protagonista del proprio percorso di cura, ma anche di imparare a gestire l’attività fisica, il dolore e le proprie energie (pacing) per evitare sovraccarichi. Ricavando, innanzitutto benefici neuro-muscolari, come la riduzione del rischio di contratture, il miglioramento della qualità del sonno, l’armonizzazione del sistema neurovegetativo, la diminuzione dell’intensità e durata del dolore.
La situazione normativa
Alcuni passi avanti sono stati compiutiti. La fibromialgia è stata, infatti, inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) a fine 2025, con DPCM approvato il 23/10/2025), riconoscendola come malattia cronica e invalidante. Il provvedimento, prossimo all’entrata in vigore nel 2026, prevede un codice di esenzione – 068 – specifico per i casi di elevata severità valutata sulla base del punteggio FIQR (Fibromyalgia Impact Questionnaire Revised) > 82, garantendo prestazioni mirate.
Ai pazienti che rientrano nel profilo di severità i LEA garantiscono una visita reumatologica annuale, per il monitoraggio e la prevenzione di complicanze, la riabilitazione motoria di gruppo, fino a 10 sedute all’anno, con un massimo di 6 pazienti per gruppo, una visita psichiatrica, prevista in caso di comorbidità accertate come ansia o depressione. Si è ora in attesa del pieno riconoscimento dell’invalidità a livello nazionale.
La situazione al maggio 2026 vede ancora la fibromialgia in una fase di transizione verso il pieno riconoscimento nazionale come malattia cronica e invalidante. Attualmente, infatti il riconoscimento dell’invalidità non è automatico, non essendoci ancora una specifica tabella INPS per la fibromialgia, Le commissioni mediche valutano il caso in base alla gravità documentata, spesso applicando per analogia il codice dell’artrite reumatoide (spesso 50% o più).
La diagnosi richiede la valutazione dell’impatto funzionale e lavorativo. Ciò aumenta i divari regionali: in assenza di una norma nazionale definitiva, alcune regioni per supportare i pazienti hanno avviato percorsi propri o riconosciuto la malattia (es. Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna, Campania, Veneto). È attiva, per esempio, l’Indennità Regionale Fibromialgia (IRF) in alcune zone. Attualmente, per ottenere l’invalidità, è fondamentale presentare una documentazione medica dettagliata (certificati di reumatologi o neurologi) che dimostri come la patologia influisca sulla vita quotidiana e lavorativa. Qualora approvata la diagnosi il paziente avrà diritto a esenzione ticket (dal 67%), per le visite mediche e i farmaci collegati alla patologia, collocamento mirato (L. 68/1999), possibile con percentuali inferiori (spesso dal 46-50%), per percorsi lavorativi dedicati, ausili e protesi gratuiti se indicati nel verbale di invalidità, congedo per cure, fino a 30 giorni l’anno, retribuiti come malattia, solitamente dal 51%.
Studio
Iannuccelli, C., Favretti, M., Dolcini, G. et al. The impact of sex and gender on Fibromyalgia Syndrome: data from the Italian Fibromyalgia Registry. Intern Emerg Med (2026). https://doi.org/10.1007/s11739-026-04277-2



