In un contesto globale caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione, il tema della longevità assume anche una rilevanza sociale ed economica crescente. L’aumento dell’aspettativa di vita pone nuove sfide ai sistemi sanitari, ai modelli di welfare e all’organizzazione delle società contemporanee, rendendo sempre più centrale il tema della qualità della vita negli anni avanzati.
In Italia, ad esempio, si contano oltre 23.000 centenari, un dato che testimonia come la longevità non sia più un’eccezione, ma una realtà in crescita. Questo cambiamento impone nuove domande e nuove risposte, che riguardano non solo la medicina, ma anche l’economia, il lavoro, le relazioni e l’organizzazione stessa della vita collettiva.
In questo contesto si inserisce la seconda edizione del Vatican Longevity Summit, dal 25 e 26 maggio 2026 a Roma, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. L’evento riunirà oltre 20 relatori tra i più affermati ricercatori, clinici ed esperti provenienti da università e centri di ricerca di tutto il mondo.
Temi programma e relatori
Promosso dall’Istituto Internazionale di Neurobioetica (IINBE) in collaborazione con Brain Circle Italia e con il patrocinio della Pontificia Accademia per la Vita, il Vatican Longevity Summit si articola in quattro grandi aree tematiche:
- biologia dell’invecchiamento,
- neuroscienze,
- medicina rigenerativa,
- etica.

Uno dei temi più attuali che saranno affrontati riguarda il ruolo dello stress nella vita quotidiana e nei processi di invecchiamento.
Accanto alla prevenzione, la ricerca scientifica sta esplorando la possibilità di intervenire direttamente sui meccanismi biologici dell’invecchiamento. Tra i protagonisti del Summit, Juan Carlos Izpisúa Belmonte, tra i maggiori esperti mondiali di riprogrammazione cellulare, sottolinea come l’invecchiamento rappresenti il principale fattore di rischio per molte patologie croniche.
«L’invecchiamento è il principale fattore di rischio per quasi tutte le malattie,- afferma Belmonte,- intervenire sui suoi meccanismi significa agire a monte, non solo sulle conseguenze». Le nuove ricerche nel campo della medicina rigenerativa aprono scenari inediti: non si tratta di fermare il tempo, ma di recuperare la funzione delle cellule e dei tessuti, migliorando la qualità della vita.
Il Summit porterà anche l’attenzione sui modelli di longevità estrema, attraverso lo studio di semi-supercentenari e supercentenari. Secondo Calogero Caruso, la longevità non è il risultato di un singolo fattore, ma di un equilibrio complesso tra genetica, ambiente e sistema immunitario. «La longevità è il risultato di un equilibrio tra genetica, stile di vita e regolazione del sistema immunitario,- spiega Caruso. – Non serve un organismo più forte, ma un organismo capace di adattarsi».
Uno dei passaggi centrali del Summit sarà dedicato al cervello e alla qualità della vita con l’intervento di Matilde Leonardi che spiegherà come la vera sfida della longevità non sia semplicemente aumentare gli anni di vita, ma migliorare la qualità dell’esperienza vissuta. «La vera sfida è estendere il tempo vissuto in buona salute, – afferma Leonardi. – Il cervello è il centro dell’autonomia, delle relazioni e dell’identità: proteggerlo significa proteggere la persona».
A tenere insieme queste prospettive è la visione globale del Summit «La longevità non è solo una sfida scientifica-, afferma padre Alberto Carrara, presidente dell’Istituto Internazionale di Neurobioetica e promotore del Vatican Longevity Summit. – È una questione etica, culturale e sociale. Non basta vivere più a lungo: dobbiamo chiederci come vogliamo vivere e quale futuro stiamo costruendo».

Questa visione è rappresentata dall’Allegoria della longevità, immagine simbolo della seconda edizione, che pone al centro una bambina: metafora del futuro, della responsabilità e della necessità di custodire il tempo umano nella sua dimensione più piena. L’abito storico e i tantissimi rimandi alla tradizione, però, suggeriscono anche «l’esigenza di unire la potenza della scienza alla saggezza dell’etica per reimmaginare, con responsabilità e speranza, il futuro dell’umanità» spiega padre Carrara.



