Nel corso del recente Convegno “Giornate di Area Medica in Area Toscana Sud Est” è stato presentato uno studio Real Life condotto dal Centro per la Medicina Integrata della suddetta area in collaborazione con il Centro e l’ambulatorio di Reumatologia di Grosseto su pazienti fibromialgici. Innovativo nei contenuti, lo studio presenta un percorso di medicina integrata per la gestione della patologia con sensibili benefici soprattutto sul dolore.

Le diseguaglianze

La fibromialgia, forma comune di dolore muscoloscheletrico diffuso e di affaticamento (astenia) che colpisce approssimativamente 1.5 – 2 milioni di italiani, non ha a oggi un protocollo clinico-terapeutico univoco in funzione della variabilità e diversità delle manifestazioni che ad essa correlano e dunque della necessità di diverse figure professionali (reumatologo, psicologo, nutrizionista, dietologo etc).

Contesto tale per cui l’attuale valutazione è limitata all’Evidence Based Medicine, ovvero al contenimento dell’intensità dei sintomi in fase acuta. È necessario un cambio di paradigma e di attenzione alla patologia e con questa finalità un team di medici esperti del Centro per la Medicina Integrata nei percorsi ospedalieri ha proposto e messo a punto protocollo integrato dedicato alla fibromialgia che prevede diversi approcci:

  • la prescrizione di farmaci omeopatici (Rhus tox, Ignatia amara, Ruta, Nux vomica e Sepia);
  • agopuntura con applicazione di aghi permanenti (aghi-pulce) su alcuni punti (GB34, LR3, LR14, CV6, SP9, BL23, KI7, LI10, TE5, CV12, GB21, GV14, 36ST);
  • consigli nutrizionali espressi con alimenti da “evitare/preferire”, basati sull’eliminazione di cibi ad alto contenuto di acido arachidonico, di cibi industriali (junk food), a favore di alimenti ricchi di elementi antiossidanti, polifenoli e con azione “ibuprofene like” (come l’olio di oliva), e della qualità degli stessi.

Lo studio

Tale protocollo, un modello di integrazione nel trattamento delle patologie croniche degli attuali modelli clinici esistenti (Chronic Care Model e PDTA) e valutazione dei risultati secondo la Real Life Medicine e i Patient Reported Outcome, è stato testato su 113 pazienti con fibromialgia come prima patologia: 70% di sesso femminile, età di massima incidenza della malattia tra i 45 e i 65 anni, dolore come sintomo predominante (95%), seguito dall’astenia (85%).

Lo studio precedeva anche la valutazione e analisi delle comorbidità per profilare al meglio la terapia di ogni singolo paziente, facendo emergere che la fibromialgia era accompagnata per il 37% da problematiche psico-emotive, per il 25% dell’apparato gastrointestinale e per un altro 25% da sindromi metaboliche. Obiettivo dello studio/percorso: migliorare la salute generale, e quindi la gestione della vita quotidiana, lo stato emotivo, ridurre il dolore e l’uso di farmaci convenzionali associati.

Per la valutazione dei risultati sono stati utilizzati diversi elementi: il questionario SF-12 effettuato prima della terapia integrata, dopo 2 e 6 mesi; la scala di Edmonton (particolarmente adatta alla valutazione integrata di più sintomi) sottoposta ai pazienti all’inizio dello studio e dopo due mesi e la valutazione sul consumo di farmaci convenzionali.

I risultati

Hanno confermato gli outcome positivi del percorso di Medicina Integrata. Nello specifico e in relazione ai test di valutazione utilizzati, la scala Edmonton effettuata su due parametri “dolore e mobilità” ha fatto osservare dopo due mesi di terapia integrata un buon cambiamento o la completa risoluzione dei sintomi nel 74% dei pazienti; riduzione del dolore dal 47% all’2% circa, durante l’attività lavorativa dopo due mesi, diminuzione del ricorso a farmaci analgesici del 64% dopo 6 mesi e degli antidepressivi del 60% circa.

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