ERRATA CORRIGE: Riportiamo di seguito la versione corretta e integrale dell’articolo pubblicato su Medicina Integrata n. 6 del novembre 2021

Tra gli ambiti nei quali trova applicazione vi è quello dell’immunomodulazione. Quali sono i meccanismi alla base e come si esplica tale azione? Lo spiega il dottor Sergio Stinco

La medicina integrata offre oggigiorno un’ampia gamma di terapie che costituiscono un valido supporto in associazione ai trattamenti oncologici tradizionali. La micoterapia è un metodo di cura molto antico, naturale, utilizzato prevalentemente nel mondo orientale. Il forte legame con il sistema immunitario ha negli anni destato un interesse crescente anche in Occidente, soprattutto in ambito oncologico come terapia di supporto. Il National Cancer Institute, per esempio, a oggi annovera, tra le terapie di supporto, l’utilizzo di quattro funghi medicinali.

«I funghi vengono generalmente studiati in fitoterapia, anche se il mondo dei funghi rappresenta un mondo a sé, molto diverso da quello delle piante – spiega Sergio Stinco, medico, fitoterapeuta ed esperto di oncologia medica – I funghi sono divisi in Phylum. Quelli che interessano maggiormente in ambito terapeutico sono gli ascomiceti, tra cui il Cordyceps sinensis, i basidiomiceti, quasi tutti macro-funghi, tra cui si trova anche il noto fungo porcino e i deuteromiceti, funghi imperfetti che non hanno la forma sessuata di riproduzione. Tra questi ultimi che, pur non essendo usati in terapia, sono importanti in ambito medico, poichè tra questi vi sono dei patogeni, occorre ricordare la Candida albicans e la Candida glabrata, coinvolte in numerosi processi patologici dell’essere umano. Vale la pena ricordare che i funghi hanno due forme riproduttive: sessuata, attraverso le spore e asessuata, attraverso l’accrescimento delle ife e la fusione di più ife».

In ambito terapeutico i funghi hanno prevalentemente un’azione immunomodulante, detossificante, adattogena, ovvero ottimizzano le energie corporee nelle situazioni di stress e agiscono per favorire il riequilibrio del metabolismo. 

Le tipologie di funghi

Esistono quasi 1,5 milioni di specie diverse di funghi, anche se quelle finora conosciute sono relativamente poche: circa 14 mila. Di queste: circa 700 sono utilizzate come cibo; almeno 50 specie sono velenose; 270 sono studiate per le loro proprietà farmacologiche; più di 50 hanno dimostrato attività antineoplastica in vitro e 20 sono state studiate in modelli animali in vivo e ben tollerate. Si tratta, dunque, di un ambito di conoscenza in continuo divenire.

Più in generale, i funghi possono essere divisi in due categorie: i macrofunghi e i microfunghi. I microfunghi possono essere patogeni per l’uomo, come la ben conosciuta Candida albicans o l’Aspergillus, ma possono risultare anche molto utili per alcuni tipi di produzione, come quella della birra e del pane. Da alcuni microfunghi sono state estratte sostanze a importante azione farmacologica, come la penicillina estratta da Penicillium notatum o la ciclosporina estratta da Tolypocladiuminflatum e da alcune specie di Cordyceps, che ha rivoluzionato il corso del post-trapianto d’organo.

I macrofunghi sono tuttavia quelli più conosciuti; essi presentano caratteristiche che li rendono più simili a cellule animali piuttosto che vegetali. Per esempio, molti agenti patogeni che determinano affezioni nell’uomo possono colpire anche i funghi, a differenza delle piante. «Il fungo, o almeno quello che noi consideriamo tale, è solo la parte sessuata, perché il vero fungo si sviluppa sottoterra ed è costituito dal micelio, un insieme di ife che possono essere di due tipi: ife settate, cioè ogni ifa è separata dalle altre, o ife comunicanti tra loro come si trattasse di una unica cellula plurinucleata» chiarisce Sergio Stinco.

Le differenze con il mondo vegetale

A differenza delle cellule vegetali, le cellule del fungo presentano la chitina, un polimero della glucosamina composto dall’esoscheletro degli artropodi. I funghi sono organismi eterotrofi che hanno bisogno di reperire nell’ambiente le sostanze necessarie al loro nutrimento, a differenza delle piante che fotosintetizzano. Hanno la riproduzione sessuata per fusione di due o più nuclei con diverso patrimonio genetico o asessuata, come accennato in precedenza.

I funghi possono essere saprofiti, nutrendosi così di materiale organico derivante da organismi morti. Questo aspetto deve essere tenuto in debita considerazione perché implica la loro grande capacità di trasformazione della materia organica e la possibilità di renderla disponibile per altri organismi.

«Possono essere utilizzati nel drenaggio dell’essere umano che è una parte molto importante della medicina fitoterapica e possono assorbire elementi molto inquinanti come i metalli pesanti – spiega Sergio Stinco – Per esempio, un fungo, l’agarycus, ha la grande capacità di assorbire il cadmio. I terreni di coltivazione dei funghi devono essere quindi controllati e certificati, per garantire che i funghi siano stati cresciuti in un ambiente non inquinato».

I funghi possono essere parassiti, assorbendo nutrimento da organismi viventi. O ancora, possono vivere in simbiosi, a stretto contatto con altri organismi, con un assetto mutualistico dal quale entrambe le specie traggono vantaggio.

Immunomodulazione

L’immunomodulazione mira a correggere un disequilibrio del sistema immunitario laddove il prevalere di una modalità determina un deficit delle altre. «Quando si parla di sistema immunitario ci si riferisce a un sistema molto complesso, che possiamo pensare di suddividere in immunità innata, aspecifica, e in immunità adattativa, specifica, che riconosce ogni singolo patogeno. Un ruolo importante è svolto dalle cellule APC, cellule che presentano l’antigene, sentinelle che captano antigeni degli agenti patogeni, dei microbi, delle cellule alterate. Fanno da sentinella affinché venga attivata una risposta contro la situazione di attacco. Il sistema immunitario sa dunque cosa fare e quando farlo» prosegue il dottore.

A intervenire sono i linfociti T, che possono essere differenziati in una serie di sottogruppi: Th1, Th2, Th17, Treg, che hanno funzioni differenti. I linfociti T citotossici sono, insieme alle cellule natural killer, dei così detti “corpi speciali” perché possono avere un’azione citotossica diretta nei confronti di cellule alterate o cellule infettate da virus. C’è poi un sistema fagocitario, “spazzino”, ubiquitario, presente in tutti gli organi, compreso il sangue. «Fa parte del sistema reticolo-endoteliale, molto importante in fitoterapia perché attivato da molti gemmoderivati; anche la micoterapia attiva l’azione macrofagica». C’è poi l’azione del complemento che va a ottimizzare le risposte immunitarie. È proprio in questi ambiti che agisce la micoterapia.

Funghi e sistema immunitario

Quando si attiva, la risposta Th1 è rivolta soprattutto a patogeni intracellulari, come virus e batteri intracellulari. Induce la produzione di IgG e attiva i macrofagi. In presenza di un disequilibrio di Th1, si tende all’autoimmunità.

La risposta Th2 è rivolta invece a patogeni extracellulari. Induce l’attivazione di mastociti ed eosinofili e di immunoglobuline. In questo caso l’iperreattività può condurre alle allergie o alle flogosi non controllate. Anche in questo caso ci sono citochine e interleuchine particolarmente coinvolte nell’iper-espressione di quella modalità di funzionamento.

La risposta Th17 è più rivolta a funghi patogeni e batteri, soprattutto di origine gastro-intestinale. Una iperreattività del Th17 è correlata a malattie autoimmuni organo-specifiche. «L’innesco di una risposta inibisce le altre per un effetto di polarizzazione».

Vi sono poi due grandi categorie di regolatori: i linfociti T e i mastociti, che si pensava avessero effetto solo nei fenomeni allergici, ma che invece sembra svolgano un ruolo importante anche nella regolazione dei processi infiammatori dell’organismo.

Strategie di elusione delle cellule neoplastiche

Le cellule neoplastiche possono inibire in diverso modo le capacità dell’organismo di riconoscerle: attraverso una riduzione della permeabilità dell’ambiente tumorale alle cellule natural killer; “fingendosi” cellule normali, attraverso una aumentata espressione delle proteine del sistema HLA; attraverso la modulazione di espressione dei ligandi di membrana per i linfociti natural killer; attraverso una diretta soppressione dell’attività delle cellule natural killer o ancora inducendo la produzione midollare di sostanze che riducono la produzione di cellule natural killer.

«Questi sono solo degli esempi: si innescano anche meccanismi di carattere soppressivo della risposta immunitaria, viene alterata la capacità di riconoscimento da parte del sistema immunitario, le cellule dendritiche vengono soppresse dal tumore, così come la produzione di macrofagi associati al tumore può favorirne la metastatizzazione».

I funghi contengono delle sostanze che appartengono alla categoria dei polisaccaridi e degli oligosaccaridi. In particolare, l’attenzione dei ricercatori si è concentrata sui beta-glucani e sugli alfa-glucani che sono in grado di ripristinare le capacità del sistema immunitario in termini di riconoscimento di cellule alterate, così come di cellule infettate da virus.

Ruolo dei Beta-glucani

I beta-glucani sono delle strutture della parete cellulare dei funghi capaci di legare specifici recettori sui macrofagi e sulle cellule natural killer, stimolandole. «Si è visto che mimano molecole di superficie dei batteri, è come se il sistema si carichi di munizioni per fronteggiare l’attacco. Possono stimolare anche i mega-cariociti e tutti i precursori del midollo osseo. Quindi, ogni fungo induce dei beta-glucani peculiari, con caratteristiche strutturali differenti».

I funghi vengono assunti per bocca. Una volta ingeriti superano la barriera gastrica senza essere digeriti dall’acido e raggiungono l’intestino, dove vengono captati dal tessuto linfoide e trasportati al tessuto reticolo-endoteliale, al midollo osseo, ai linfonodi, alla milza e quindi processati in frammenti solubili. A quel punto si legano con con diversi recettori, tra cui il recettore CR 3 del complemento, attivando l’immunità innata a riconoscere e attaccare le cellule alterate, ma anche inducendo la produzione di anticorpi specifici e quindi l’opsonizzazione, che favorisce la distruzione di cellule alterate o attaccate da virus.

«Si tratta, quindi, di uno stimolo sia per il sistema immunitario innato sia per quello adattativo. Il risultato è sempre il potenziamento della risposta immunitaria innata e di quella specifica o adattativa».

Gli Alfa-glucani

Sono degli oligosaccaridi anch’essi contenuti nei funghi che si usano in ambito terapeutico. I più studiati sono gli Alfa 1,6 alfa 1,4 e alfa 1,3 glucani. «Degli alfa-glucani non si conosce molto, anche perché cambiano la loro posizione nella parete cellulare in base alla condizione del fungo. Verosimilmente, occupano lo strato al di sotto di tutti gli altri strati di biopolimeri, subito sopra la membrana citoplasmatica, ma questa posizione può variare».

Mentre i beta-glucani sono idrosolubili, sono stati studiati a fondo e hanno mostrato proprietà antitumorali, gli alfa-glucani sono più difficili da studiare, non sono idrosolubili e possono essere studiati solo dopo aver apportato una modifica strutturale, come la carbossimetilazione, la solfatazione, l’aminopropilazione o la idrossietilazione. Gli effetti descritti in natura sono numerosi sul sistema infiammatorio e immunitario in ambito oncologico.

AHCC alfa-glucani

AHCC alfa-glucani, estratto standardizzato di Shiitake, è un composto di derivazione fungina che contiene un mix di nutrienti: oligosaccaridi, aminoacidi, minerali. Gli oligosaccaridi rappresentano il 74% di questo composto che ha un peso molecolare molto alto. «Gli studi condotti hanno evidenziato il suo effetto sul virus influenzale H1N1 aumentando l’espressione dei natural killer; presenta un possibile effetto sull’influenza aviaria e sui pazienti oncologici di vario tipo; rallenta lo sviluppo del melanoma nei topi e, finora in modelli animali, ottiene un potenziamento del farmaco in terapie standard antitumorali».

AHCC potenzia, inoltre, l’immunità innata e la produzione di cellule T. «Questo aspetto è molto rilevante perché in oncologia si parla sempre più di immunoterapia, che porta a risultati importanti sebbene con effetti collaterali non indifferenti. La terapia con i funghi può essere dunque di integrazione e supporto per ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali e potenziarne l’efficacia» conclude.