Infezioni odontoiatriche, un possibile supporto dall’omeopatia

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L’Enterococcus faecalis – cocco Gram-positivo anaerobio facoltativo – microrganismo con capacità di sopravvivere anche negli ambienti più difficili e con elevata resistenza agli antibiotici, rappresenta una degli agenti maggiormente responsabili di infezione endodontica primaria, con una prevalenza di circa il 40%, e di infezione endodontica persistente o secondaria, in cui la prevalenza può raggiungere anche il 77%.

Irriganti e medicamenti intracanalari tradizionalmente impiegati nella terapia canalare finalizzata alla rimozione del tessuto pulpare infetto, seguita dalla disinfezione e sigillatura tridimensionale dello stesso con un materiale inerte, svolgono una efficace disinfezione chimica in grado di ridurre la carica batterica. Non hanno, tuttavia, altrettanta capacità nel disinfettare in maniera completa il sistema canalare, per via della complessità anatomica, predisponendo un terreno fertile per l’innesco di infezioni. Quella da Enterococcus faecalis è tra le più frequenti.

Omeopatia e infezioni odontoiatriche, uno studio

Da qui, dunque, la necessità di trovare soluzioni di contrasto. Un’ipotesi sembra essere rappresentata dal possibile impiego di rimedi omeopatici, secondo gli esiti emersi da uno studio pubblicato sul Journal Conservative DentistryRicercatori del College of Dentistry, Qassim University, in Saudia Arabia e del Bhabha College of Dental Sciences, in India, hanno messo a confronto due rimedi omeopatici, l’Acido benzoico 30CH e la Silicea 6CH, con l’idrossido di calcio, tra le soluzioni più largamente impiegate nella terapia canalare, tuttavia con sensibili effetti collaterali. Tra questi, la mancata disinfezione completa e la possibile rottura del collagene, causa dell’indebolimento della dentina radicolare e dunque di successiva frattura del dente. Inoltre la tripla pasta antibiotica che utilizza minociclina, metronidazolo e ciprofloxacina può indurre scolorimento dei denti e demineralizzazione della dentina.

I risultati dello studio

Per ovviare a queste implicazioni e valutare l’efficacia disinfettante antibatterica delle differenti soluzioni, i ricercatori hanno provveduto a suddividere i farmaci in tre gruppi: Gruppo A (Acido benzoico), Gruppo B (Silicea) e Gruppo C (idrossido di calcio), misurando quindi l’attività antimicrobica di ciascuno medicamento in termini di media del diametro della zona di inibizione (in mm) prodotta da ciascun estratto al termine del periodo di incubazione.

Le analisi condotte in vivo hanno consentito di osservare una differenza altamente significativa (p<0,001) tra i gruppi, in relazione all’attività antibatterica esercitata. Nello specifico dallo studio si evince per il gruppo A (acido benzoico) ha la massima zona di inibizione contro E. faecalis (17,2±0,65), seguita da Silicea e infine dall’idrossido di calcio. Pertanto vi sarebbero le premesse per poter attribuire ai rimedi omeopatici attività inibitoria contro E. faecalis in una piastra di coltura, tuttavia l’efficacia dovrà essere confermata da ulteriori studi e ricerche, volti ad approfondire anche l’impiego ottimale del trattamento/rimedio omeopatico in odontoiatria.

Fonte:

Smita Dutta D, Rahul Devenderlal M. “Homeopathic consideration for resistant endodontic bacteria Enterococcus faecalis: An in vitro comparative disc diffusion study”. J Conserv Dent, 2020, 23(5):528-532. doi: 10.4103/JCD.JCD_515_20.

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