Il microbioma intestinale correla anche con le patologie cardiovascolari? Evidenze da studi di letteratura, tra cui una recente revisione sistematica a opera dell’americana Georgetown University School of Nursing & Health, pubblicata su Heart Failure Reviews, sembra supportare che la minor biodiversità nel microbioma intestinale o con elevati metaboliti intestinali sia un fattore predisponente allo sviluppo (anche) di insufficienza cardiaca e, comunque, di un maggior numero di visite ospedaliere e a più elevato un rischio di mortalità.

Indagato speciale

Un gruppo di ricercatori americani sta tenendo gli occhi puntati su trimetilammina-N-ossido (TMAO), un particolare metabolita intestinale, sospettato di essere implicato nella genesi di malattie cardiovascolari, anche importanti, come l’insufficienza cardiaca (HF).

Per dare riscontro a questa ipotesi, ricercatori americani hanno effettuato una revisione sistematica (“The heart and gut relationship: a systematic review of the evaluation of the microbiome and trimethylamine-N-oxide (TMAO) in heart failure”) di studi selezionati da diversi database (Medline, Embase, CINAHL e Web of Science) in un arco temporale fino a dicembre 2021. La ricerca si è conclusa con l’estrapolazione di 511 indagini sul bioma per HF pubblicati tra il 2014 e il 2021. Di questi sono stati inclusi nella revisione 30 lavori: sei su 16S rRNA, 19 su TMAO e tre su TMAO e 16S rRNA, e due colture batteriche.

Obiettivo dello studio-revisione era comprendere se la scarsa funzionalità cardiaca potesse influenzare le attività dell’intestino, compreso l’assorbimento di farmaci e cibo. Proprio l’aspetto nutrizionale resta un gap: al momento, secondo gli autori, non è possibile stimare gli effetti della dieta nell’interazione tra il microbioma e il sistema cardiovascolare per la mancanza di studi robusti, sebbene resti chiaro il potenziale ruolo dell’alimentazione sulla salute cardiovascolare nel suo complesso.

Il microbiota intestinale

Un primo dato farebbe emergere che la disbiosi intestinale, come anche la scarsa biodiversità, può correlare con una diagnosi di HF, severità della malattia e prognosi in termini di ospedalizzazione e moralità. In merito a TMAO, se da un lato sembra associarsi a età, BNP, eGFR, gravità dell’insufficienza cardiaca e scarsi outcome, inclusi ricoveri e mortalità, dall’altro vi sarebbero risultati incoerenti circa la capacità di TMAO stesso di (poter) predire lo sviluppo di malattia cardiaca. Dunque? La sentenza spetterà a nuovi sviluppi e studi di ricerca.

Fonte:

  • Anderson KM, Ferranti EP, Couvillon Alagha E et al. The heart and gut relationship: a systematic review of the evaluation of the microbiome and trimethylamine-N-oxide (TMAO) in heart failure nHeart Failure Reviews 2022.

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