La somministrazione tempestiva di terapia fisica (PT), entro tre mesi da manifestazioni di vertigini sintomatiche o indotte da disturbi vestibolari, può contribuire alla riduzione del rischio di cadute successive. Sono le conclusioni di un ampio studio americano, dell’Università del Minnesota a Minneapolis, pubblicato su JAMA Otolaryngology-Head & Neck Surgery

Premesse

Studi precedentemente condotti rispetto al presente avevano osservato una correlazione tra vertigini, disturbi dell’equilibrio e rischio cadute auto-riferite aumentato fino a 12 volte, con possibili fratture e altre lesioni, causa di disabilità e rischio di morte.

Vi sarebbe evidenza che tale condizione possa beneficare da un trattamento con PT, a favore soprattutto di un migliore recupero dell’equilibrio, direttamente correlato a una diminuzione delle probabilità di cadute.

Tuttavia, la tempistica in cui applicare e iniziare il trattamento o quali vantaggi apporti in termini percentuali sulla diminuzione di eventi avversi, ovvero fratturativi, resta da chiarire. Aspetti su cui hanno provato a indagare ricercatori americani, avviando uno studio trasversale che ha coinvolto oltre 8 mila pazienti età pari o superiore a 18 anni con diagnosi incidente di vertigini per esplorare l’associazione tra PT e cadute meritevoli di cure mediche entro 12 mesi dalla comparsa delle stesse.

Obiettivo primario dello studio era esaminare l’associazione tra PT e cadute che richiedevano terapie aggiuntive specifiche, in un arco temporale di un anno appunto, e fra i secondari identificare i fattori associati alle cadute tali da richiedere cure mediche e fattori associati all’impiego della PT dopo la presentazione per vertigini.

L’associazione tra la somministrazione di PT e le cadute avvenute 12 mesi dalla comparsa di vertigini è stata stimata tenendo conto del contesto di presentazione (ambulatorio o pronto soccorso), dell’indice di comorbidità di Charlson (CCI; con punteggi più alti che indicano una maggiore morbilità), del codice diagnostico e dei dati sociodemografici.

I risultati

Lo studio rileva che su un totale di 805.454 pazienti che si sono presentati per vertigini dal 2006 al 2015 presso strutture dedicate, con età mediana [range], 52 [18-87] anni, il 62% pari a 502.055 erano donne. Di questi, 45.771 pazienti – all’incirca il 6% – avevano ricevuto PT entro 3 mesi dalle prime manifestazioni di vertigini e 600.60 (7%) sono stati successivamente vittime di una caduta con conseguente visita medica entro 12 mesi dalla comparsa delle vertigini stesse.

È stato inoltre possibile osservare, dopo l’aggiustamento dei modelli, che alcuni cluster di pazienti – come donne (odds ratio aggiustato [AOR], 0,80; IC al 95%, 0,78-0,81), pazienti con età compresa tra 50 e 59 anni (AOR, 0,67 [IC al 95%, 0,65-0,70] rispetto ai pazienti di età compresa tra 18 e 39 anni e/o con più comorbilità (AOR, 0,71 [IC al 95%, 0,70-0,73] per CCI ≥ 2 vs 0) – avevano minori probabilità di essere sottoposti a PT.

L’incrocio di tutti i parametri ha consentito ai ricercatori di potere dedurre che la fruizione di servizi di PT entro 3 mesi dalla presentazione per vertigini si associa a una riduzione delle cadute nei 12 mesi successivi, con benefici a decrescere: maggiori in caso di PT attuata entro 3 mesi dopo il PT (AOR, 0,14 [IC al 95%, 0,14-0,15] a 3-12 mesi, dello 0,18 [IC 95%, 0,18-0,19] a 6-12 mesi e dello 0,23 [IC 95%, 0,23-0,24] a 9-12 mesi.

In conclusione

Lo studio sembrerebbe suggerire che un approccio tempestivo nella gestione delle vertigini con PT possa correlare alla riduzione del rischio di caduta durante i successivi 12 mesi. Tuttavia per confermare la tesi saranno necessarie ricerche future, idealmente con un disegno di studio clinico, per esplorare l’impatto indipendente del PT sulle cadute successive negli adulti con vertigini.

Fonte: Marmor S, Karaka-Mandic P, Adams ME. Use of Physical Therapy and subsequent falls among patients with dizziness in the US. JAMA Otolaryngology-Head & Neck Surgery, 2023. Doi: http://doi.org/10.1001/jamaoto.2023.2840