Medicina personalizzata per il tumore alla prostata

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Social networkMortalità in calo ma aumenta, fra gli uomini più giovani, il numero di casi a bassa aggressività che vengono trattati in modo radicale e che, invece, potrebbero solo essere tenuti sotto osservazione attraverso una “sorveglianza attiva”. Si registra, al contrario, un sottotrattamento dei pazienti più anziani. È quanto emerge da uno studio svolto presso l’Istituto dei Tumori di Milano che ha fotografato la situazione del tumore alla prostata in Italia, il più diffuso tra gli uomini, mettendo a confronto due distinti periodi di tempo. Lo studio descrive l’evoluzione della diagnosi e del trattamento: si è registrato sia un aumento di pazienti che arrivano alla diagnosi con un tumore a basso rischio, sia una riduzione di quelli più ad alto rischio o metastatici con un miglioramento della sopravvivenza. A ciò si è arrivati grazie all’evoluzione delle terapie e alla diagnosi precoce. “Il rovescio della medaglia – ha commentato Riccardo Valdagni, direttore Programma Prostata dell’Istituto Nazionale Tumori – è il sospetto che vi siano casi di trattamenti eccessivi e troppo radicali, spesso non necessari: in determinate situazioni cliniche non è necessario intervenire subito con chirurgia o radioterapia, ma è consigliabile sottoporre il paziente a un percorso di monitoraggio del tumore a basso rischio di progressione.” È quindi necessario un approccio sistematico a questa neoplasia, affidandosi a team multidisciplinari che possono seguire il paziente attraverso un percorso di medicina personalizzata per ricevere trattamenti su misura a seconda della classe di rischio, con un vantaggio evidente soprattutto dal punto di vista della qualità di vita. Sarebbero invece non adeguatamente trattati i pazienti con più di 75 anni per i quali sono in sensibile diminuzione gli interventi più radicali.